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Decesso del 35enne ucraino a Senigallia: svolta autopsia, ma servono approfondimenti

L'ispezione cadaverica avrebbe escluso traumi. Sul tavolo della Procura anche l'ipotesi di una reazione allergica al sedativo

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Procura della Repubblica di Ancona, Tribunale di Ancona

Continuano a sommarsi elementi sulla morte del 35enne ucraino Oleksandr Muravskyi, deceduto domenica 2 agosto a Senigallia, in ambulanza, mentre stava per giungere in ospedale dopo essere stato protagonista di una drammatica corsa in auto, degenerata in un inseguimento da parte dei Carabinieri e una colluttazione, conclusa con l’ammanettamento e la sedazione dell’uomo.

La Procura di Ancona, titolare delle indagini e degli accertamenti sulla spinosa vicenda, ha diffuso una ricostruzione degli eventi, cui manca ancora la certezza delle cause che hanno portato alla morte di Muravskyi.

L’autopsia sul corpo dell’uomo è stata svolta nel pomeriggio del 4 agosto, ma a quanto trapela sono necessari gli esiti di ulteriori esami di natura tossicologica per fare chiarezza. Sul cadavere non apparirebbero segni di traumi, eccezion fatta per i segni lasciati dalle manette ai polsi.

E’ ancora in fase di accertamento tecnico l’effettivo funzionamento del taser che è stato utilizzato dai Carabinieri nelle fasi più concitate della colluttazione, per cercare di immobilizzare Muravskyi. Taser che potrebbe essere stato inefficace, verosimilmente perchè i due dardi potrebbero non essere andati completamente a segno, tanto da richiedere l’intervento anche di agenti di Polizia per bloccarlo e, successivamente, la somministrazione di un sedativo da parte del personale sanitario giunto sul posto in ambulanza per il trasporto in ospedale, dove l’ucraino è giunto già cadavere

Proprio sull’eventualità di una reazione allergica a tale farmaco si fa strada una delle ipotesi sulla causa del decesso, che al momento continua ad essere oggetto di un fascicolo di indagine senza formulazione di reato e senza nominativi iscritti come indagati, in virtù del cosiddetto “scudo penale” che sarebbe stato in questo caso applicato nei confronti di sei persone, tra forze dell’ordine e personale sanitario.

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