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La Senigallia degli anni ’60: una testimonianza autentica

Sguardi retrospettivi sui locali storici e i personaggi della Senigallia notturna anni '60 da parte di Michele Millozzi

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Villa Sorriso di Senigallia - Foto Leopoldi

In una vibrante testimonianza di vita nella Senigallia degli anni ’60, un nostro lettore, Michele Millozzi, ci scrive per condividere ricordi preziosi e dettagli storici che gettano luce su quel magnifico periodo che ha segnato, sicuramente in positivo, la vita della città.

Attraverso le sue memorie vivide, Millozzi offre uno sguardo approfondito sulla scena culturale, i locali iconici e le personalità affascinanti che hanno animato la vita notturna di quegli anni. Un tuffo nel passato che aggiunge sfumature autentiche alla storia di Senigallia.

Pubblichiamo qui di seguito il suo scritto.

Egregio Direttore
incappo del tutto casualmente in un suo articolo del 2010 relativo alla Senigallia degli anni Sessanta dove ho vissuto dal 1947 al 1967 e dove da circa vent’anni trascorro i mesi estivi. Non so se il contributo che Lei, a fine articolo, sollecitava ai suoi lettori al fine di precisare ciò che raccontava, le possa ancora servire a distanza di 13 anni, ma, nel dubbio, schematicamente, le fornisco quanto è nei miei ricordi e nelle mie conoscenze:

1) Rotonda a Mare: tra la fine degli anni ’50 e primi ’60 era gestita, quale dancing, da Checco (non Cecco)Artibani che era anche il gestore dell’Hotel Luxemburg che sorgeva sul suolo dell’attuale Terrazza Marconi ed il dancing in Rotonda era per lui funzionale all’Hotel che, all’epoca, era assai frequentato da stranieri, soprattutto da giovani donne. Il dancing Rotonda a mare era considerato di un livello inferiore a quello di Villa Sorriso, come anche i prezzi di ingresso indicavano.

2) Villa Sorriso: albergo e dancing “in” della città. All’epoca erano ancora vivi i genitori di Luciano Chiostergi detto non il “mago” ma il “maghetto” poiché il primo appellativo era riservato appunto al padre di Luciano, fratello del noto antifascista Giuseppe Chiostergi la cui tomba si trova all’ingresso in basso del Cimitero delle Grazie.

Non vi fu mai concorrenza con il Covo Nord Est perché la fortuna di quest’ultimo coincide, in effetti, con il declino di Villa Sorriso che, peraltro, nei primissimi anni Sessanta aveva subìto un restauro creativo del suo già bellissimo giardino ad opera di Ivo Pompili, pittore dimenticato dalla sua città, e apprezzato cartellonista delle serate-evento che in estate lì si tenevano.

Villa Sorriso era frequentata ma, pagando, da persone di media età della città ma anche da giovani sul cui ingresso gratuito nel locale vigilava la figura dall’aspetto un po’ severo di Gianfranceschi (detto l’ “uomo in frac”) mentre Carlo Bosin, capocameriere (e a tempo perso allenatore di calcio di giovani leve) si aggirava con garbo professionale tra i tavoli del giardino. E’, comunque, anche vero che alcuni giovani senigalliesi, “selezionati” per comportamento e abbigliamento, usufruivano dell’ingresso gratuito ma non potevano sedersi tavoli se non espressamente invitati dagli occupanti.

Circa i bon vivants senigalliesi che frequentavano Villa Sorriso, si trattava di persone nate tra gli anni Venti e anche prima: è il questo il caso di Ivo Pompili (detto “Panfilo”, soprannome sul quale giocava egli stesso) e del cosiddetto “Barzilai” (non era il suo vero cognome), sorta di “appendice” naturale del più giovane Francesco Marini, di Ugo Roncarati (detto, appunto, il “barone”), di Checco Artibani, anche lui di abituale presenza a Villa Sorriso – persone tutte che Lei ricordato – ed altri loro coetanei, tutti tra i trentacinque e i quaranta. Accanto a costoro vi era una generazione di più giovani frequentatori, nati tra la fine degli Trenta e i primissimi Quaranta che erano – anche questi da Lei esattamente ricordati – “Babele”, Chicco Avenanti, Mario Gambelli ed altri mediamente intorno ai venticinque anni.

3) Dado Verde e Casina delle Rose: il primo, nato nell’immediato dopoguerra, sul finire degli anni Cinquanta aveva già chiuso l’attività, così come la Casina delle Rose che – a mio ricordo – nello stesso periodo veniva utilizzato soltanto per eventi sportivi.

Come vede, i miei ricordi si fermano necessariamente e limitatamente al 1967; ho soltanto cercato di mettere un po’ d’ordine cronologico ai fatti narrati e a fare qualche precisazione di cui sono certo. Spero che, a distanza di tempo tanto lontano dal suo articolo, queste mie informazioni servano almeno ad integrare il tema di cui si è interessato o, almeno, a soddisfare qualche sua curiosità.

Cordialmente
Michele Millozzi

 

La foto in apertura dell’articolo fa parte di una raccolta concessa a Senigallia Notizie nel 2014 dalla Foto Ottica Leopoldi di Senigallia per realizzare la rubrica “La Memoria delle Foto”

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