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Volti e nomi della Senigallia celebre ma modesta n°16: Michele Droghini

Ai più sarà sconosciuto questo nome, ma non certo sotto quello più noto di "Geos". FOTO

Michele Droghini alle prese con la serie "Invasioni Esotiche"

Via Margutta è una piccola viuzza al centro di Roma, conosciuta come una specie di galleria d’arte, anche a cielo aperto, per le tantissime opere di artisti ivi esposte, oltre che per i ristoranti alla moda o le abitazioni di personaggi “In” dello spettacolo e della Roma “Bene“.

A fornirgli tanta celebrità fu il film, forse neppure conosciuto dalle attuali generazioni, del 1953 “Vacanze Romane” diretto da William Wyler, interpretato nientepopodimenoche dalle due celebrità di allora: Gregory Peck e Audrey Hepburn.

Ecco, via Cellini, non avrà i ristoranti di nome, i suoi abitanti non saranno “In“, al più possono essere solo “in casa“, non ci sono botteghe d’arte, non sarà una viuzza del centro storico, bensì è una lunga arteria di traffico continuo ed esasperante, però… c’è un però che l’accomuna: l’arte.
Si, perché ritengo che anche la pittura murale, che piaccia o meno, deve essere interpretata come un modo di fare arte, quindi cultura. Un modo suo generis per esprimersi e inviare messaggi, con l’intenzione di chi li manda, che il passante o l’automobilista, osservandoli, provi una qualche sensazione e che magari venga invitato a riflettere.

"Invasioni Esotiche" in via Cellini a Senigallia, di Michele DroghiniRicordo bene che una decina di anni or sono, quando divenni uno degli abitanti “in casa” di via Cellini, sul lato monte c’era un fosso che divideva il pendio della collina, con la strada. Poi venne costruito un muro che contenesse i possibili smottamenti. Utilissimo, ma tetro nel suo grigiore, fintanto che non cominciarono a decorarlo con graffiti, devo dire, non sempre gradevoli.

Fintanto che un giorno è arrivato lui, Michele Droghini, in arte “Geos. Che pian piano si è impossessato di quasi tutta quella superficie iniziando a rinfrescarla da prima con fumettistici quanto allegri, ma inesistenti personaggi per i comuni mortali, ma ognuno una storia disegnata ed esistente nella sua testa.

Ma oramai per lui quelle opere erano superate ed allora a fine novembre ha cominciato a passarci sopra una mano di fondo per metterci su una nuova storia.
Freddo e vento non lo hanno fermato, perché solo la pioggia gli può far rinunciare al non presentarsi per completare quella sua arte che sembra interpretata a metri lineari o mq.

Lo avevo conosciuto qualche hanno fa quando noi di “Cittadinanza Fattiva” avevamo ripulito e tinteggiato il sottopasso di via Perilli, e lui con altri suoi amici, lo avevano poi affrescato con loro opere. Ricorda ancora quei giorni con piacere e ricorda La Piaga, Leo (infatti mi ha chiamato sempre con quel nome fino a quando non gli ho fatto notare l’errore), ma soprattutto Patrizia, per la sua enorme energia.
Ora, ritrovandomelo sotto casa, non ho potuto far a meno di andarci a scambiare qualche parola, tanto che ne è nata questa specie di intervista.

D – Allora… chi è Geos?
R – Nasco semplicemente come Michele Droghini…

D – Come nasce il tuo talento artistico? Hai fatto degli studi nel settore della grafica o similari?
R – No. Allora partiamo dall’inizio. Io ho avuto questa idea diversi anni fa: sono nato a Mondolfo, mio padre era un dipendente delle Ferrovie dello Stato per cui avendo i viaggi gratis in treno mia madre spesso la domenica ci “caricava” me e mia sorella sul treno e ci portava in giro. In queste trasferte ci capitava spesso di fermarci su queste stazioncine di provincia e ogni volta venivo colpito dai colori con cui erano state affrescate le fiancate dei treni o i muri di cemento che delimitavano la stazione. Guardavo quei disegni e la mia fantasia galoppava.
"Invasioni Esotiche" in via Cellini a Senigallia, di Michele DroghiniLa sera poi, quando ritornavo a casa, provavo a riprodurre sulla carta quanto mi era restato impresso, correggendolo da quanto la mia fantasia esigeva. Poi all’età di circa 15/16 anni, anziché fermarmi a bighellonare nei bar del paese, ho pensato che fuori di queste porte c’era il mondo il mondo dei graffiti, a cui nel frattempo mi ero sempre più affezionato.

D – Quindi dietro le tue spalle non c’è una base di studio?
R – Al 90% sono un autodidatta, sto studiando da solo, quando ho tempo… le luci, le sfumature, le proporzioni, anche se devo dirti che sono un po’ pigro con lo studio! Appena vedo un soggetto, ecco che zac!, mi entra nell’ottica e butto giù subito l’idea sul primo pezzo di carta che trovo. Sono stato per circa un anno ad abitare nella bassa Marca, tra Loreto e Recanati, fuori quindi da Senigallia ed è in quell’occasione che mi si è offerta l’occasione di frequentare un corso di grafica anche se maggiormente aperto all’uso del computer. Però ho appreso alcune nozioni sull’uso dei colori ed altre cose utili per chiunque disegni.

D – Disegnare è la tua passione. E questa tua passione, immagino che ti porterà ad inseguire anche un tuo sogno speciale. Del resto sogno e fantasia sono un tutt’uno, non credi?
R – Il mio sogno, non da oggi, ma da tanti anni sarebbe quello di creare un ambiente migliore, sanato, dove la gente possa passare, soffermarsi a guardare, dialogare, discutere e criticare perché no, l’opera che ha di fronte, con l’autore. Una specie di mostra all’aperto, dove anche una piazza fa al caso suo, magari con pannelli intercambiabili o qualche cosa di similare.

D – Vedo che stai coprendo cancellando con una mano di pittura coprente quei visi che avevi disegnato tempo fa, sostituendoli, con dei pesci partoriti dalla tua mente fantasiosa. Che cosa significa tutto ciò? C’è un messaggio in tutto questo tuo “lavoro”?
R – Certamente! Gli squali che vedi rappresentano un fatto avvenuto tempo fa a Senigallia: la cattura di uno squalo. E la gente giù a parlarne per diverso tempo. Poi questi ultimi, rappresentano le varie invasioni che l’Italia ha subito e che intitolerò, “Invasioni Esotiche”. Ogni pesce indica una nazione o un continente con la loro cultura, con i loro colori, i loro costumi… questo con il bastone, ad esempio è il “Pesce Profeta” con i colori degli ebrei; questo rosso è un pesce africano, dove il rosso indica l’esotico; questo che si vede spina e testa rappresenta la fame dell’Africa; il polipo con il turbante rappresenta l’India, le braccia delle loro divinità; l’orca indica i popoli europei con la bandiera multicolorata, a rappresentare tante nazioni e la ferocia del consumismo, e così via…

D – L’ultima cosa che ti chiedo. C’è anche un costo, in tutto questo. Tu offri un servizio gratis alla città, che ti dovrebbe essere grata e, visto che di arte non si vive, anche vicina! Allora ti chiedo: l’Amministrazione ti è in qualche modo “vicina”?
Michele Droghini alle prese con la serie "Invasioni Esotiche"R – Posso solo dirti che con il Comune si lavora, mi hanno preso in considerazione e sono contento. Io sono quello che li faccio, ci metto la testa, lavoro alla luce del sole.

E devo dire che questa sua affermazione mi ha rasserenato!

Ma terminata la parte di domande e risposte, lo vedo estrarre il suo telefonino per mostrarmi le foto di altri suoi lavori in cui i soggetti (visi, corpi femminili, animali) sono riprodotti quasi in maniera maniacalmente fotografica, dove l’arte della sfumatura la fa da padrone. Totalmente diversa dal suo disegnare fumettistico! Veramente un artista poliedrico.
Mentre ho colloquiato con lui per circa un’ora e mezza, siamo stati fatti segno di continui strombazzamenti di auto con amici di Michele che lo salutavano. Segno della sua enorme popolarità.

E per favore, quindi, dopo quanto ho raccontato, non sognatevi di chiamarlo “artista di strada“, perché questi non esistono: ci sono solo ARTISTI, che poi possono essere più e meno abili, ma Geos appartiene solo alla prima tipologia, quella dei migliori.
E più che le parole sono le immagini colme di colori e sfumature a parlare da sole.

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