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Cimitero di Senigallia: quando gli artigli della burocrazia toccano il caro estinto…

...Beh!! Allora c'è chi comincia a "preoccuparsi" (per il momento, solo i familiari...)

Ingresso del Cimitero delle Grazie a Senigallia

Questa mattina (ndr: 24 luglio) sono venuto casualmente a conoscenza di quello che non so neppure se chiamare disservizio, comunque sia di certo un atto governato da una legge nazionale (credo) che per qualche ragione arzigogolata “sequestra” la cara salma per un arco temporale che va da un minimo di 15 ore fino a raggiungere le 30.


Transitando attraverso l’ingresso principale del Cimitero delle Grazie, ho notato ed ascoltato sulla destra un gruppetto di persone che di fronte alla Camera Mortuaria confabulavano ad alta voce con animi un po’”agitati” fintanto di suggersi a vicenda di contattare la stampa per rendere pubblica la cosa.
Ero con mia moglie, per cui ho preferito prima visitare i nostri defunti e solo a ritorno mi sono informato per conoscere quale era la “cosa” di cui la stampa doveva essere informata.

Ecco che allora, presentandomi, mi si sono fatte avanti le persone più a conoscenza dei fatti, anche perchè erano i familiari dell’estinto. Defunto che nel frattempo però era ritornato “libero”, ed anche i familiari si erano un po’ calmati e pacatamente mi hanno spiegato il loro problema. Che poi è un problema, speriamo il più tardi possibile con cui tutti, magari in differenti ruoli, dovremmo confrontarci.

EuroFranceschini e sua moglie (se pubblico nome e cognome è perchè lo stesso mi ha pregato di farlo cosa che gli fa solo che onore!) mi raccontano come ieri sera -23 luglio – il papà di Franceschini passa a miglior vita nella sua abitazione. A questo fa seguito il solito iter del trasporto tramite un’agenzia di pompe funebri (oggi i defunti non possono essere più tenuti in casa) nella camera mortuaria. E già qui, i due coniugi, sono a chiedersi come funziona la scelta della camera mortuaria cimiteriale e quella ospedaliera. Sembra una piccola cosa, ma tra le due c’è una grande differenza. In quella del cimitero non c’è un bar e neppure dei bagni decenti! E si sa che in quei momenti di dolore, c’è invece bisogno sia di un servizio che dell’altro. Non credo che debba spiegare che il servizio bar, non è quello di passatempo!

Poi la salma una volta giunta in camera mortuaria (nel caso in questione quella cimiteriale) viene chiusa (non si può essere visitata) nella stanzetta riservata alle autopsie e dove ci sono due celle frigorifere senza possibilità di vederla, di lavarla e vestirla, prima che il “medico necroscopo” preposto a questo servizio, non l’abbia visitata (http://www.soccorsosicuranza.it/leggi/circ24.htm). Cosa questa che come canta la legge non può avvenire prima delle 15 ore e comunque entro le 30. Non credo che debba spiegare, tutti abbiamo avuti dei cari che se ne sono andati. E si sa bene che i parenti vogliono stare con la salma fino all’ultimo minuto, fino alla chiusura della bara. Parenti che vengono da fuori. Anziani che si sono magari fatti accompagnare fin lì e magari non possono vedere il defunto. Le operazioni del funerale che vengono rimandate. Insomma le solite prassi, importanti e faticose emotivamente parlando, che invece di venir allegerite e sollecitate, sono rimandate a data da destinarsi.

E se è vero che questa è la dura lex, sed lex, la dura ed insensibile Legge che va rispettata, va anche da se che il problema affetti, sensibilità, rispetto, non deve essere tralasciato, dimenticato, accantonato, inosservato evitando di essere preso in esame, solo perchè frutto di una legge nazionale. Non lo so a chi spetti amministrativamente e istituzionalmente parlando, occuparsi di questo lato del problema. Non so chi si senta emotivamente portato a trovare una soluzione al caso. Ma qualcuno deve pur esserci e qualche cosa dovrà pur fare. Credo che si debba escludere che questo è il caso della famiglia Franceschini. No, assolutamente. E’ un problema di tutti e che questa famiglia, senza peli sulla lingua ha posto in evidenza in prima persona. Infatti, come mi hanno riferito alcuni addetti ai lavori è un problema che devono affrontare ogni giorno.

Suggeriva il sig. Franceschini, quindi non solo critiche da parte sua, di mettere in quella stanzetta, almeno una piana di marmo, magari separata da un vetro divisorio, su cui porre la salma seppur ancor svestita, ma coperta da un lenzuolo, che lasci intravedere il solo viso. Poi dopo le 15 ore, la visita deve essere fatta d’ufficio, senza il dover “avvisare” l’agenzia di pompe funebri che se non rintracciano il medico si chiameranno i Carabinieri o come già riferito sopra, la stampa.
Non voglio neppure pensare lontanamente, né sentirmi dire, che il problema è dovuto alla carenza di medici necroscopi, né che questi siano utilizzati per altri lavori o interventi. Perchè non sono certo i medici quelli che mancano in Italia.

Poi scorrendo la legge in questione, tra l’altro mi sono imbattuto in questo passo “…. In alternativa, è consentito dotare il medico necroscopo di apposite apparecchiature di ausilio per l’accertamento della morte.
In tal caso, dopo il decesso, anche prima delle 15 ore, ai sensi del combinato disposto dell’art. 4/5 e dell’art. 8, il medico accerterà la morte con registrazione, protratta per almeno 20 minuti prima, di un elettrocardiografo…”.

Ho cominciato allora a pensare (sicuramente in modo errato), che quello che possa mancare sia proprio un elettrocardiografo??

E se vorrei essere smentito in questo ultimo punto, altrettanto vorrei essere tranquillizzato, che qualcuno si sta interessando della cosa nella sua interezza.

Nel qual caso, a lui, un grazie anticipato.

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