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Senigallia: l’Associazione La Fenice ricorda Alberto Bevilacqua

Non solo romanziere ma anche poeta, come seppe riconoscere nel 2004 il premio "Spiaggia di Velluto"

Alberto Bevilacqua

E’ scomparso qualche giorno fa il grande scrittore Alberto Bevilacqua, conosciuto in tutto il mondo e che ha avuto positive esperienze anche in campo cinematografico come regista e sceneggiatore.


Ha vinto tutti i più importanti premi letterari italiani, Strega, Campiello ma soprattutto il Bancarella che viene assegnato per le vendite.

Quasi nessuno però ha valutato un lato particolare di Bevilacqua, cioè quello della poesia.

Tra questi, uno dei pochi, il Premio Senigallia Spiaggia di Velluto 2004 che ha riconosciuto con un premio di tremila euro (grazie al mecenatismo della Fiorini International Packaging) l’alto valore della poesia di questo scrittore prima considerato solo come romanziere.

Bevilacqua ha apprezzato questo Premio e le espressioni critiche di Alberto Bertoni, docente di letteratura moderna e contemporanea all’Università di Bologna (la cattedra di Carducci), ed ha aderito alla richiesta di scrivere una poesia per l’occasione, pubblicata dalla Associazione Culturale La Fenice in una plaquette con una grafica originale di Lanfranco Lanari e una nota di Vincenzo Guarracino.

Ecco la poesia:

A mia madre
(scomparsa un anno fa)

Segnami, ti prego, ancora le ore
con le tue lancette ferme sull’eterno,
mi inalbo in te
io notte terrena
e sono la distanza che ti separa
dall’una all’altra origine del nascere
– rinascere – forse
 resto un nonsenso che hai creato tu
senza saperlo, svagata di gioventù
di un Dio che ora si fa in te senso incantato
immagine e somiglianza
…nella tua mano che accarezza il mio volto
sei lo scheletro che sotto la carezza
mai avevo avvertito
quando il tuo godere di me in te
si faceva persona
ma sto imparando ad amarle quelle ossa
lo senti? lo ascolti?
il perno dei miei giorni già stride di ruggine,
ma insisto

Appoggiati a me,
stanco d’ogni tua stanchezza,
eternità, eternità t’invade
eppure il tuo mistero in me resta lo stesso:
il passo umile del cane
che ti  faceva strada come a un cieco dietro casa.
Alberto Bevilacqua, 2004

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