SenigalliaNotizie.it
Versione ottimizzata per la stampa

Quanto vale un "occhio della testa"?

Un caso di quantificazione di risarcimento per danni permanenti alla vista

Sci Club Senigallia

BanconoteTalvolta si sente dire “mi è costato un occhio della testa”, ma quanto vale un occhio della testa? In particolare, se un bambino perde totalmente il visus da un occhio, qual è il giusto risarcimento? Lo scopriremo tra poco; prima vi racconto il fatto.

Ci troviamo a Brusciano, un comune della Campania. Un bimbo di due anni si trova in braccio alla madre, quando all’improvviso una pioggia di detriti e brecciame provenienti dal cassone di un autocarro lo investe. In conseguenza del sinistro, il piccolo riporta un danno gravissimo all’apparato visivo, consistente nella perforazione corneale con perdita dell’iride dell’occhio sinistro.
Nonostante la pacifica responsabilità del conducente dell’autocarro che viaggiava ad alta velocità, la compagnia assicuratrice non risarcisce il danno. Ed è causa.

Nel corso del giudizio l’invalidità permanente del piccolo viene stimata nella misura percentuale del 30%. Si passa quindi a quantificare il danno.

Molte sono le voci da considerare: danno biologico permanente, invalidità temporanea totale, invalidità temporanea parziale, danno morale, danno esistenziale, danno alla capacità lavorativa futura. Il Tribunale prende in considerazione ciascuna voce.

A titolo di danno biologico, cioè del danno alla salute in sé considerato, al piccolo viene riconosciuta la somma di euro 96.562 (siamo nel 2008) e già si rileva che se il sinistro fosse capitato a Milano o se il giudice avesse applicato le tabelle di quella città il risarcimento sarebbe stato superiore di oltre diecimila euro. Il Tribunale scrive che tale importo deriva da una quantificazione equitativa del pregiudizio in parola, sulla base di un parametro monetario (cd. liquidazione a punto) ricavabile secondo coefficienti moltiplicatori interagenti tra loro (età dell’infortunato, capacità biologica del soggetto di reagire al pregiudizio psicofisico in relazione alla sua specificità e all’età stessa, durata media della vita) che viene a fondarsi inizialmente sul rapporto tra grado di invalidità minimo ed il valore economico ad esso attribuibile.

A titolo di invalidità temporanea totale e parziale viene corrisposto un risarcimento di circa 2.500 euro.

Si passa poi al danno morale. Il Tribunale critica l’impostazione che applica automaticamente il criterio della frazione del danno biologico (solitamente nella misura di un terzo o un mezzo), come se il danno morale fosse sempre meno grave del danno alla salute. Pertanto in ragione delle circostanze del caso, il suddetto danno viene liquidato in misura pari a quello biologico, dunque altri 96.562 euro.

Si passa poi al danno esistenziale che viene negato dal Tribunale atteso che quale "danno conseguenza" avrebbe dovuto essere oggetto – oltre che di espressa allegazione, peraltro mancante – di specifica dimostrazione. Ma nulla era stato offerto al giudice a riprova di un presunto sconvolgimento delle abitudini e della quotidianità del piccolo in seguito al sinistro. Non solo. Ad avviso del Tribunale erano le stesse peculiari circostanze in cui si verificava la lesione a dover far escludere la sussistenza di tale danno. Ciò in quanto, avendo il piccolo perso l’occhio all’età di nemmeno due anni, egli non aveva avuto neanche il tempo di acquisire delle "abitudini o una quotidianità" esistenziale suscettibile di essere negativamente incisa dal pregiudizio riportato. Sicché, non essendosi il danneggiato ancora costruito un suo proprio mondo relazionale/affettivo, è evidente che quest’ultimo non poteva essere in radice nemmeno sconvolto dall’evento.

Vi è infine l’incidenza sulla capacità lavorativa: senza un occhio è possibile affermare con certezza la perdita di chance lavorative ed è possibile presumere l’impossibilità di conseguire gli stessi redditi di una persona “sana”. Il calcolo del giudice è questo.
Non potendo prevedere, ovviamente, che lavoro avrebbe fatto da grande, si parte dal triplo della pensione sociale che al momento della decisione  è di 11.736 euro. Tale somma viene ridotta del 70%, essendo l’inabilità specifica del 30%. Ottenuta la somma di 3.251 euro il Tribunale procede alla capitalizzazione in base ai coefficienti di capitalizzazione previsti dal R.D. n. 1403 / 1922 per la costituzione delle rendite vitalizie immediate. Tuttavia, non essendo previsto un coefficiente di capitalizzazione per un soggetto dall’età di meno di due anni, applica quello indicato per l’età più giovane (12 anni): 20,048.
Quindi moltiplica  la somma di euro  3.251 X 20,048 , in modo da ottenere la somma di 70.589.
Tale somma, viene decurtata di un 10%, al fine di tenere conto dello scarto della vita fisica (cui si correla la rendita vitalizia ed i relativi coefficienti) e vita lavorativa (giacche la percezione del reddito presuntivo indicato avrebbe comunque interessato solo il lasso temporale sino all’età pensionabile e non già tutto il residuo periodo di sopravvivenza). Siamo arrivati ad euro 63.530.
Tale somma viene però personalizzata tenendo in considerazione:
– della giovanissima età della vittima al momento del fatto (2 anni);
– della gravità della lesione;
– della sua incidenza su qualsiasi attività fisica o intellettuale che il piccolo intraprenderà;
– della perdita di chance che è derivata al danneggiato secondo un giudizio di prognosi postuma informato a criteri di verosimiglianza, potendosi assumere con ragionevole certezza che un soggetto cieco ad un occhio potrà avere notevoli difficoltà lavorative (anche di progressione di eventuale futura carriera) a causa della sua menomazione;
– della verosimile entità del reddito futuro (così come calcolato ex l’art. 4 del D.L. n. 857 del 1976 e RD 1423/1922) , così come corretta per l’anacronismo dei coefficienti di capitalizzazione;
dall’altro,
– del vantaggio derivante dalla capitalizzazione anticipata di un danno ancora a verificarsi e, in particolare, di un anticipato riconoscimento rispetto all’inizio dell’attività lavorativa;
– della maggiore facilità di inserimento di cui potrà verosimilmente godere il piccolo in ragione della sua invalidità per effetto di normative tutelanti la disabilità (???).
In buona sostanza viene riconosciuto un danno di 100.000, euro a titolo di incapacità lavorativa specifica.

Siamo così giunti alla fine. Secondo il Tribunale di Nola, un occhio della testa vale  308.555,00 euro.

Vi sembrano tanti o pochi? A me sembrano davvero pochi.

Se pensiamo che la diffamazione di un magistrato viene risarcita con somme che variano dai 50.000 ai 100.000 euro, a prescindere da qualsiasi pregiudizio di carattere patrimoniale, ma solo sulla presunzione di una sofferenza morale e di una lesione della reputazione, che possono anche mancare, già ci rendiamo conto come il risarcimento sia del tutto inadeguato.
Si dice nella sentenza, quanto al danno esistenziale, che il minore non aveva abitudini di vita essendo troppo piccolo: e quelle che dovrà necessariamente assumere per tutta la vita a causa della lesione? Di ciò, il Tribunale non ha tenuto conto.

Quanto al danno alla capacità lavorativa specifica, il calcolo è inadeguato sin dall’inizio: perché partire da una somma di 11.000 euro all’anno? Cioè il minimo di legge? Oggi un operaio guadagna mediamente una somma netta mensile, e sottolineo netta, di 1.100-1.200 euro; un impiegato 1.200-1.800 euro; un professionista 4/5 mila euro al mese. Ovviamente nel lavoro autonomo ci sono eccezioni. Perché dare per scontato che avrebbe guadagnato meno di un operaio (visto che il lordo di un operaio è di circa 2.000 euro)?
Come non considerare, poi, tutte le chance perse? Quel bambino non potrà fare il chirurgo, il pilota, il fotomodello, il tecnico di laboratorio analisi, la carriera militare e tanti altri lavori e si stancherà più degli altri ogni qual volta dovrà studiare o semplicemente leggere un libro. Certo, probabilmente guadagnerà davvero una cifra bassa nella vita, ma proprio a causa della lesione! Insomma, bastonato due volte.

Alla luce di questa sentenza, mi pare si debba trovare un altro modo di dire, non essendo più economicamente adeguata l’affermazione “mi è costato un occhio della testa”.

da Avv. Mirco Minardi
www.mircominardi.it

Mirco Minardi
Pubblicato Martedì 15 settembre, 2009 
alle ore 11:00
Come ti senti dopo aver letto questo articolo?
Arrabbiato
Triste
Indifferente
Felice
Molto felice
Commenti
Ci sono 2 commenti
teddy cheli 2013-09-16 00:07:24
e' difficile quantificare il danno subito da un bambino e stabilire un equo indennizzo, in quanto non si hanno parametri certi, ma condannare all'indennizzo di euro 110.000 per la perdita dell'uso di un occhio, ad un uomo settantenne che ha svolto l'attività di boscaiolo e, tale menomazione non l'ha impedito di condurre l'automobile, andare alla ricerca di funghi e poi venderli, tale rimborso mi sembra un poco eccessivo.
rapa nui 2013-12-03 12:21:24
mi creda, spero per lei di non dover mai perdere l uso di un occhio neanche a 100 anni. non puo' immaginare il dolore che si prova. sia fisico che psicologico. farebbe bene a non essere cosi superficiale. si ricordi che la vita è una ruota.
ATTENZIONE!
Per poter commentare l'articolo occorre essere registrati su Senigallia Notizie e autenticarsi con Nome utente e Password

Già registrato?
... oppure Registrati!




Cronaca
Politica
Cultura e Spettacoli
Sport
Economia
Associazioni
Fuori dalle Mura