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Salario minimo: “la sentenza che Fratelli d’Italia non ha letto”

"Fa sorridere che Fratelli d'Italia Senigallia si indigni non per il lavoro povero, ma per chi prova a contrastarlo"

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Fratelli d’Italia cita la sentenza n. 60/2026 della Corte Costituzionale, ma la cita in modo inesatto.

La Corte ha dichiarato incostituzionale una legge regionale toscana che introduceva un criterio premiale autonomo (un punteggio aggiuntivo per le imprese che pagassero almeno 9 euro l’ora) perché le Regioni non possono stabilire da sole criteri di aggiudicazione diversi da quelli previsti dal Codice dei Contratti Pubblici nazionale.

Ma è la Corte stessa a ricordare che quel Codice (il D.Lgs. 36/2023) prevede già strumenti precisi per tutelare i lavoratori negli appalti: l’obbligo di applicare i contratti collettivi di settore, il divieto di offerte sotto i minimi salariali ministeriali, il controllo sulle offerte anomale. Non c’è nessun vuoto normativo da colmare con leggi regionali. Ci sono strumenti nazionali che un Comune può e deve usare.

Noi non proponiamo di fare quello che ha fatto la Toscana. Proponiamo di usare esattamente quegli strumenti che la Corte ha confermato essere legittimi.

La nostra linea è semplice e chiara: negli appalti del Comune di Senigallia il lavoro non può essere la variabile su cui si scaricano i ribassi. Clausole sociali, tutela del costo della manodopera, valorizzazione dei contratti collettivi più rappresentativi, controlli sulle offerte anomale: sono tutti strumenti già disponibili, già legittimi, già previsti dal Codice che Malerba evidentemente non ha letto.

Basta guardare cosa accade oggi, sotto i nostri occhi, negli appalti pubblici per la gestione di biblioteche e musei: gare al massimo ribasso che producono contratti da 7-8 euro all’ora, nessuna tutela sindacale reale, lavoratori (spesso laureati, spesso giovani) costretti ad accettare condizioni inaccettabili pur di lavorare nel proprio campo di studi. Questo è il risultato concreto di una politica degli appalti che non si pone il problema della qualità del lavoro. Vogliamo invertire questa rotta.

Fratelli d’Italia difende il cosiddetto “salario giusto” introdotto dal Governo, ma evita di dire una cosa fondamentale: il decreto Meloni non introduce alcun salario minimo legale. Non esiste una soglia minima universale garantita per tutti i lavoratori. Il Governo ha scelto di limitarsi a richiamare i contratti collettivi maggiormente rappresentativi e a collegare ad essi alcuni incentivi alle imprese. Ma il problema del lavoro povero non si risolve con uno slogan.

Esistono ancora contratti nazionali che prevedono livelli salariali insufficienti rispetto al costo reale della vita. Per questo continuiamo a sostenere il principio di una retribuzione dignitosa sotto la quale non si debba scendere, soprattutto quando si utilizzano risorse pubbliche.

Non proponiamo scorciatoie propagandistiche, ma una scelta politica chiara: utilizzare tutti gli strumenti consentiti dalla legge per impedire che negli appalti pubblici si continui a competere comprimendo salari e diritti.

Fa sorridere che Fratelli d’Italia si indigni non per il lavoro povero, ma per chi prova a contrastarlo. Pensiamo che un’amministrazione comunale debba stare dalla parte dei lavoratori e delle imprese serie, non di chi compete abbassando salari e tutele.

PD Senigallia
Pubblicato Lunedì 4 maggio, 2026 
alle ore 10:36
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