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Violenza sulle donne: un dramma silenzioso che cresce

Intervista alla Dott.ssa Bianca Vasini

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Violenza sulle donne

Può un paese come l’Italia nel 2013 trovarsi a dover istituire un decreto legge per normare il reato del Femminicidio? La riposta naturalmente dovrebbe essere No. Non certo perché nell’attuale situazione non si necessiti di misure del genere: più semplicemente perché in un paese che si definisce ‘civile’ la violenza perpetrata ai danni delle donne non dovrebbe essere presente.

Gli omicidi che riempiono le pagine di cronaca sono solamente la punta dell’Iceberg, campanelli di allarme che nascondono una base di violenza quasi sempre perpetrata da persone molto ‘vicine’ alla vittima.

Dati Istat alla mano, il fenomeno del maltrattamento sulle donne avrebbe assunto dimensioni preoccupanti: sono stimate in quasi 7 milioni le italiane tra i 16 e i 70 anni che hanno subito nel corso della vita, dentro o fuori della famiglia, una forma di violenza, fisica o sessuale; 1 milione 400 mila donne hanno subito forme di violenza sessuale prima dei 16 anni; oltre 7 milioni di donne hanno subito o subiscono violenza psicologica. Spesso, inoltre, coloro che subiscono forme di violenza psicologica sono anche vittime di violenze fisiche o sessuali. Percentuali che dal 2006 ad oggi sono costantemente cresciute.

L’aspetto più sinistro e sorprendente però si evince dalle risposte date alla domanda  ‘la violenza domestica è un reato?’ Solo il 18,2% delle donne la considererebbero tale; il 44% la definisce qualcosa di sbagliato e il 36% qualcosa che è accaduto. E’ importante specificare che nel 24,1% dei casi, però, le ferite riportate sono state così gravi da richiedere il ricorso a cure mediche.

Al riguardo, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza alle donne, abbiamo chiesto chiarimenti  alla Psicologa Dott.ssa Bianca Vasini  per cercare di avere un quadro più esaustivo sulle dinamiche che sfociano in atti di violenza e sulla  scelta del ‘silenzio’ da parte delle donne che ne rimangono vittime.

In un paese che si definisce civile come è spiegabile in termini psicologici questa recrudescenza di violenza verso le donne?

Negli ultimi anni i grandi cambiamenti di costume hanno sostanzialmente modificato i ruoli dell’uomo e della donna: al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate molti uomini si sentono vacillare e vivono momenti di disorientamento. La frustrazione di alcuni e la loro crisi di identità genera aggressività. Dove non esiste una “cultura del rispetto” è frequente la presenza di relazioni di potere all’interno della coppia.

Quasi sempre l’aguzzino è  il partner stesso della donna: cosa fa scattare la violenza nell’uomo?

La “relazione d’amore malato” si presenta nelle coppie dove l’altro non viene riconosciuto come oggetto d’amore ma oggetto di possesso e se questo non risponde ai bisogni narcisistici la dinamica di abuso e violenza è la risposta. Questa immaturità affettiva dei partner favorisce giochi relazionali con ruoli di “vittima e carnefice” che riconoscono più spesso la donna come vittima poiché soggetto ritenuto ancora più “debole”. L’ambizione del femminismo di superare la “violenza nel pensiero” agito o subito sembra avere ancora sconfitte.

Riconoscere la violenza del proprio compagno è il primo passo che una donna-vittima deve fare: perchè  c’è così tanta difficoltà a denunciare il partner violento o le violenze domestiche in genere?

Le donne vittime di violenze da parte del partner non denunciano gli abusi poiché spesso sono esse stesse partecipi inconsce del pensiero violento e hanno una bassissima autostima. Riconoscere queste dinamiche da parte della donna è indubbiamente il primo passo ma sul territorio è importante la presenza di centri di ascolto e di assistenza legale e strutture in grado di accogliere donne che temono il rientro a casa dopo una denuncia fatta al commissariato.  Stanno nascendo  in Italia anche centri di aiuto ad uomini  violenti per “curare” la loro incapacità di amare.

Quali strategie dovrebbero essere messe in atto per contrastare i comportamenti violenti?

La prevenzione primaria di ogni forma di violenza è la sensibilizzazione delle nuove generazioni alla cultura del rispetto e dell’uguaglianza di diritti e doveri, contrastando il bullismo e promuovendo la cultura della solidarietà affinché ogni giovane possa imparare ad amare.

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