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Lavenia (Di.Te.): “Serve una supervisione per i docenti, non solo test all’ingresso”

"Quando manca uno spazio di pensiero, la fatica si accumula. E il rischio di errore aumenta"

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Scuola, insegnamento, lezione

Negli ultimi dodici anni circa 500 insegnanti sono stati denunciati dai genitori e processati. Un dato che, insieme all’aumento dello stress tra i docenti, fotografa una scuola sempre più sotto pressione.

“Non possiamo continuare a pensare che il problema si risolva solo intervenendo all’inizio del percorso, con test psico-attitudinali o nuove forme di selezione”, afferma il professor Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo.

“Quegli strumenti possono essere utili, ma non bastano. Insegnare non è una qualità che si certifica una volta per tutte. È una funzione che si costruisce e si mette alla prova ogni giorno, dentro relazioni sempre più complesse”.

Secondo Lavenia, il punto critico non è l’ingresso nella professione, ma ciò che accade dopo. “Oggi un insegnante entra in classe e si trova a gestire molto più della didattica. Deve contenere, mediare, interpretare. E spesso lo fa da solo, senza uno spazio in cui poter rileggere quello che accade”.

Una solitudine che, nel tempo, può trasformarsi in stress, rigidità e difficoltà relazionali. “Quando manca uno spazio di pensiero, la fatica si accumula. E il rischio di errore aumenta. Non è un caso che crescano anche i contenziosi con le famiglie”.

Per questo, la proposta è chiara: introdurre in modo strutturato gruppi mensili di supervisione per docenti. “Non si tratta di formazione tradizionale né di aggiornamento. Parliamo di spazi guidati da psicologi esperti, dove gli insegnanti possano portare casi reali, condividere difficoltà, comprendere le dinamiche prima che diventino conflitto”.

“In altri ambiti professionali ad alto stress la supervisione è la norma. Nella scuola, ancora no. Eppure, è proprio lì che servirebbe di più”.

Per Lavenia, il nodo è culturale prima ancora che organizzativo. “Dobbiamo smettere di pensare che basti selezionare meglio chi entra. Il vero tema è sostenere chi resta. Perché una scuola non si salva con più controlli, ma prendendosi cura di chi ogni giorno prova a tenerla in piedi”.

Redazione Senigallia Notizie
Pubblicato Domenica 3 maggio, 2026 
alle ore 3:00
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