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Elezioni, da CNA Senigallia 5 proposte per un “contratto con la politica”

Ecco gli esiti di un sondaggio proposto ad oltre 1000 imprese del territorio

Massimiliano Santini e Giovanna Curto, segretario e presidente CNA Senigallia

Tale documento ha raccolto il parere di un campione ampiamente rappresentativo delle oltre 1000 imprese del senigalliese nostre associate, le quali a loro volta rappresentano circa 1/4 della forza lavoro complessiva della zona. Si tratta quindi di un documento alla cui stesura hanno concorso buona parte del nutrito tessuto imprenditoriale locale il quale, se consideriamo solo la forza lavoro occupata nel privato, impiega oltre il 50% del bacino occupazionale della zona.

1) RECUPERARE SERIETA’ E MORALITA’ NELLA CLASSE POLITICA

BASTA A SPRECHI, MALVERSAZIONI, RUBERIE, RENDITE E PRIVILEGI. E’ proprio il caso di dire che ne abbiamo viste di tutti i colori! Basta anche con le promesse demagogiche e le derive populistiche.

E’ giunto il momento di parlare di cose serie. Ciascun imprenditore e cittadino deve poter orientare il suo consenso elettorale dopo aver ascoltato proposte di politica attiva per imprese e cittadini.

Sono necessari nuovi esempi per riaccreditare la politica agli occhi dei cittadini. Gente nuova, giovane ed onesta, capace di cancellare quella grossa fetta di classe politica che ha dimostrato di essere inetta, corrotta e sprecona.

2) RIVEDERE AL RIBASSO IL CARICO FISCALE ED ALLENTARE IL PATTO DI STABILITA’

IVA: l’ulteriore aumento dell’aliquota deprimerebbe i già bassi consumi interni
TAGLIO DEL CUNEO FISCALE: differenza tra il costo del lavoro ed il reddito effettivo percepito dal lavoratore;
IRAP;
IRPEF;
IRES;
IMPOSTE REGIONALI E LOCALI (compresa la prossima tariffa per lo smaltimento dei rifiuti TARES);
IMU;
addizionali IRPEF;
suolo pubblico ed insegne;
altro.

Per quanto concerne l’IMU, teniamo a precisare che oltre la metà degli introiti sono transitati dai comuni per giungere nelle casse statali, concedendo al contempo alle amministrazioni, come contropartita, la facoltà di mettere mano alle aliquote locali, ovvero autorizzando lo sblocco del loro incremento.

La CNA dice basta a questo meccanismo che scarica la voracità dell’apparato pubblico sulle spalle dei soliti noti, imprese famiglie.

Fermo restando che le imprese hanno confermato di approvare il principio cardine della moralità fiscale e sociale, secondo il quale è necessario “pagare tutti per pagare meno”, si sono altresì espressi nel modo seguente, riguardo alle varie, imposte, tasse e tariffe alle quali sono soggette:

IRAP e add. IRPEF, utenze varie (le più pesanti); suolo pubblico, insegne, accise carburanti (le più odiose); TARES, inc. IVA, imposta di soggiorno (lo spauracchio), ridurre il cuneo fiscale-intervento incisivo (la più efficace).

3)SPENDING REVIEW(REVISIONE SPESA PUBBLICA) E RECUPERO DEL SOMMERSO

– snellimento dell’apparato burocratico, incentivando l’accorpamento dei servizi comunali tra municipalità limitrofe. Completando l’iter di revisione delle province ed introducendo un efficace raccordo istituzionale con le regioni.

Oggi vige una disarmante confusione nelle risorse e nelle funzioni nell’assetto istituzionale;

EFFICIENTAMENTO E MERITOCRAZIA: introdurre indicatori di performance anche nella giustizia, nella sanità, nella scuola e negli uffici pubblici;

RECUPERO DEL SOMMERSO, che oggi vale 120 mld di euro stimati per le entrate fiscali e 50 mld per le entrate contributive, intervenendo anche e soprattutto nei grandi flussi finanziari che sfuggono al fisco e non solo nella sanzione dello scontrino fiscale;

COMPLETA DETRAIBILITA’ delle spese da parte dei privati per prestazioni e servizi erogati da imprese e professionisti

DIFFUSIONE E POTENZIAMENTO DEI MEZZI TELEMATICI PRESSO LA P.A., dando pieno compimento all’introduzione dell’agenda informatica: ciò consentirebbe di recuperare risorse tanto per l’apparato chiamato ad erogare i servizi pubblici, che per gli utenti, imprese e cittadini, con un risparmio stimato in complessivi 70 mld di euro;

MAGGIORE CONTROLLO dei flussi di denaro verso l’estero di lavoratori sottopagati e senza diritti.

4) RIMETTERE IN MOTO L’ECONOMIA facendo ripartire i consumi interni (tornati ad essere quelli di 15 anni fa, con il costo della vita che cresce il doppio rispetto ai redditi medi)

E’ necessario:
UN PATTO INTERGENERAZIONALE SULLE PENSIONI E NELL’ACCESSO AL MONDO DEL LAVORO (indispensabile contrastare l’alta disoccupazione giovanile (37%), soprattutto femminile.

INCREMENTARE GLI INCENTIVI ALLE IMPRESE PER MERITI PROGETTUALI, CON PARTICOLARE RIGUARDO VERSO GLI ATTUALI E FUTURI “AMBASCIATORI” DEL “MADE IN ITALY”, terzo brand più conosciuto al mondo, che va attentamente monitorato e promosso come un patrimonio nazionale, al quale va associata un’immagine del Paese impeccabile ed operosa;

RIEQUILIBRARE LA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO (è necessario recuperare una grossa fetta della popolazione scivolata sotto la soglia della povertà e ricostruire la cosiddetta “classe media”);

INTERVENIRE SUL CREDITO A FAMIGLIE E IMPRESE (le banche devono tornare a supportare l’economia).

Rispetto a questo punto è doveroso chiedersi: perché è consentito alle banche di approvvigionarsi in Europa all’1% e rivestire gran parte di quelle risorse in Titoli di Stato con una resa del 5/6%?

Le risorse economiche devono uscire da tale circuito finanziario ed essere rimesse in circolo nell’economia reale, a disposizione di imprese e famiglie.

5) RAPPORTO CON L’EUROPA

La nostra presenza in Europa deve essere una scelta mirata e funzionale all’effettivo rafforzamento delle esportazioni delle nostre aziende, ma anche una opportunità da cogliere per garantire una stabilità economica e monetaria del sistema macrogeografico in cui ci troviamo.

Ci sono due questioni che una forte e compatta politica europea dovrebbe monitorare con attenzione, per le ricadute che tali fenomeni potrebbero generare anche sul sistema economico locale:

L’ECONOMIA VIRTUALE, composta prevalentemente dai “prodotti finanziari derivati”, ovvero strumenti finanziari il cui valore dipende da un’altra attività sottostante, il cui valore nel mondo pare oggi sia pari a 647.000 mld di dollari, ovvero 9 volte il PIL mondiale e 14 volte i titoli capitalizzati dalle borse mondiali. Si tratta in sostanza di una immensa bolla finanziaria che potrebbe ricadere addosso all’economia reale sempre più povera;

IL FISCAL COMPACT, ovvero il pareggio strutturale di bilancio. Si tratta di un accordo stipulato tra 12 paesi europei, secondo il quale nei casi come l’Italia con un debito pubblico di 2000 mld e un deficit di bilancio attorno al 3 nell’anno in corso, dovrà trovare il sostanziale pareggio di bilancio nel 2013.

Inoltre a partire dal 2014 i Paesi come il nostro che hanno un debito pubblico superiore al 60% del PIL, dovranno scendere sotto tale limite entro 20 anni, riducendo il debito di un ventesimo dell’eccedenza ogni anno (ciò significa in soldoni che ogni anni lo Stato dovrà accantonare circa 54 mld/anno).

Se pensiamo che l’intera manovra IMU nel 2012 ha generato 23 mld di entrate, è bene “mettere le mani avanti” e chiedere alla futura classe dirigente politica di questo Paese di intervenire subito nel mettere i conti in ordine senza gravare ulteriormente sulle casse delle imprese e sulle tasche dei cittadini.

Rispetto alle brevi riflessioni poste, lo scenario appare sempre più torbido e complesso e le imprese consultate hanno espresso il loro parere rispetto alla dimensione europea nel modo seguente:

A) RESTARE CONVINTAMENTE NELL’EUROPA UNITA                                                             60%
B) ASSETTO EUROPEO DA RIVEDERE, ALTRIMENTI ALTRO CARROZZONE                     20%
C) ABBANDONARE L’EURO E TORNARE AD UNA POLITICA MONETARIA NAZIONALE                                                                                                                                               20%

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