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Rio 2016: Intervista al capitano azzurro di volley Emanuele Birarelli

Il senigalliese di adozione alla sua terza olimpiade: “Dipenderà tutto da noi”

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Emanuele Birarelli

Ad una manciata di giorni dall’inizio dei giochi olimpici di Rio abbiamo intervistato Emanuele Birarelli, senigalliese di adozione e capitano della nazionale italiana di volley. Gli azzurri, guidati dal ct Gianlorenzo Blengini, faranno parte del Gruppo A, girone di ferro in cui si trova anche il Brasile, padrone di casa, oltre ai detentori della Coppa del Mondo (Stati Uniti) e del titolo Europeo (Francia).

Le prime quattro classificate (su un totale di sei per girone) passano il turno accedendo alla fase finale: naturalmente un buon piazzamento garantirebbe successivamente un’avversaria più abbordabile. L’Italia debutterà al Ginásio do Maracanãzinho il 7 agosto contro la Francia. Gli azzurri torneranno in campo il 9 agosto per la sfida contro gli Stati Uniti, dopodiché, l’11 agosto, toccherà al match con il Messico. Il programma proporrà Brasile-Italia il 13 agosto, mentre l’ultimo incontro è il previsto per il 15 agosto contro il Canada.

1)Quali sono le aspettative della nazionale di volley per questa olimpiade brasiliana?

C’è tanta fiducia e consapevolezza della grande occasione e dei nostri mezzi. Siamo una nazionale molto giovane: l’approccio mentale farà la differenza. Possiamo ambire ad un risultato importante consapevoli che dipenderà molto da noi. Inutile negarlo, il Brasile parte da grande favorito: non solo giocano in casa ma si preparano a questo appuntamento da molto tempo. Dietro a loro ci sono 4 o 5 squadre, tra cui noi, che possono puntare ad una medaglia. I dettagli faranno la differenza: ci capita di parlare spesso del girone, che è tostissimo; fondamentale sarà l’abbinamento dei quarti che può essere uno spartiacque tra un buon risultato ed un fallimento.

2) Se dovessi fare un nome, chi pensi sarà la sorpresa azzurra del volley di Rio 2016?

Mah, non mi sento di fare un nome in particolare: può sembrare banale sottolinearlo ma la pallavolo è un gioco di squadra ed anche molto particolare; rispetto ad altri il singolo può fare la differenza solo se sorretto dal collettivo. E’ molto più difficile che avvenga il contrario, quindi punto sulla squadra.

3) Come ti avvicini a questo prestigioso appuntamento sportivo? Cos’è cambiato rispetto a Londra 2012?

E’ la mia terza olimpiade, un grande onore: rispetto a Londra 2012 c’è sicuramente un po’ di emozione in meno a favore di una maggiore consapevolezza e, per certi versi, qualche sicurezza in più dovuta all’età.

4) Alla luce dei fatti di cronaca che stanno insanguinando il mondo (attentati terroristici su tutto), con quale spirito vi avvicinate a questo evento?

C’è dell’apprensione, inutile negarlo. I fatti odierni non possono essere ignorati e chi fa questo lavoro per forza di cose è costretto a viaggiare molto: ci si sente più vulnerabile di fronte a questi eventi. Credo che anche nel villaggio olimpico si respirerà un’aria diversa e dovremo compiere un ulteriore sforzo per concentrarci sul nostro traguardo sportivo. Cercheremo insomma di non pensarci troppo e focalizzarci sull’obiettivo.

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