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“Maggioranza dica se appoggia progetto di Canafoglia per chiusura Residenza Protetta”

Amo Senigallia: "Non esiste un problema patrimoniale o di restituzione dell'indennizzo ad Autostrade"

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Struttura della Fondazione Citta di Senigallia

Un comunicato della maggioranza ha posto 5 domande ai vecchi amministratori della Fondazione e del Comune in merito alla conclusione dell’iter legale per la determinazione dell’entità del risarcimento per l’esproprio relativo alla Complanare.

Potrebbe benissimo rispondere il Commissario Canafoglia (e speriamo che lo faccia in occasione dell’audizione) dato che si è cimentato nella ricostruzione del passato, oppure i rappresentanti del centrodestra all’interno dei Consigli di Amministrazione che hanno condiviso le scelte, oppure lo stesso Dott. Guzzonato se il Presidente Bello lo convocherà (poche settimane fa è stata audita una APS, che APS non era, per parlare di covid!). Chissà perché la trasparenza di una Commissione d’inchiesta che approfondisse le tematiche della Fondazione una volta per tutte non è stata gradita e perseguita dalla destra senigalliese.

Come al solito, sulla vicenda Fondazione la Maggioranza vuol spacciare un metro quadrato a margherite per un complesso giardino botanico, a partire dalla domanda madre: perché sono stati spesi soldi che non erano della Fondazione?

Negli anni precedenti il 2011 (anno di insediamento del CdA targato Guzzonato) la Regione Marche ha stabilito standard qualitativi in base ai quali la Residenza Protetta sarebbe stata chiusa. Sotto la gestione Paci era stata effettuata la progettazione ed avviato l’iter del bando pubblico per l’adeguamento. Per pagare la ristrutturazione o si prendeva un mutuo (al 4% di interesse), o si alienava una parte del patrimonio (la Regione non ha mai risposto alla richiesta di farlo per un terreno a Morro d’Alba) o si utilizzavano i fondi Autostrade (al costo dello 0,5%). Tutto qui? Sì, tutto qui.

Ci risulta inoltre che Guzzonato abbia fatto lo stradello tra Senigallia e Roma per ottenere la transazione stragiudiziale con Autostrade (molto conveniente per la Fondazione), accettata da quest’ultima ma bocciata dal Ministero. Quello stradello ha continuato ad essere percorso anche da Canafoglia con il governo Draghi oppure è stata alzata subito bandiera bianca dopo l’insediamento (non avrebbe certamente contribuito alla narrazione che si voleva dare del passato).

Con un patrimonio di terreni ed immobili (peritato) di circa 40 milioni, dei quali più del 50% non necessario per le attività della Fondazione, e 8,5 milioni liquidi non esiste un problema patrimoniale o di restituzione dell’indennizzo ad Autostrade. Esiste invece un problema economico e se la Maggioranza non prendesse per oro colato la narrazione del Commissario Canafoglia (compresa la favoletta del leggero utile 2022) se ne sarebbe accorta dato che il patrimonio netto è diminuito di circa 2 milioni sotto la sua gestione da Presidente e Commissario.

Pensare di riportare in pareggio il bilancio della Fondazione agendo solo sui costi senza aumentare i ricavi è una ingenuità colossale a meno che non si persegua l’obiettivo reale di chiudere la Residenza Protetta a favore di soluzioni privatistiche alternative (10 posti RP sono già migrati verso altre strutture cittadine).

Infatti, anziché puntare al completamento del secondo stralcio dei lavori per rendere le due palazzine un corpo unico idoneo ad ospitare circa 100 anziani nelle varie articolazioni di ospitalità/degenza, sistemando così la gestione, Canafoglia ha presentato in Regione un piano che a pag. 31 prevede:
Cessione della torre sud per trasformarla in Casa della Comunità (una specie di poliambulatorio che ospita i medici di base e fornisce prestazioni ambulatoriali previsto dal PNRR);
Chiusura dell’attuale residenza Protetta;
Costituzione di una nuova società a partecipazione mista (Fondazione-Opera Pia) per la gestione nella torre nord di 40 posti di Ospedale di Comunità per cure intermedie in cui Opera Pia ha la responsabilità del controllo di gestione e del servizio amministrativo senza garantire l’assunzione di tutti i dipendenti della Fondazione.

Un colpo mortale alla missione sociale rivolta ai più bisognosi con conseguente passaggio delle strutture più importanti della Fondazione al comparto sanitario.

Bene, Canafoglia prospetta questo “radicale cambiamento di paradigma della sanità di prossimità locale”, come lo definisce lui stesso nella relazione, in perfetta solitudine, da Commissario, escludendo completamente il Consiglio Comunale che rappresenta i senigalliesi.

Ma aggiungiamo altro: non c’è una iniziativa del Commissario Canafoglia che non sarebbe potuta essere deliberata da un CdA. Se dopo due anni non ha “ristabilito la legalità”, ammesso che ci sia stata la necessità, vuol dire che che esiste un problema di capacità. Se in due anni tutte le questioni che sarebbero potute essere risolte con abili iniziative da avvocato mediatore non sono state risolte, vuol dire che non è la persona che occorre.

Ecco perché la richiesta di ritornare ad un Consiglio di Amministrazione è corretta, correttissima, anzi necessaria ed il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica più che opportuno.

Anche la Maggioranza è chiamata in causa dato che appoggia a spada tratta il Commissario Canafoglia e non può sempre nascondersi dietro il dito del passato. Dica apertamente alla città se condivide il piano di trasformazione in sanitario della Residenza Protetta proposto da Canafoglia e perché.

E’ o no a favore della sua chiusura della Casa Protetta per trasformarla in Casa ed Ospedale della Salute come propone Canafoglia a pagina 31 della sua relazione?

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