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“Verde urbano: il Central Park di New York fa il solletico a Senigallia!”

Senigallia Bene Comune: "Il Piano voluto da Ceresoni è in gran parte disatteso. Rimarrà il nostro libro dei sogni"

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Incuria al parco urbano delle Saline a Senigallia

È di qualche giorno fa la notizia che Senigallia, dopo i lavori del World Forum on Urban Forest, è diventata modello internazionale per la gestione del verde urbano.

Città come New York o Melbourne che guarderebbero a Senigallia come modello da imitare!

Ora cerchiamo di rimanere con i piedi per terra e di ragionare sui fatti reali, altrimenti si rischia di fare la figuraccia che abbiamo fatto nel 2010 con il premio Fiume Sicuro dato a Senigallia che, secondo gli organizzatori del premio, si era distinta“per la delocalizzazione, i piani d’emergenza, l’informazione, l’esercitazione e l’urbanizzazione delle aree a rischio”.

Se non ci fossero stati dei morti ci sarebbe di che ridere di un premio simile e di chi lo ha attribuito.

Ma passiamo ad analizzare i fatti.

Si legge nell’articolo che gli organizzatori del Forum avevano chiesto al sindaco Mangialardi di illustrare le strategie e gli interventi contenuti nel Piano Strutturale del Verde.

È indubbio che il Piano del Verde di Senigallia sia stato un’ottima iniziativa voluta dall’allora assessore Ceresoni, affidata al professor Minelli dell’Università di Bologna che ha coordinato ricercatori, studenti universitari e professionisti locali. Ma la domanda da farsi è: viene rispettato il Piano del verde?

In piccola parte sì e in gran parte no.

La piccola parte riguarda le alberature stradali e il regolamento del verde urbano. La gestione dei viali alberati sta cominciando ad avere una gestione razionale basata su una valutazione scientifica dello stato di salute delle alberatele. Piante spesso inadatte per specie, dimensioni e sesto di impianto, sono gradualmente sostituite con quelle indicate nel Piano. Le proteste dei cittadini mettono però in evidenza come il coinvolgimento della popolazione previsto dal piano non sia minimamente presa in considerazione (fatto salvo che ci sarà sempre qualcuno che protesta ingiustamente).

Per quello che riguarda il Regolamento del verde finalmente dopo 10 anni ce ne siamo dotati, è una cosa positiva; ora speriamo che non rimanga lettera morta.

Da sottolineare positivamente è la collaborazione con l’università che ci mette a disposizione tecnici competenti grazie a cui teniamo monitorate centinaia di esemplari arborei, ma è anche vero che molte città hanno nello staff anche l’agronomo mentre da noi solo architetti.

Veniamo alla parte negativa. Se analizziamo gli interventi fatti fin qui sembra che il Piano del Verde venga costantemente disatteso.

Innanzitutto sul previsto coinvolgimento dei cittadini di cui sopra. Anzi si sono attuate strategie opposte. Per prevenire le proteste per esempio su Piazza del Duomo sono comparsi disegni con i cittadini che passeggiavano all’ombra di magnifiche latifoglie. Il piano del verde prevedeva sì di liberare la vista delle facciate dei palazzi ma anche di progettare una piazza con verde orizzontale con funzione sia estetica che di mitigazione della temperatura. Fatto? No.

Si è preso del piano solo la prima parte perché serviva giustificare l’eradicazione dei lecci malati. Stessa cosa è accaduta con la cosiddetta Pinetina della stazione in cui era suggerita una riqualificazione dell’area. Probabilmente ci diranno che dopo piazza del Duomo ci hanno restituito anche il Senbhotel ma qui a furia di restituire Senigallia diventerà “open space”.

I casi più gravi comunque riguardano la Cesanella e le Saline. Il Piano prevede, anzi prevedeva, la realizzazione di grandi Parchi, non di boschi urbani piantati in filari regolari dalla Società autostrade come compensazione per neutralizzare gli effetti delle emissioni connesse alla realizzazione della terza corsia autostradale. In sostanza abbiamo spacciato per scelta del Comune di Senigallia la realizzazione di un’opera obbligatoria per legge indicando per giunta alla Società autostrade delle aree (le uniche che avevamo) già individuate dal Comune stesso per realizzare dei grandi Parchi urbani.

Nel piano del verde c’era anche la rimozione stagionale dei manufatti che deturpano il paesaggio costiero dato in concessione per l’attività estiva (capanni, docce, tubi, reti da pallavolo, giochi per bambini ecc.) e negli ultimi anni vengono lasciati in loco anche più di prima che fosse redatto il Piano del Verde. Si provi a fare una passeggiata nel lungomare e a chi riesce ad intraveder il mare potremmo attribuire il premio: “il mare immaginato”!

Ma allora sorge una seconda domanda: come è possibile disattendere in maniera sistematica il Piano del verde? Semplice! Il Piano non ha nessun carattere vincolante. Questa è stata la furbata! Ed è stato realizzato solo per la strenua volontà di Ceresoni, nel disinteresse degli altri amministratori (compreso l’allora assessore all’urbanistica Mangialardi). Quello che interessava a tutti, dai politici ai tecnici comunali, era il mirabolante Piano Cervellati.

Parafrasando un’epica frase di un film di Sergio Leone, “quando un uomo col Piano Cervellati incontra un uomo col Piano strutturale del Verde, quello col Piano del verde è un uomo morto”.

Battaglia persa quindi per il centro storico ma per il resto della città si potrebbe fare qualcosa in più! E invece stiamo perdendo occasione dopo occasione per realizzare il bel progetto previsto nel Piano del verde, che ormai è chiaro rimarrà il nostro libro dei sogni, buono per vincere premi di cartone, come quello per il Fiume sicuro o Un bosco per Kyoto.

Si potrebbe fare uno scambio equo con il Sindaco di New York: loro ci danno Central Park e noi gli diamo il nostro premiato libro dei sogni! Che ne dite?

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