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Big ed emozioni al Premio Cesarini di Senigallia

Nel ricordo del grande Renato, entusiasmo per l'indimenticabile Milan di Arrigo Sacchi

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Autonoleggio Mariotti Senigallia
Fabrizio Ravanelli
Serata di grande calcio parlato e forti emozioni quella di lunedì a Senigallia dove è stato consegnato il premio Renato Cesarini, giunto alla quinta edizione.
 

Un modo per ricordare l’eccentrico, quanto geniale, centrocampista-attaccante tra le altre di River Plate, Juventus, nazionale italiana ed argentina, nato proprio a Senigallia da famiglia del luogo nel 1906 e deceduto a Buenos Aires nel 1969. 
 
La giornata ha preso il via alla Rotonda con un incontro con gli uomini simbolo del Milan del periodo 1988-1990, considerata la squadra più forte di tutti i tempi: c’era chi quella squadra l’ha plasmata dietro la scrivania, il dg Ariedo Braida, chi l’ha allenata in campo, Arrigo Sacchi e chi l’ha trascinata coi suoi gol, Daniele Massaro. «Ogni volta che si fanno questi incontri – ha ricordato Sacchi – viene tanta gente. Si dice che non c’è memoria, ma la memoria non c’è se non te la meriti». 
 
L’incontro coi protagonisti rossoneri ha rappresentato uno dei clou della serata che ha visto comunque altri importanti ospiti, premiati alla carriera: tra loro un Fabrizio Ravanelli, ora 52 anni, in grande forma, l’ex portiere della Roma Morgan De Sanctis e il patron dell’Ascoli Massimo Pulcinelli, premiato come «uno dei migliori dirigenti del calcio italiano» dal direttore della «Gazzetta dello Sport» Stefano Barigelli. 
 
In serata gli ospiti si sono spostati al ristorante Seta, nelle colline di Senigallia, a pochi metri dalla casa natale di Renato Cesarini e dal monumento che da anni lo omaggia: qui sono stati decretati i vincitori dell’edizione 2020 del premio, vinto ex equo dai calciatori Mertens del Napoli, Cutrone della Fiorentina e Caicedo della Lazio. 
 
Sono stati proprio loro infatti a timbrare nel campionato di serie A appena concluso i gol più prossimi al triplice fischio, e ben oltre il 90’. 
 
Proprio come «El Tano» di Senigallia, più di ogni altro, nel corso di una vita vissuta senza pause tra Italia e Argentina, ha saputo fare.
 
 
 
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