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“Giovani non vuol dire sicurezza, ma speranza: puntiamo su di loro per il nostro futuro”

Il candidato sindaco Romano: "Oggi vediamo emergere comportamenti problematici che nascono da un disagio che è stato ignorato troppo a lungo"

Dario Romano

Negli ultimi mesi il tema della sicurezza è tornato al centro del dibattito cittadino. È giusto dirlo con chiarezza: i reati vanno puniti, i danneggiamenti risarciti, le regole fatte rispettare. Su questo non ci sono ambiguità. Ma se una comunità arriva a parlare solo di repressione, significa che qualcosa si è già rotto prima.

La sicurezza non è solo una questione di pattuglie o telecamere. È, prima di tutto, una questione sociale. E riguarda la qualità della convivenza, la forza dei legami, la capacità di una città di non lasciare indietro nessuno.

In questi anni a Senigallia si è scelto di non scegliere. Sul fronte del disagio giovanile non si è fatto praticamente nulla: nessuna strategia strutturata, nessun investimento serio sulla prevenzione, nessuna attenzione al mondo giovanile, tra consulte bloccate e centri di aggregazione chiusi. Oggi vediamo emergere comportamenti problematici che non nascono dal nulla, ma da un disagio che è stato ignorato troppo a lungo.

Giovani non vuol dire insicurezza. Giovani vuol dire speranza, futuro, energia. Ma se una città smette di ascoltarli, di coinvolgerli, di offrire spazi e opportunità, allora il disagio prima o poi esplode. E quando si arriva al punto di dover solo reprimere, si è già fallito come collettività. La richiesta dei cittadini di sentirsi sicuri è legittima. Anche sapendo che la percezione di insicurezza non sempre coincide con i dati reali, va presa sul serio. Per questo il presidio del territorio è fondamentale, così come il ruolo della Polizia Locale, che deve essere messa nelle condizioni di lavorare con chiarezza di obiettivi ed efficacia.

Ma il presidio non può essere solo fisico: deve essere anche sociale ed educativo. Servono educatori di strada, capaci di intercettare il disagio prima che diventi conflitto. Servono centri di aggregazione giovanile vivi, aperti, riconoscibili, dove i ragazzi possano incontrarsi, esprimersi, costruire relazioni positive. Servono politiche che mettano insieme scuole, famiglie, associazioni, servizi sociali, psicologi, assistenti sociali e istituzioni.

Il Comune deve tornare a fare la sua parte: promuovere prevenzione nelle scuole di ogni ordine e grado, sostenere percorsi di educazione alla legalità, al rispetto degli spazi pubblici, alla cittadinanza attiva. Coinvolgere il volontariato civico e il servizio civile, valorizzare le associazioni, aprire il Palazzo Comunale ai cittadini con iniziative pubbliche, momenti di confronto, percorsi di partecipazione reale.

La cosa pubblica non deve essere percepita come qualcosa di lontano o astratto, ma come qualcosa che appartiene a tutti. È da qui che nasce una vera sicurezza: non dalla paura, ma dalla fiducia. Non dall’emergenza permanente, ma da una comunità che sceglie di investire sulle persone, a partire dai più giovani. Questa è la sfida che Senigallia deve affrontare. Ed è una sfida che non si vince con slogan, ma con politiche serie, continue e coraggiose.

 

Dario Romano
Candidato sindaco del centrosinistra

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