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Disoccupazione: la soluzione sta nella riforma degli uffici del lavoro

Lista Civica Italiana: "Offerta bassa in tutto il paese, ma le Marche stanno pagando un prezzo altissimo"

Crisi, lavoro

Premesso che il lavoro è uno scambio tra prestazione e compenso e non è una elemosina, siamo con tutti i lavoratori licenziati e in Cassa Integrazione. Seguiamo con attenzione le vicende che hanno interessato gli operai della FIAT di Pomigliano d’Arco e quelle dell’ILVA di Taranto ed anche di quelle di tutti quei dipendentistatali che non hanno avuto rinnovato il contratto di lavoro e non lo avranno neanche nei prossimi anni. Il loro stipendio, grazie all’aumento dell’inflazione che sarà del 3% circa, perderà ancora potere di acquisto e di conseguenza il Pil (Prodotto Interno Lordo) diminuirà oltre le stime che sono del 0,8% a livello nazionale.

I diritti acquisiti non vanno mercanteggiati ma lo diventano di fatto se le persone accettano condizioni capestri pur di lavorare. Senza dignità e senza diritti non si può parlare di lavoro ma di schiavitù. Riteniamo che aiutare i disoccupati, inoccupati, cassaintegrati ed esodati residenti nella nostra Regione è fondamentale se vogliamo per cambiare la società: “vivere non è sopravvivere”. Le vicende dell’Api di Falconara e della chiusura di varie aziende della Vallata del Tronto offrono un quadro desolante.

Come Liste Civiche Marche siamo impegnati a monitorare continuamente le difficoltà che ci sono nel mondo lavorativo e siamo a disposizione di coloro che hanno perso il lavoro e debbono riconvertire la propria professionalità in altri settori anche attraverso percorsi formativi. Al riguardo i centri per l’impiego debbono diventare punti di riferimento e debbono dare risposte. Esiste il problema dal Piceno a Pesaro di lavoratori che oltre i cinquant’anni, fuoriusciti dal lavoro non possono andare in pensione perché non hanno l’età ma di fatto sono fuori dal mercato del lavoro.

In Italia l’offerta di lavoro è bassa ma le Marche stanno pagando un prezzo altissimo per le politiche scellerate degli ultimi governi nazionali compreso quello attuale del prof. Monti e della prof.ssa Fornero. Oltre a chi ha perso il lavoro sono circa 20 mila i lavoratori in cassa integrazione nelle Marche. Dal 2008, inizio della crisi, ad oggi i cassintegrati sono 73 mila come documenta l’Ires-Cgil delle Marche. L’indagine Excelsior realizzata dal Ministero del Lavoro e dalla Unioncamere documenta che sono stati persi 4400 posti di lavoro e che solo il 12,7% delle imprese è disposta ad assumere e queste sono solo la metà rispetto allo scorso anno. Il saldo tra licenziati-pensionati e nuovi contratti è sempre più negativo.

Stiamo attraversando una crisi di certo inedita ma che ha nella debolezza del sistema produttivo le ragioni principali e al momento non si intravvedono per niente prospettive reali di ripresa. Ascoltiamo impotenti, o quasi s’intende, che si dovrebbe puntare su politiche di internazionalizzazione e di ricerca ed anche di innovazione tecnologica per far ripartire il sistema produttivo marchigiano. Ma quali programmi ci sono e quali sono i progetti di investimenti? Verranno decentrate le decisionali delle politiche per l’occupazione e la formazione da parte della regione Marche?

Spacca, Governatore delle Marche, parla sempre di piani per l’assistenza tecnica per la micro, piccola, e media impresa sul territorio nonché di sportelli informativi che dovrebbero sorgere nelle Camere di Commercio nonché di punti informativi con l’agenzia Ice (Istituto Commercio Estero) ma con quale formazione? E, con quali strumenti finanziari però non viene detto. Certo si parla di marketing territoriale ma non di economia urbana. Perché?

Le tutele della riforma del lavoro della Fornero tanto reclamate non garantiranno i giovani dalla disoccupazione di lunga durata. Non si è risolto il problema del lavoratori con contratti precari. La riforma ha imposto vincoli che hanno peggiorato la vita delle persone. La riforma Fornero è stata solo una razionalizzazione parziale dell’esistente e non si è avuto alcun contratto unico quando ne doveva essere l’obiettivo centrale. Ma, cosa grave, non si è avuto nessun allineamento dei contratti di lavoro precari. E, non solo è stato ridotto il ricorso alla cassa integrazione straordinaria ma non è stato creato nessun sistema di protezione per tutti i lavoratori.

Per il governo Monti il lavoro non è stato per niente alla sua attenzione. Si è solo detto che non c‘erano soldi e che tanto ci pensava la famiglia e il risultato è che proprio quelle famiglie che nella nostra regione hanno problemi per fare la spesa alimentare sono aumentate. Per chi non ha famiglia e viene licenziato e non rientra in programmi di cassa integrazione è drammatico.
L’associazione “Sulle Ali dell’Amore” di San Benedetto del Tronto ha reso noto che sono circa 170 le famiglie che proprio non possono fare la spesa alimentare. Salutiamo con piacere l’associazione dei disoccupati che si è creata come forma di risposta spontanea nella provincia di Pesaro Urbino alla crisi appena descritta. L’associazione (Presidente Ermanno Cavallini) è Costituita non solo da disoccupati, cassa integrati e non occupati ma anche da esodati e liberi professionisti da molti mesi senza commesse ed è parte di una costituenda rete di simili iniziative che stanno nascendo in tutta Italia.
Purtroppo anche se la voglia di fare è tanta, spesso ci sono barriere di tipo burocratico che si frappongono al tentativo di concretizzare delle risposte anche consociative alla crisi. La collaborazione con i job center è spesso poco fruttuosa non a causa della cattiva volontà degli operatori ma per le regole forse non ancora perfettamente tarate sulle reali esigenze del momento a cui sono soggette. La rete degli uffici per il lavoro per loro stessa ammissione oggi non gestisce che il 10% dell’incontro domanda-offerta del lavoro, un altro 15% passa per le agenzie di lavoro interinale ed il restante 75% è lasciato al passa parola o peggio al caso e allea prassi del clientelismo.

Ma il problema è che la rete dei job ha tante richieste di lavoro ma pochissime sono le offerte perché le aziende spesso non si rivolgono a loro nemmeno quando hanno bisogno di assumere. Servirebbero all’interno dei job center delle figure che oggi non esistono che dovrebbero attivamente cercare offerte di lavoro e dovrebbero visitare anche di persona le aziende. Questo è tanto più necessario quanto più l’azienda è piccola , in quanto le micro aziende spesso non sono in grado di sapere nemmeno che figura professionale se realmente gli serva, spesso tendono a chiedere profili “alti” anche per ruoli di più modesto spessore con il risultato di trovare persone in realtà non adatte al ruolo reale nell’azienda.
Nella provincia di Pesaro, prima la bolla della nautica e poi la crisi del mobile, dell’edilizia ed in misura minore della metalmeccanica hanno creato negli ultimi 2 anni circa 7000 nuovi disoccupati. Interi settori come la cantieristica sono stati spazzati via ,e siamo ormai sicuri che se mai ci sarà una ripresa di questo settore non sarà in questa provincia ma altrove e fuori della nostra regione.

In definitiva raccomandiamo una radicale riforma della rete dei job center per metterli in grado di operare assai più incisivamente; non solo facilitando l’incontro domanda-offerta ma cercando attivamente lavoro da offrire ai disoccupati che a loro si rivolgano a loro come succede in molti paesi anglosassoni e del nord Europa. Una parte di questi disoccupati potrebbe addirittura trovare lavoro nel potenziamento e nel ripensamento radicale di queste strutture che oggi al contrario per effetto dei tagli alla spesa vedono ridurre finanziamenti e personale.

Commenti
Solo un commento
Zuccollo florent 2013-02-14 13:59:21
Sono disoccupati sono senza lavoro quasi due anni non lo so cosa fare, sono in difficoltà vorrei lavorare
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