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Riflessioni di un alpino paracadutista sui fatti della Marmolada

Franco Gonzato: "Non si va quando ci sono 10 gradi in cima. Ci devono essere le condizioni climatiche ottimali"

Marmolada

Non si va sulla Marmolada quando ci sono 10 gradi in cima. Ho fatto l’istruttore di ghiaccìo per 3 anni con la base a Pian Fedaia. La Marmolada l’ho salita 35 volte. La strada è ben segnata, la forcella è attrezzata da un cavo d’acciaio, da staffe e pioli metallici.

Qui giunti dalla cresta in 10 minuti si raggiunge la Punta Penia. Non è per nulla difficile, tutto in 2 ore (ecco qui anche con mio figlio bambino) ma ci devono essere le condizioni climatiche ottimali come minimo un precedente periodo di 10-15 giorni sottozero. Con 10 soprazero è un suicidio! Inoltre mai attraversare la base (segnata in rosso). Mai! Mai Mai! Non è una “movida” sul Corso; dove anche in questa se tu cammini sotto un palazzo con sul tetto un metro di neve, in pieno mezzogiorno, come minimo devi stare alla larga se non vuoi essere sepolto.

Prevedibile?
Nello stesso punto due anni fa una valanga distrusse il rifugio del Pian dei Fiacconi. E quest’anno la situazione climatica era ancora peggiore.
Nel ’57 una enorme staccatasi dall’Ortles raggiunse i 4 tornanti della strada per Solda, dove stava passeggiando il curato leggendo il breviario. Lo ritrovarono dopo 4 mesi.
Nel 1916 alla Marmolada ci fu una valanga quasi uguale perfino maggiore, trascinò nel sottostante lago tutte le caserme degli austriaci 300 furono i morti.
Ma anche nel 1957 e 1962, la pioggia mancò per mesi e mesi
Nel 1893 fu l’anno di siccità più grave di tutta Europa. Non piovve per quasi un anno. Il petrolio doveva essere ancora utilizzato, di conseguenza non c’erano i motori a scoppio nè le auto che “inquinavano”! La siccità colpì duramente l’agricoltura in tutti i raccolti: nelle vigne non vi era un grappolo d’uva; di granoturco nemmeno una pannocchia; frutta e verdura appena l’ombra.

Ma nei secoli precedenti non sono mancati i ritiri dei ghiacciai lasciandoci come ricordo “le morene”. Una delle più famose d’Europa è quella alla fine della Val d’Aosta “La Serra”, che va da Ivrea a Santhià (53km – lasciando un muro laterale alto 300 m.). Significa che dal Monte Bianco il ghiacciaio era su tutta l’attuale Val d’Aosta fino a sbucare a Ivrea nella Val Padana. Mi risulta che non c’era l’inquinamento del carbone, del petrolio, delle auto, ecc. La natura faceva il suo corso, ieri, come oggi, con l’uomo di oggi e anche senza l’uomo di domani”

Franco Gonzato

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