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Cosa accadde a Senigallia durante il lungo periodo sismico del 1972

50 anni fa il 25 febbraio 1972 aveva inizio il terremoto anconitano

BCC Ostra e Morro d\'Alba - Albanostra - Sussidi alla famiglia
Console Rodolfo et alii, Relazione sui fenomeni sismici dell’Anconitano (1972), fig. 9, p. 40: schema paleogeografico-strutturale del complesso Appennino-Dinarico (originale in B/N, colorazione G. Santoni).

Caratteristiche generali del terremoto del 1972, gennaio-giugno, Costa anconetana, Io max 8, Mw 4.7

50 anni fa esatti aveva inizio, il 25 gennaio 1972, il terremoto cosiddetto anconetano. La scossa iniziale avvenne alle ore 19:25 locali, con una intensità epicentrale di Io 7º MCS (Mercalli, Cancani, Sieberg) e con una magnitudo di Mw 4,5. Il lungo “periodo sismico” si protrasse per 5 mesi, con una scossa finale avvenuta il 21 giugno alle ore 15,06, con Io 7, Mw 4,0. Il quadro finale di questo terremoto fu quello di uno “sciame sismico”, cioè di una sequenza di scosse prolungate nel tempo, composta da parecchi eventi con una magnitudo molto simile a quella della “scossa principale”, avvenuta il 14 giugno 1972, alle ore 18:56, di Io 8, Mw 4.7 .

Le principali scosse dopo quella del 25 gennaio avvennero il 4 febbraio, alle ore 02:43, alle 09:18, alle 17:20, e alle 18,18, con Io max 8, Mw 4,57. Altre scosse avvennero il 5 febbraio, alle ore 01:26, alle 07:08 e alle 15:14, Io max 7, Mw 4,46 e il 6 febbraio, alle ore 01:34, Io max 7, Mw 4,3. Il 14 giugno, ancora due forti scosse: alle ore 18:56 e alle 21:01, Io max 8, Mw 4,68. L’ultima, come già detto, avvenne il pomeriggio del 21 giugno alle ore 15,06.

Nell’arco di 5 mesi furono registrate circa 500 scosse avvertite dalla popolazione. Invece moltissime altre microscosse furono rilevate solo dalle stazioni sismiche situate a Corinaldo e Monte Porzio Catone (Roma). Durante il sisma furono istallate dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) altre stazioni mobili, di cui una all’interno del Palazzo della Provincia di Ancona.

Durante il periodo sismico alcuni ipocentri furono calcolati a notevole profondità, tra i 25 e i 35 km di profondità. Generalmente però gli eventi sismici registrati erano superficiali, con ipocentri differenti tra le varie scosse compresi tra i 5 e i 10 km di profondità, localizzati in mare nelle immediate vicinanze della città di Ancona. La scossa del 14 giugno delle ore 18:56 fu calcolata a soli km 3 di profondità.

Le singole scosse duravano pochi secondi, ma avevano valori di accelerazione di picco e frequenze piuttosto elevati.

Ad Ancona, una gigantesca onda marina precedette di pochi secondi la scossa del 4 febbraio delle ore 2:42, dopo la quale fu notata una violenta agitazione del mare. In seguito alla scossa del 14 giugno delle ore 18:56 fu osservato il ribollimento nell’acqua del mare a circa 3 km dalla costa.

Durante l’indagine sul rilevamento della dislocazione degli epicentri e sulla loro profondità, gli esperti dell’INGV si posero il problema della “interpretazione della natura fisica dei fenomeni” che avevano dato origine al lungo periodo sismico. Le conclusioni furono che la strutturazione paleogeografica della crosta terrestre sottomarina presentava “disposizioni tanto caotiche, da non poter essere sfruttata per una logica ricostruzione dell’andamento e dello stile tettonico del substrato rigido della medesima” e che il fenomeno non poteva essere descritto “con lo schema semplice di un movimento relativo lungo faglie ben localizzate”.

Ipotizzavano, di conseguenza, che la causa fosse dovuta a “sovrascorrimenti e dislocazioni dovute a spinte orogenetiche verso l’asse di simmetria centripeta della depressione adriatica”. Gli studiosi, quindi, concludevano:

“Trattasi in definitiva di un fenomeno che si inquadra in un lento processo evolutivo, iniziato con una fase orogenetica causa dell’assestamento attuale dello schema strutturale Appennino-Dinarico. Ricordiamo a conferma che l’indagine storica, condotta a partire dagli inizi di questo millennio, mostra che tale fenomeno è sempre presente ed è la causa della sismicità dell’Avampaese Marchigiano. Lungo il litorale iugoslavo, ove le condizioni geologiche e strutturali sono simili, avvengono terremoti la cui origine e caratteristiche sono identiche a quelle dei sismi che hanno colpito Ancona.”

Altra conclusione interessante a cui pervennero gli studiosi fu che, oltre alla scadente qualità dei materiali da costruzione e al tipo di edifici danneggiati, alcuni dei quali in cemento armato, si era riscontrata una notevole influenza della natura del suolo sull’indice di danneggiamento:

“l’indice di danneggiamento è maggiore ove lo spessore della coltre sedimentaria è minore […] mentre l’estinzione dei danni con la distanza è rapida in corrispondenza di spessori (sedimentari, n.d.r.) dell’ordine dei 3000 metri.”

Indipendentemente dalla cause geologiche ipotizzate, il sisma del 1972 avvenne fortunatamente senza morti. Si registrarono però 3 decessi per infarto causato dallo spavento (2 in Ancona, 1 a Senigallia) e diverse persone furono colte da malore conseguente al panico.

Danneggiamenti nella città di Ancona
La città più colpita fu Ancona dove, dopo le prime scosse, molti si allontanarono dalle proprie case e per alcuni mesi trascorsero le notti in 36 autobus urbani messi a disposizione dal Comune in diversi punti della città o in 83 vagoni ferroviari stazionanti sui binari morti. Altre persone vissero per mesi in grandi tendopoli improvvisate.

“Ben 1.453 tende allestite in 56 punti del centro urbano e della periferia […] dopo la scossa del 14 giugno circa 30.000 anconetani vivevano sotto la tenda.
Altre 8.000 tende unifamiliari furono consegnate ai cittadini e 1.500 persone vennero ospitate nei vagoni ferroviari, altri 1.000 nelle palestre e molti ancora sulla nave Tiziano. Dal 15 al 30 giugno furono distribuiti 200.000 pasti caldi e 15.000 pacchi di cibi freddi.”

Passato il primo periodo di emergenza, alcune famiglie che avevano avuto gli edifici dichiarati inagibili in seguito ai sopralluoghi dei tecnici, soggiornarono in camere di alberghi nelle città vicine della costa, in particolare a Senigallia, messe a disposizione con un sussidi economici pubblici, dando origine al fenomeno di “pendolarismo da terremoto” per recarsi quotidianamente al lavoro nel capoluogo marchigiano, dove si verificò una conseguente crisi economica, soprattutto dei settori commerciale e turistico, e il blocco degli uffici pubblici amministrativi, che rimasero paralizzati per parecchi mesi.

L’intensità massima fu raggiunta durante la scossa delle ore 2,42 del 4 febbraio (Io max 8). La sequenza del 1972 causò un danneggiamento diffuso, anche se non grave, che riguardò soprattutto le costruzioni del centro storico e quelle rurali dell’area circostante. Giovanni Maria Ferroni, capocronista del Corriere Adriatico, commentò così l’accaduto:

“Nei rioni storici di Capodimonte, San Pietro, Guasco e Porto i crolli sono stati più numerosi; numerosissimi sono gli edifici gravemente lesionati al Piano, al Pinocchio, alle Grazie … una 500 è andata distrutta a causa della caduta della palla di pietra del campanile della Chiesa del Sacramento” .

Su un totale di oltre 35.000 alloggi compresi nel perimetro urbano, più di 7000 risultarono inagibili. Fu necessario anche evacuare il carcere e l’ospedale civile; quasi tutte le scuole risultarono lesionate, come pure il tribunale, la questura e la prefettura. Furono gravemente lesionati anche il palazzo dell’ENEL, l’ospedale psichiatrico, che dovette essere sgombrato, e l’Ospedale Regionale Umberto I, che ebbe due padiglioni lesionati. Lesioni subirono anche la sede dell’Ammiragliato e la caserma dei Vigili del Fuoco.

San CiriacoChiesa del Sacramento

Durante questo lungo periodo sismico furono danneggiati la chiesa di S. Giovanni, la chiesa del Sacramento, la chiesa di S. Francesco delle Scale o S. Maria Maggiore, tutte in seguito restaurate. Il Palazzo degli Anziani e il Palazzo Ferretti furono sottoposti a lunghi lavori di consolidamento. L’edificio dell’ex Episcopio, oggi Museo Diocesano, fu chiuso per restauri. Il Duomo di S. Ciriaco subì gravi danni; fu riaperto al culto solo nell’autunno del 1977 dopo 5 anni di delicati restauri e di lavori di consolidamento.

In seguito al terremoto tutte le costruzioni furono sottoposte a rigide normative antisismiche, molto più severe rispetto a quelle precedentemente in vigore.
Oltre ad Ancona fu colpita tutta l’area centrale delle Marche. Infatti, il terremoto fu sentito molto forte a Fabriano, Fano, Pesaro, Macerata, Fermo, Pedaso e fu avvertito perfino a Pescara, Perugia, Gubbio e Città di Castello. Gli effetti dell’intero periodo, valutati cumulativamente in base ai questionari macrosismici compilati in quei mesi dai Comuni, su richiesta dell’INGV, furono editi in forma “provvisoria” da Rodolfo Console et alii nel 1973 e da allora non sono stati mai più ritoccati.
Nel database CPTI15-DBMI15 dell’INGV sono registrati i record relativi alle scosse più importanti. Sotto la data del 4 febbraio, delle ore 2,42 GMT, sono riportati ben 75 record relativi alle località dove la scossa fu percepita in modo molto forte. Per saperne di più, si rinvia al libro di Giuseppe Santoni e Rossano Morici, Terremoti storici nelle Marche, Ancona 2020, edito nel n. 330 dei Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche.

Danni causati dal sisma del 1972 a Senigallia

Per quanto riguarda la città di Senigallia, l’intensità massima pari a Io 6º MCS fu registrata durante le scosse delle ore 2,42 e delle ore 9,18 del 4 febbraio.
In seguito alla scossa del 5 febbraio delle ore 7:08 una donna morì d’infarto in via Rovereto, zona dove alcune case furono giudicate inabitabili.

Dopo le prime scosse alcuni autobus del servizio urbano e due vagoni ferroviari furono messi a disposizione degli abitanti impauriti. L’autore di questo articolo ricorda di avere trascorso un paio di notti in un autobus sul piazzale antistante le case popolari di via Capanna (oggi via Giuseppe di Vittorio) e un altro paio di notti in un vagone che sostava sul binario n. 3 della Stazione ferroviaria, perché gli scompartimenti erano più confortevoli, più spaziosi e silenziosi degli autobus urbani, che dovevano mantenere il motore acceso durante la notte per fornire il riscaldamento.

La scossa del 14 giugno delle ore 18:55, della durata di 4 secondi, fu avvertita molto violentemente ma non causò danni, che derivarono soprattutto dalle scosse di febbraio. I danneggiamenti più gravi furono rilevati negli edifici più antichi dei vecchi quartieri della città dove, su circa 6.240 abitazioni private, 205 (pari al 3,3%) furono giudicate inabitabili e 141 lesionate (2,2%).

Tra i monumenti e gli edifici pubblici della città riportarono lesioni di varia entità il Palazzetto Baviera, il Palazzo Municipale, la Porta Lambertina, il Palazzo Mastai (casa natale di Pio IX e sede del museo e della biblioteca a lui intitolati), dove crollò un soffitto dipinto.

Soffitto crollato all’interno della Sala del Medagliere di Palazzo Mastai Museo Pio IX durante il terremoto del 4 febbraio 1972

Si segnalarono danni in diverse altre chiese del centro e delle frazioni, in particolare alle Grazie, Filetto, Sant’Angelo e San Silvestro. Furono giudicati inagibili il Palazzo della Pretura, in via F.lli Bandiera, dove erano alloggiati il tribunale civile mandamentale e gli uffici tecnici comunali, il palazzo dell’Ente Comunale Assistenza e il teatro La Fenice, già danneggiato dal sisma del 1930 e mai ristrutturato per cui in seguito fu necessario abbatterlo. Altresì risultarono inagibili le scuole medie statali Fagnani e Marchetti. Quest’ultima era ospitata in quegli anni nell’ex Collegio Pio IX in Piazza Garibaldi.

Furono danneggiati pure l‘Istituto Alberghiero, all’epoca in via Cavallotti, e l’Istituto Magistrale , all’epoca situato nei locali dell’ex Collegio delle Maestre Pie Venerini, a fianco alla Chiesa di San Filippo o dell’Immacolata.

Furono dichiarate inagibili alcune scuole nelle frazioni comunali di Marzocca, Montignano e Sant’Angelo, nelle quali il sisma è stato valutato Io 7, superiore alla stessa Senigallia.

Negli alberghi in cemento armato sul lungomare furono ospitati per diversi mesi centinaia di terremotati provenienti da Ancona e da località limitrofe, che diedero origine al fenomeno di “pendolarismo da terremoto” per recarsi ogni giorno a lavorare in Ancona e poi fare ritorno la sera negli alberghi di Senigallia.
Coloro che vogliono conoscere cosa è avvenuto in altre città e centri minori della Regione, sono invitati a scaricare il n. 330 dei Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche, intitolato Terremoti storici nelle Marche, a cura di Giuseppe Santoni e Rossano Morici, da cui sono estratti i tre articoli, al link: https://www.consiglio.marche.it/informazione_e_comunicazione/pubblicazioni/quaderni/pdf/330.pdf.

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