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Elezioni Presidente Repubblica: a vuoto pure 4° scrutinio, per Leone ne servirono 23

Anche l'ex sindaco di Senigallia Mangialardi tra gli elettori: ecco come è andata in passato

Autonoleggio Mariotti Senigallia
Giovanni Leone

Dopo 3 fumate nere in altrettanti scrutini, da giovedì 27 gennaio, con la quarta votazione per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica è sufficiente il 50% dei voti, più 1.

Ma nonostante l’abbassamento del quorum, non è sostanzialmente cambiato l’esito finale: ancora non ha un nome il 13° Presidente della Repubbblica. La novità di giornata è costituita dagli astenuti, che sono stati 441, mentre le schede bianche sono scese a 261. Tra i nomi “veri”, Mattarella, salito a 166 preferenze, mentre il magistrato Di Matteo ha ottenuto 56 voti. Sotto i 10 altri votati, tra cui Manconi, Cartabia, Draghi, Amato, Casini e Belloni.

Ieri, tra i 978 grandi elettori, tra cui l’ex sindaco di Senigallia e attuale consigliere regionaleMaurizio Mangialardi, hanno vinto ancora le schede bianche (412): 125 voti per il presidente uscente Mattarella, 114 per Guido Crosetto (FdI), 50 per Pierferdinando Casini; 84 voti dispersi, 22 le nulle.

Se si va a guardare la storia del nostro Paese, non è certo la prima volta che sono necessari più scrutini per eleggere il presidente: nel 1971 ne servirono addirittura 23 per eleggere il democristiano Giovanni Leone (nella foto), che tra l’altro ebbe soltanto il 51.4% dei voti; per eleggere il socialista Sandro Pertini, nel 1978, di scrutini ne servirono 16, ma la percentuale fu dell’82.3% dei voti.

Al primo scrutinio furono eletti soltanto il primo presidente Enrico De Nicola, liberale, nel 1948, Francesco Cossiga (Dc, nel 1985) e Carlo Azeglio Ciampi (indipendente) nel 1999.

Furono necessari, oltre ai già citati, 4 scrutini per eleggere Sergio Mattarella (indipendente) nel 2015, Giorgio Napolitano (Ds) nel 2006, Luigi Einaudi (liberale) nel 1948, Giovanni Gronchi (1955, Dc); 6 scrutini per la seconda elezione di Napolitano (2013), 9 per quella di Antonio Segni (Dc, 1962), 16 per quella di Oscar Luigi Scalfaro (Dc, 1992) 21 per quella di Giuseppe Saragat (socialdemocratico, 1964).

Pertini resta il presidente eletto col maggior numero di consensi tra i grandi elettori, Segni e Leone (oltre al Napolitano bis) gli unici a non terminare il mandato: Segni si dimise dopo due anni e mezzo nel 1964 per problemi di salute, Leone lasciò a 6 mesi dalla scadenza del mandato, nel 1978, per il suo presunto coinvolgimento, sostenuto da una dura compagna di stampa, nello scandalo Lockheed, prima di venire riabilitato molti anni dopo.

Francesco Cossiga fu invece il più giovane presidente alla nomina: aveva 57 anni.

Giorgio Napolitano è ad oggi l’unico ad aver svolto due mandati (per col secondo durato solo 2 anni), nonché il più anziano ad essere eletto (88 anni alla seconda nomina) e l’unico ex presidente ancora in vita (96 anni).

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