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Calcio: 1921-2017, la lunga storia della Vigor Senigallia finisce qui

Altre società potranno raccoglierne il testimone, ma ad oggi, la US Vigor 1921 cessa di esistere: Mandolini getta la spugna

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Stemma Vigor Senigallia

Vigor Senigallia 1921-2017, la lunga storia della Vigor Senigallia finisce qui. La società rossoblù, la più antica in città e una delle più vecchie del centro Italia, scompare a un passo dai 100 anni.


Il presidente Valentino Mandolini, da anni sempre più solo o quasi e alle prese con passività regresse sempre più difficili da sostenere, ha gettato la spugna: quanto già paventato nel recente passato stavolta avverrà veramente.

La società non si iscriverà alla Promozione 2017-2018 alla scadenza del 24 luglio e dunque cesserà l’attività sportiva: il presidente ha appena comunicato alla Figc la cessazione di attività.

Altre società in futuro potranno raccoglierne l’eredità ideale (come auspicato dallo stesso Mandolini), anche riprendendo un nome che più di ogni altro a Senigallia è da quasi cento anni sinonimo di sport, ma ad oggi la notizia è che la US Vigor 1921, quella fondata da un gruppo di appassionati locali, tra cui Arturo Medi, padre dello scienziato Enrico e primo presidente, cessa l’attività agonistica.

Mai si era arrivati a tanto: nel 1985 la squadra era stata esclusa dai professionisti dalla Covisoc per inadempienze finanziarie, ma riuscì a ripartire già la stagione successiva – e complice l’intervento della politica non solo locale – dalla categoria immediatamente inferiore alla C2, l’Interregionale.

Nel 1989 poi arrivò il fallimento durante il campionato, ma grazie alla meritoria opera di Goffredo Bianchelli (a cui oggi è dedicato lo stadio) ed altri, la società rimase in Promozione, cambiando nome temporaneamente in Nuova Vigor e risalendo in Interregionale con l’indimenticabile spareggio di Falconara contro l’Osimana del 19 maggio 1991.

Negli ultimi anni la storia della Vigor è stata una storia di sofferenze economiche, di retrocessioni in serie (4 dall’Eccellenza negli ultimi 10 anni) talvolta annullate da ripescaggi, di errori, di continui appelli inascoltati, di indifferenza sempre crescente da parte della città: fattori che hanno sicuramente allontanato il pubblico, allo stadio praticamente inesistente se si escludono pochi, impagabili, appassionati, che, nonostante la presenza di altri club, sono rimasti ancora legati a quel nome, “Vigor”, che per alcuni ha un significato che parte da lontano.

Perché è vero, quella della Vigor è forse una fine annunciata, probabilmente la fine di un’agonia come si legge sui social, ma in passato la società rossoblù è stata anche altro.

Nell’immediato dopoguerra, quando era ancora una polisportiva comprendente molte altre discipline, è stata lo sfogo sportivo di tanti giovani che volevano buttarsi alle spalle i drammi della guerra, è stata la squadra tra gli altri di amministratori capaci (Alberto Zavatti e suo figlio Giuliano, entrambi giocatori, di Lidio Rocchi, atleta e mister), di imprenditori di successo (“Palì” Giampaoli, ad esempio), soprattutto di tanti senigalliesi comuni (centinaia e centinaia i giocatori, allenatori, dirigenti che hanno contribuito nel corso del tempo alla storia della società), di tifosi, protagonisti del più grande esodo che la Senigallia – non solo sportiva – ricordi, a Modena, il 6 giugno 1982.

E’ stata la squadra di un calciatore icona, Renato Cesarini, diventato un modo di dire grazie al suo vizietto di segnare nei minuti finali: fu per una sola partita, contro l’Ancona, ma la vittoria, ovviamente in “zona Cesarini”, suscitò l’entusiasmo “della folla strabocchevole del campo sportivo senigalliese”, come si scrisse allora.

E’ stata la squadra di bandiere come “Minghino”, che allo stadio non sono mai mancate, nemmeno quando la salute non era più quella di un tempo.

E di giornalisti come Giancarlo Mazzotti, che la Vigor ci ha fatto conoscere e che ci ha reso tante domeniche piacevoli, anche quando si perdeva.

Nel 1954, in Consiglio comunale, il sindaco della ricostruzione Alberto Zavatti dichiara: “senza la Vigor la vita domenicale di Senigallia sarebbe morta”.

Nel periodo d’oro, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, quella dicitura “Vigor Senigallia” nella schedina del totocalcio, giocato settimanalmente da milioni di persone, indubbiamente contribuisce a portare il nome della città in giro per l’Italia, come avvenuto pur tra alti e bassi prima e dopo, con oltre 40 campionati nazionali disputati nella storia di cui uno di massima serie, nel 1922-23, quando questa si chiamava ancora Prima Divisione, e non serie A.

Altri tempi, e i tempi – come è logico che sia – cambiano e gli ultimi, nonostante tornei più che positivi pur con formazioni di giovanissimi, come quello da poco terminato, sono stati anni difficili per la società.

E allora la resa odierna forse è davvero la naturale conclusione di un presente non più in grado, nonostante i disperati tentativi della (poca) dirigenza rimasta e qualche dichiarazione ad effetto recente, che alla luce dei fatti oggi fa davvero (amaramente) sorridere, di garantire un minimo di progettualità alla società.

Resta l’auspicio che, in futuro, un’altra “Vigor” torni a scaldare gli animi dei tanti appassionati locali, riportandoli in uno stadio che, anche per il nome che porta, non merita di presentarsi tristemente vuoto e silenzioso come da troppi anni a questa parte.

Commenti
Solo un commento
mik76
mik76 2017-07-05 16:53:43
Dopo infinita agonia riposa in pace US VIGOR SENIGALLIA
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