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Senigallia: Diocesi da “museo” o da “Ferrari sprint”?

L'opinione di Giuseppe Don Cionchi: "Un Convegno diocesano... Per chiudere il 'buco nero' della pastorale"

Marco Frattini - fisioterapia e chiropratica - Senigallia, Castelvecchio di Monteporzio, Fano
Giuseppe Cionchi

Il Vescovo di Senigallia, Franco Manenti, il 3 giugno 2019, ha invitato tutti i Sacerdoti e diaconi permanenti, i membri del Consiglio pastorale diocesano, i responsabili degli Uffici pastorali diocesani, i membri della Consulta delle associazioni laicali e tutti i laici che lo desiderano, “al Convegno pastorale in Seminario a Senigallia, per martedì 11 giugno, con il seguente orario: ore 18.30 arrivi, accoglienza e preghiera; ore 19.00 sintesi del lavoro svolto nelle comunità sulla lettera pastorale; intervento del Vescovo; ore 20.30 pausa cena; ore 21.15 come lavorare nelle parrocchie e nei gruppi il prossimo anno; ore 22.30 preghiera finale e termine dell’incontro. Il Signore rivolga a voi il suo sguardo e vi doni la sua pace”.

Per preparare questo momento fondamentale per la Diocesi, è stato già inviato un breve schema in tre punti che è riportato qui sotto e che va approfondito nei consigli pastorali parrocchiali (o almeno con il gruppo ristretto del cpp), nelle commissioni pastorali diocesane, all’interno di associazioni e movimenti.

Quali percorsi sono stati avviati o rafforzati in questi due anni grazie alla Lettera pastorale sia a livello comunitario sia a livello personale?
Esperienze concrete fatte. Qui sono da citare esperienze puntuali vissute una tantum o che si intende ripetere per esempio annualmente.
Buone pratiche e cambiamenti attuati.

Il Vescovo Franco, scorrendo il diario (pubblicato su “La Voce Misena” anche se a p. 10!), è un presenzialista e sempre disponibile agli inviti… Per sentire “l’odore delle pecore”, come dice spesso Francesco. Va in bicicletta al porto… per salutare i pescatori, ed è facile all’incontro, al dialogo, alla disponibilità, senza fretta, “ricciature”, insofferenze…

Ma è anche un interventista ed ha tracciato le linee per la Diocesi nella “Lettera pastorale 2017-2019” della quale ci piace evidenziare l’insistere su “l’attenzione da porre da parte delle persone che animano la celebrazione: far cogliere il senso, la bellezza dei gesti e il loro significato per il nostro cammino di credenti” (p.27).

Diciamo la verità. Certe Messe sono da “museo”! Dove sono gli animatori? Alcune celebrazioni sono scheletriche, mangiate, affrettate (“fa’ presto… perché dopo c’è la riunione”, sussurra un leader al prete celebrante!, come se le chiacchiere con gli uomini/donne fossero più importanti delle “chiacchiere” con Dio!), incomprensibili con un certo linguaggio biblico di un genere letterario di duemila anni fa, specie con le lettere di Paolo: con il duello fra “carne e spirito, giorno/notte, tenebre/luce, circoncisi/incirconcisi, santi/peccatori, Ebrei/non Ebrei/gentili” e simili… Che se non spiegati in termini correnti diventano un punto interrogativo per tanti e che non sono quasi mai presentate come se i fedeli fossero biblisti simili a don Gino Fattorini.

Senza parlare dei microfoni, dei canti, dei messalini, dei fogli per i canti, dei gruppi corali, dei solisti…che non coinvolgono affatto i presenti. La prima formazione è la Parola di Dio che ogni giorno inonda i fedeli “come i pesci sono circondati dall’acqua” (Theilard de Chardin, antropologo, teologo, gesuita). Perché non presentare le letture, meditarle e applicarle alla vita di ogni giorno? Qui sta la formazione permanente… Senza ricorrere a specialisti ubriacati di psicologismo o di fariseismo per i gesti esteriori che non dicono più nulla.

Il Papa ha abolito le scarpe rosse, il Triregno, la sedia gestatoria, scende in mezzo alla gente come Gesù, saluta, abbraccia, accarezza, parla con tutti e dice “dammi del tu”… Altro che “eccellenza”, reverendissimo, arciprete, canonico, inchini, corsetta dei diaconi per la “palla” (e che palla!) e simili! Questa Parola di Dio sminuzzata, resa popolare (“La liturgia sia popolare, non clericale”, Francesco) e interessante con i riferimenti alla vita attuale, può essere portata nei famosi centri d’ascolto per tutto l’anno, non solo nei tempi forti (per i fedeli i tempi sono sempre forti!).

Così, ad esempio, il Portone ha avuto 22 centri di preghiera per il mese di maggio; Scapezzano 4… E chissà quanti altri ce ne sono in diocesi… Scendiamo in mezzo alla gente. Finiamola con la lagna del “venite” e applichiamo la regola di Gesù: “Andate”, per fare; non per criticare se si sono o non si sono rispettate le regolicchie esteriori farisaiche come è avvenuto in una certa chiesa attraverso il “diacono-“spia”! L’“Annunciate il Vangelo” di Gesù vale per tutti! Il Vangelo non è “una riserva di caccia”. Se diciamo preghiamo, non si può “tappare la bocca ai fedeli” perché non tocca loro. Gesù dice: “Pregate”, non “riservate” la preghiera alla casta superiore dei clericali! Ritorniamo alla semplicità di Gesù e – come dice il Vescovo – al “senso di Gesù” (“per me vivere è Cristo”, dice san Paolo). E’ penoso leggere nelle rubriche “clericali”che la preparazione alla Comunione deve essere fatta “sottovoce” dal celebrante, come se in fedeli ne fossero esclusi, mentre tutti i libri devozionali, e non, parlano della sua essenzialità!

Che pena le “bocche chiuse”!

Il “buco nero” della pastorale sono le chiusure.

“Che pena le chiese chiuse”! (Francesco). Se non ci sono i sacerdoti, non basta dire il famigerato: “chiudiamo”, come si è sentito dire in un Consiglio pastorale, ma – se la “salus animarum è la suprema lex”, come ripete spesso Francesco e nessuno gli può dare torto – perché non “provvediamo” con un “diacono” o con un “referente o animatore pastorale”, ovviamente da “formare” o da consolidare attraverso le quotidiane esperienze e da “catalizzare” negli eventuali incontri mensili, se non è possibile più spesso.

Perciò non si può pensare alle case parrocchiali “chiuse” con le relative chiese “chiuse”; così tanto per fare un esempio delle maggiori: Castelleone, Cesano, Montignano, Morro o Belvedere…, fino alle più piccole come l’“alveare” di Arcevia: Piticchio, Montale, San Ginesio, Colle Aprico, Magnadorsa… E, più vicino alla città, Filetto, Scapezzano, San Sebastiano di Mondolfo, Castelvecchio… Che ha anche i locali per il circolo ACLI!

Liturgia, parrocchie vuote, diaconato, referenti o animatori pastorali (uomini e donne!) che possano “aprire” la casa parrocchiale e le chiese chiuse, gli oratori, le aule catechistiche, almeno 3 o 4 ore nel pomeriggio con l’intervento di alcune famiglie più sensibili … è possibile. Certo per i referenti o animatori pastorali ci vogliono corsi permanenti di formazione. E chi lo nega? Ma dove trovare le persone per prepararle? Ci sono e sono tante. Basta liberarsi dalla gabbia della “paura” di responsabilizzare i laici: sempre uomini e donne. Finalmente, in un invito pastorale del Vescovo Franco – e forse, per la prima volta – leggiamo la proposta aperta anche ai laici volontari. Che festa, questo invito e la Chiesa diventa “Chiesa aperta”, dopo due millenni di chiusura clericale: “No, tu no”!

Il “Vocabolario” dei Ministeri ecclesiali Ordinati e Istituiti dell’aprile 2019, frutto dell’ intelligenza e della passione – degna di fruttare la nomina, non “petita” a “canonico straordinario”! -, dell’emerito Direttore didattico Giuseppe Pandolfi, elenca centinaia di persone delle parrocchie della Diocesi che – oltre ai Sacerdoti e ai Diaconi – appartengono agli Accoliti, ai Lettori, alle Vergini consacrate, ai Ministri straordinari dell’Eucaristia, ai Cantori, agli Adoratori, ai Referenti liturgici, ai Ministranti senior. E’ veramente un “pozzo di San Patrizio” da cui attingere personale per i referenti o animatori pastorali che ripetiamo – dopo opportuno discernimento – possono essere mandati dal Vescovo a “tappare” i “buchi neri” delle parrocchie vuote. Ma se si vuole proprio essere “Ferrari sprint” è possibile avviare la sperimentazione per l’ ordinazione di “viri probati” (sposati e non; e ce ne sono tanti!), come tanti anni fa c’era il Seminario per i preti lavoratori; come l’avvio al diaconato delle donne (la commissione per il diaconato femminile istituita per una soluzione rapida del problema, ricordando che san Paolo parla già della “diaconessa di Cencre”, prolunga le sedute…speriamo non per il “gettone di presenza” (nostra malignità peccatrice!).

E’ confortante, invece, il servizio e il volontariato Caritas della Diocesi che – a nostro modesto giudizio – potrebbe essere un modellino per tante altre piccole Diocesi. Le Diocesi grandi non hanno bisogno di modelli sono – di per sé – autoreferenziali. Così, in Diocesi, abbiamo il Centro di solidarietà Caritas; il Fondo di solidarietà Caritas; la Casa San Benedetto; la Casa di accoglienza “Stella”; l’Associazione di volontariato “Un Tetto”; il Centro di aiuto alla vita. Manca un riferimento alla operosa San Vincenzo (presidente Lea) nel “Bollettino Ecclesiastico” della Diocesi di Senigallia, Aprile-Settembre 2019 – e ci meraviglia un po’ – perché offre il “pane quotidiano” a oltre 70-80 persone/famiglie per circa 300 componenti. Non solo pane, ma anche pizza e paste dono generoso e puntuale di molti panettieri, pizzaioli e pasticcieri di Senigallia e hinterland, con una organizzazione perfetta per il ritiro e la distribuzione al martedì, al giovedì e al sabato, dalle ore 10 alle ore 12, nei locali in via Cavallotti 11, gratuitamente offerti dalla generosa e comprensiva generosità del sindaco Mangialardi.

In conclusione, il Convegno pastorale può diventare l’occasione per una “rinfrescata” generale diocesana e per una carica da “Ferrari sprint” alla nostra Diocesi e – ovviamente – a tutta la comunità civile e sociale compresa nel suo territorio. Ce lo auguriamo con tutto il cuore!

da Don Giuseppe Cionchi

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