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Da Senigallia a Kobane, in guerra contro l’ISIS

Karim Franceschi ha scelto di partire per combattere a fianco dei curdi per la libertà e per la democrazia

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Karim Franceschi

Pubblichiamo di seguito la lettera di Karim Franceschi, 25enne senigalliese che ha scelto di partire per Kobane come volontario nell’YPG (Forze di Difesa del Popolo) per andare a combattere contro l’esercito dell’ISIS.

Una lettera tenuta finora nascosta per questioni di sicurezza dello stesso ragazzo militante dello Spazio Comune Autogestito Arvultùra, ma che ora viene pubblicata perché tutti possano conoscere e comprendere le ragioni di una lotta combattuta casa per casa, nell’attuale Kurdistan siriano al confine con la Turchia, che non riguarda solo il medio oriente e il califfato, ma che interessa tutti noi e gli stessi confini dell’Europa.

 

Senigallia, 7/1/2015

I movimenti che in Italia aspirano ad essere rivoluzionari, hanno riconosciuto il proprio corrispettivo nel Rojava e si stanno muovendo per la costruzione di una rete d’aiuti efficace. Dalle staffette alle arance di Rosarno, la solidarietà per Kobane si è trasformata in aiuto concreto; un contributo alla lotta.

La mia interpretazione della realtà materiale, però, è che in un contesto di guerra come è quello nel kurdistan siriano, qualunque sforzo al di fuori di quello militare, per quanto nobile e condivisibile, rischia di limitarsi semplicemente a tamponare il sangue senza però curare la ferita.
Il Rojava, oggi, non è un’autonomia democratica, ma un campo di battaglia.

Sono rimasto sorpreso quando ad una mia affermazione, in cui distinguevo la politica dalla guerra, l’ex governatore del cantone di Kobane mi disse: la guerra è politica. 
Dare sollievo ai tanti profughi in fuga dalla guerra è cosa buona, ma credo che nel Rojava e solo nel Rojava, tramite la sua resistenza, si deciderà il destino di quell’esperimento politico che si definisce “confederalismo democratico”: una via laica, femminista, ecologista e di autodeterminazione nel Medio Oriente.

Essere un rivoluzionario per me significa essere là a condividere quella pratica di resistenza, guardando in faccia la realtà senza distogliere lo sguardo, sconfiggendo la paura.
Sono partito per Kobane. Adesso mi aspetta un breve periodo di addestramento, dopo il quale farò quello che mio padre insieme a milioni di partigiani in Italia e nel mondo hanno fatto per difendere la libertà e la democrazia: combatterò in armi i fascisti del califfato nero.

Imbracciare il fucile e mettere la propria vita in gioco, è qualcosa di terrificante, eppure ogni rivoluzionario ne riconosce la necessità, quando la situazione politica lo richiede.

Il miei ideali di libertà, giustizia ed uguaglianza non hanno confini nazionali o culturali. Oggi i miei valori patriottici sono universali.

Karim Franceschi

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