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“Il combattente”: in un libro la guerra a difesa di Kobane vissuta in Siria da Karim Franceschi

I tre mesi trascorsi dall'attivista dell'Arvultùra di Senigallia in prima linea contro l'Isis, raccontati in un volume, ora in vendita

Optovolante - Ottica a Senigallia
Karim Franceschi

Si intitola “Il combattente” e in copertina campeggia la frase “Storia dell’italiano che ha difeso Kobane dall’Isis”, davanti a una foto che ritrae Karim Franceschi in tenuta militare in terra siriana.

E’ il libro, edito da Rizzoli e disponibile in vendita, che racconta i tre mesi in prima linea del giovane di Senigallia, che nel 2015 ha combattuto per liberare Kobane dalle milizie nere del califfato.

Karim Franceschi, figlio di un ex partigiano italiano e di una donna marocchina, è salito alla ribalta delle cronache nazionali nell’aprile del 2015, dopo il suo ritorno dalla Siria e dalla guerra: unico italiano ad arruolarsi nelle fila dei combattenti curdi che hanno difeso e liberato Kobane dall’occupazione dei miliziani dell’Isis.

Aveva fatto parlare di sè al suo ritorno in Italia, con servizi televisivi a lui dedicati e interviste pubblicate sui maggiori quotidiani e rotocalchi: tra queste c’era quella rilasciata a Fabio Tonacci de La Repubblica, che ha poi aiutato il 26enne, attivista dello Spazio Autogestito Arvultùra di Senigallia nella stesura del racconto scritto della sua esperienza sul fronte di guerra, che è diventato un libro.

Il combattente, di Karim Franceschi - copertina“Il combattente” è il resoconto di tre mesi trascorsi tra ardue battaglie, il duro impatto con le stragi di civili e i centri abitati in macerie: una testimonianza unica per cercare di comprendere attraverso un racconto in prima persona il dramma di uno scontro che ormai ha travalicato i confini della Siria e del Medio Oriente, per diventare attualità anche nel mondo occidentale.

La pubblicazione del libro firmato da Karim Franceschi insieme a Fabio Tonacci darà sicuramente nuovo impulso alle testate nazionali, che avranno modo di dare ancora spazio all’esperienza del combattente di Senigallia e soprattutto a uno scenario di guerra che viene spesso messo in secondo piano, quando sarebbe invece di importanza primaria all’interno di quello, più ampio, della lotta all’Isis, in quanto risalta in maniera netta la contrapposizione tra una cultura democratica, laica e moderna come quella della società curda del Rojava e un’impostazione assolutista, fondamentalista e retrograda come quella del sedicente califfato.

 

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