“Vittoria schiacciante a Senigallia: il NO alla riforma Meloni trionfa con il 61%”
"Non un traguardo, ma uno slancio verso la campagna elettorale"

A Senigallia il NO alla riforma sulla giustizia proposta dal Governo Meloni ha prevalso con un margine netto del 61%, uno dei risultati più alti a livello regionale.
Questo trionfo netto testimonia come la nostra città, quando si tratta di difendere il pilastro della democrazia – la nostra Costituzione – sappia mobilitarsi con passione e responsabilità.
L’affluenza al voto ha raggiunto quasi il 67%, tra le più elevate, grazie soprattutto alla straordinaria partecipazione dei giovani. Ignorati o maltrattati da questo governo, nazionale e locale, i ragazzi hanno compreso l’importanza di questo passaggio per il loro futuro. Li invitiamo a continuare a essere protagonisti: il loro contributo è essenziale e urgente per creare il loro domani.
La Costituzione va difesa e tutelata. Non è immutabile, ma ogni modifica necessaria deve emergere da un ampio confronto condiviso, cesellata con cura per rispondere alle emergenti esigenze della società.
La destra, invece, ha imposto la sua riforma “a colpi di piccone”: approvata in Parlamento senza emendamenti, promossa con arroganza e contraddizioni, ora ne paga le conseguenze.
Piuttosto che stravolgerla con cambiamenti che ne alterano l’essenza profonda, applichiamola pienamente: garantiamo i suoi precetti e i diritti sanciti. Questo è l’impegno prioritario delle forze progressiste: lavoro dignitoso, sanità universale, diritto alla casa per tutti. Realizzarli pienamente secondo quanto definito nella Costituzione sarebbe già un grande passo avanti per il Paese.
Questo risultato non è un traguardo, ma un potente slancio per la campagna elettorale del centrosinistra alle prossime comunali. Insieme, cittadini e giovani, costruiremo una Senigallia più giusta e solidale.
Massimo Barocci
Partito Democratico di Senigallia


























Aggiungo che al pari dei comunisti di 80 anni fa che hanno continuato ad ammazzare nemici - sia quelli politici che quelli personali - per tre anni dopo la fine della guerra, anche i magistrati sedicenti comunisti di oggi che hanno votato per il mantenimento della legge fascista e che festeggiano sgangheratamente davanti alle telecamere (ma mi rendo conto che chiedere loro una cosa marziana come la dignità è chiedere la luna) cantando Bella Ciao (che non è MAI stata una canzone dei partigiani e non è MAI stata cantata durante la guerra ma, anche di questo mi devo rendere conto, non si può pretendere da loro un tale livello culturale) sono partiti a pretendere le epurazioni, a strillare nelle chat interne che quelli (che hanno votato sì) bisogna spararli (sì, il loro livello di conoscenza della lingua italiana è questo), a rivolgere minacce ad Annalisa Imparato, il magistrato che s è dichiarata per il sì.
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