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Maurizio Mangialardi sul Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 dal Parlamento

“Tragedia sia patrimonio condiviso della nostra storia nazionale e lezione di pace, tolleranza e rispetto della diversità”

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Dalmati

“È indispensabile ricordare ed elevare a monito per le future generazioni la tragedia degli italiani e delle vittime delle foibe, nonché delle popolazioni giuliano dalmate esodate dalle loro terre al termine della seconda guerra mondiale.

Lo è perché il dramma del confine orientale, che per decenni ha avvelenato le relazioni tra le comunità italiane e quelle slave, spingendole in una spirale di odio, razzismo e violenza che ha seminato solo lutti e discriminazioni, offre a tutti noi una lezione di storia più attuale che mai”.

Così il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi sul Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 dal Parlamento.

Una lezione – continua Mangialardi – che ci indica la fondamentale importanza della convivenza pacifica, della cooperazione tra i popoli, della pericolosità di chi vuole erigere muri e confini, che sono sempre fonte di tensioni, della necessità di costruire e allargare quotidianamente la casa comune europea, difendendola dal pericoloso ritorno dei più biechi nazionalismi mascherati da sovranismo. D’altra parte, non è certo un caso che fin dalla sua istituzione siano stati proprio i soggetti politici che si richiamano oggi al sovranismo a strumentalizzare in termini divisivi il Giorno del Ricordo e a farne un’occasione di ostentazione di barocchi revanscismi privi di senso”.

Per fortuna – conclude Mangialardi – negli anni il dibattito storiografico è andato avanti e oggi sappiamo bene come quell’infamia che provocò morte e sofferenze indicibili a migliaia di italiani, sradicati a forza dalle terre in cui erano cresciuti, rappresenti una grande tragedia nazionale le cui radici affondano prima nella violenta politica coloniale voluta dal regime fascista e poi nella brutale azione, “senza falsa pietà” si diceva allora, condotta dai suoi vertici militari durante la seconda guerra mondiale contro le popolazioni civili. Ovviamente ciò non attenua né tanto meno giustifica la repressione anti italiana che prese forma alla fine del conflitto, così come il mancato soccorso e la mancata solidarietà da parte del nuovo Stato democratico e dello stesso popolo italiano verso quei connazionali divenuti di colpo profughi e spesso discriminati sulla base di una sciocca e folle identificazione con il fascismo. L’auspicio, che ho voluto proporre anche in occasione del 66° Raduno nazionali dei Dalmati, svoltosi a Senigallia lo scorso ottobre, è che quei fatti non siano più motivo di divisione, ma patrimonio condiviso della nostra storia nazionale, divenendo così insegnamento anche per il presente affinché i valori della pace, della tolleranza e del rispetto della diversità si rafforzino nell’ambito di una crescita culturale e civile del Paese”.

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