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Vasche di compensazione: “Siamo quelli che abitano e lavorano sul territorio, ascoltateci”

Consiglio Grande, intervento del "Comitato a difesa del territorio Area agricola di compensazione idrica località Brugnetto"

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BCC Ostra e Morro d\'Alba - Albanostra - Sussidi alla famiglia
Progetto sulle vasche di espansione

Il comitato nato da più di 15 anni, a cui hanno aderito oltre 200 persone, è stato, anche quando gran parte della cittadinanza aveva scarso interesse per le problematiche alla messa in sicurezza del fiume Misa e per gli aspetti di assetto idrogeologico del territorio, un nucleo importante di cittadini che ha posto ad amministratori e politici i seri problemi per ciò che riguardano la gestione del territorio.

Dal 1982 si parla, si progetta, si spendono soldi pubblici per questa opera.

Siamo riusciti, quando quasi la totalità delle forze politiche era favorevole o latitante, a bloccare il primo progetto di quest’opera: faraonica, con impatto ambientale devastante, con costi astronomici (circa 16 miliardi di vecchie lire), non risolutiva del problema, estremamente penalizzante per le proprietà interessate dall’opera.

Uno degli elementi critici era ed è l’aver scelto un’area molto antropizzata a valle di un centro abitato anziché a monte, il che crea molti problemi.

Questo “nuovo” progetto (del 2011) ricalca quello vecchio nell’ubicazione con un costo complessivo di oltre 5 milioni di euro (per l’esattezza 5.271.057,46 euro). Si diminuisce l’ampiezza dell’area, a regime l’invaso può contenere 850.000 mc di acqua (piccola per le esigenze, nella recente esondazione si parla complessivamente di 8 milioni e forse più di acqua fuoriuscita e dovrebbe far riflettere che all’origine le aree interessate dagli invasi erano 5, poi 3, con un’estensione pari a oltre tre volte quella attuale) progettando un argine intorno a diversi fabbricati per evitarne l’esproprio e facendoli rimanere esterni all’invaso.

Storia recente
Il 3 maggio 2014 il fiume Misa è esondato in diversi punti del suo percorso, almeno in 20 punti nel tratto che va dalla foce alla confluenza del Misa e del Nevola; per il nostro discorso ci interessa il tratto subito a monte dell’inserimento nell’asta fluviale del Fosso del Sambuco fino ai centri abitati di Brugnetto e Bettolelle (la zona interessata dal progetto dell’Area di compensazione progettata). Una delle rotture più imponenti degli argini è avvenuta a monte del ponte su cui passa la strada tra Bettolelle e Brugnetto: una rottura di circa 60/70 metri che ha praticamente cambiato il corso del fiume riversando 4/5 milioni di metri cubi di acqua sul lato sinistro del fiume; la piena d’acqua ha sfondato gli argini del Fosso del Sambuco dopo aver allagato le zone circostanti, si è poi espansa nella zona Marazzana fino alla frazione di Cannella. L’acqua si è fermata contro gli argini del Fosso Baviera ad un’altezza di 3 metri circa. La rottura devastante si è prodotta in un’ansa 300 metri a monte dell’opera progettata delle “vasche”.

Le pericolosità
Nella petizione del maggio 2012, il comitato indicava diverse criticità e la pericolosità del progetto:
“la pericolosità determinata dallo stringimento e innalzamento dell’alveo in corrispondenza della presa per il deflusso delle acque nella cassa di espansione che determinerà un innalzamento del livello dell’acqua a monte della presa con possibili rotture e esondazioni a monte dell’opera in questione (fragilità degli argini sia lato destro che lato sinistro, gallerie prodotte da animali selvatici: volpi, tassi, istrici), pericolosità dunque, per le abitazioni interessate e per le frazioni di Brugnetto e Bettolelle”.
Alla prova dei fatti la situazione di rottura si è verificata proprio a monte dell’area interessata al progetto e, quanto accaduto, sarebbe stato devastante se il flusso della piena avesse incontrato l’argine di contenimento della vasca di espansione.
Avrebbe allagato i centri abitati esterni all’invaso e quei 4/5 milioni di metri cubi di acqua avrebbero occupato le aree a monte dell’invaso. È sicuramente difficile ipotizzare come si sarebbe evoluta la situazione è sicuro però che il restringimento dell’alveo del fiume (da 80 a 16 metri previsto dall’opera) produrrà un innalzamento del livello dell’acqua a monte (di 1 metro circa come previsto dal progetto stesso) favorendo ulteriormente rotture degli argini.
(Il problema posto si è dimostrato reale; a nostro sostegno, nel vecchio progetto, per le situazioni sopra indicate, la pericolosità era stata evidenziata nelle aree subito a monte della vasca di espansione; infatti era prevista una pompa idrovora per immettere l’acqua esterna all’invaso, all’interno dell’alveo fluviale. Soluzione abbastanza precaria ma che comunque evidenziava il problema).

Altri elementi di pericolosità del progetto
La pericolosità determinata dai fossi a monte e a valle (fosso dei Granci e Fosso del Giannino o Fosso del Sambuco) dell’opera che, di solito, nella situazione di piogge copiose, esondano. I nuovi argini faranno da barriera mettendo a rischio le abitazioni cose e abitanti.
Per precisare:
A valle il Fosso del Giannino (o Fosso del Sambuco) che, in quasi tutte le situazioni di precipitazioni copiose, rompe gli argini e invade terreni e case circostanti; qualora incontrasse i nuovi argini degli invasi allagherebbe in maniera più pericolosa (l’acqua non potrà defluire liberamente) le case e i terreni: sono ad alto rischio il nuovo insediamento in prossimità della Corinaldese (Villa Giannini) e le abitazioni rurali sottostanti. Gli argini progettati per contenere l’acqua dell’invaso faranno da contenitore per le acque che fuoriescono dal Fosso del Sambuco esterne all’invaso.
A monte il deflusso delle acque nel Vallato (fosso che portava l’acqua ad un mulino in zona Marazzana, che raccoglie le acque di una vallata) sarà interrotto da portelle nel punto di intersezione con la vasca per cui tutte le acque del fosso dei Granci e le acque di scolo dei campi a monte si riverseranno nell’area sottostante con l’allagamento dei campi e soprattutto delle abitazioni. A causa della mancanza di dislivello non sarà possibile convogliare le acque verso il fiume in prossimità del Ponte delle Bettolelle.

Utilità dell’opera?
Per ultimo ma non ultimo come argomento di valutazione è da riferire all’utilità dell’opera nel suo complesso. La vasca di espansione si attiva allorché all’altezza del ponte di Bettolelle in prossimità del restringimento dell’alveo previsto dall’opera, defluiscano più di 309 metri cubi al secondo; a quel punto l’acqua in eccesso a quella portata comincia a defluire nella vasca. Tenuto conto che dalla frazione di Bettolelle alla foce del fiume intervengono 7 affluenti con portate consistenti (con portate complessive che possono andare anche ben oltre i 100 metri cubi al secondo) è evidente che nella zona di foce cittadina confluiranno almeno 400/450 metri cubi al secondo. Da dati ufficiali, nel canale cittadino non possono passare più di 240 metri cubi al secondo una volta adeguatamente dragato mentre con le attuali condizioni non transitano oltre 150 mc/s. Da ciò risulta evidente l’inefficacia e l’inutilità dell’opera.
Al danno si aggiunge la beffa: i proprietari verranno risarciti per le “servitù” delle aree allagate con compensi irrisori 4000/5000 € medi ad ettaro), una tantum fino alla fine della storia.
Tra l’altro l’attivazione della vasca prevede “l’intervento umano” per la chiusura delle portelle e una manutenzione straordinaria e annuale (se sarà fatta) molto onerosa.

Dopo tutte le nostre prese di posizione e battaglie, atte soprattutto a migliorare le cose, a noi, che siamo esterni alla gestione amministrativa del territorio, ma siamo quelli che lo abitano, ci lavorano, ci vivono, sembra doveroso, da parte degli enti preposti, ascoltare, rispondere ed interagire allo scopo di trovare soluzioni e superare problemi.

L’iniziativa del Contratto di fiume, a cui abbiamo aderito, ci era sembrata una opportunità, ma alla luce dei fatti, tenuto conto che ci sono progettazioni (assetto di progetto con un’ipotesi di intervento di 48 milioni di euro), lavori in corso (rafforzamento di 4 km circa di argine su 16 per un importo di 4.200.000 euro), lavori in fase di appalto ( vasche di espansione 4 milioni di euro circa) in cui gli studi, le proposte, le critiche non hanno nessuna possibilità di interagire con quanto già indicato e progettato dagli enti preposti non ha alcuna ragione di essere perché non è una progettazione dal basso.

Relazione trasmessa da Paolo Turchi, presidente del comitato di Brugnetto per la vasca di compensazione agricola, che è stata letta, come delegato, dall’avvocato Riccardo Pizzi al Consiglio Grande

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