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L’Amministrazione: “Sulla Fondazione Città di Senigallia, nè omissioni, nè ostruzionismo”

"Attendiamo una celere e dovuta rettifica da Mangialardi e Romano, altrimenti sarebbe confermata la diffamazione"

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Lascia davvero di stucco leggere l’articolo a firma dei consiglieri di minoranza Mangialardi e Romano, relativo alla comunicazione effettuata dal Presidente del Consiglio di Stato in merito al ricorso presentato contro la nomina dell’avv. Canafoglia quale commissario della Fondazione Città di Senigallia.

La comunicazione del Presidente del Consiglio di Stato, come si deduce dal semplice tenore letterale, ha in realtà tutt’altro significato rispetto a quello artatamente attribuito dai due consiglieri di minoranza ed avviene all’indomani dell’individuazione da parte dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute quale organo competente ad istruire la vicenda.

L’atto in questione è in realtà un mero atto formale, tipico dei giudizi riassunti davanti agli organismi giurisdizionali competenti, con cui la Presidenza del Consiglio di Stato invita il Ministero competente a produrre il fascicolo di causa e nel contempo invita l’Ente che ha emanato il provvedimento impugnato, cioè la nomina a commissario emessa dalla Regione, a comunicare allo stesso Ministero ogni elemento utile “per consentire al Ministero di riferire tempestivamente sull’istanza di sospensiva”.

L’urgenza richiesta nasce dunque dalla richiesta formulata dai ricorrenti di avere un provvedimento cautelare di sospensione della nomina e quindi non è dovuto come affermano i due consiglieri di minoranza da comportamenti omissivi o ostruzionistici della Regione o del Comune. Nessuna reprimenda o richiamo, come vorrebbero far credere i due, ma solo il normale iter giuridico previsto per legge.

Speriamo che il comunicato nasca da una chiara e palese non conoscenza della procedura da parte dei due estensori, ed in tal senso attendiamo una celere e dovuta rettifica, con contestuali scuse, perché altrimenti verrebbe confermato il contenuto chiaramente diffamatorio pubblicato, su cui non potremo soprassedere.

D’altronde se davvero gli estensori avessero voluto una soluzione immediata della vicenda, perché non hanno impugnato immediatamente il provvedimento davanti al TAR (opportunità più veloce) scegliendo invece una procedura sicuramente più lunga? Perché non hanno impugnato il provvedimento nei sessanta giorni dalla sua emanazione? È questa una domanda cui non hanno ancora risposto e ci piacerebbe conoscere le motivazioni di una scelta che porterà una decisione più tardiva di quanto avrebbe potuto con un procedimento sospensivo davanti al TAR competente.

Speriamo che il dibattito politico possa presto incentrarsi su tematiche pratiche e lasci agli organi giudiziari, unici ad averne la competenze, decidere sulle questioni ad essi demandate. Per mera completezza aggiungiamo che la delibera del Consiglio Comunale con cui si chiedeva alla Regione se si dovesse procedere con un commissariamento dell’Ente, è stata presa in base alle dimissioni di tutto il CdA ed alla relazione sottoscritta da tutti i suoi componenti (e quindi anche dai due componenti scelti dalle attuali forze di minoranza, nelle cui liste peraltro si erano candidati alle ultime elezioni comunali).

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