Approvata mozione per la Palestina dal Consiglio comunale di Senigallia
"La pace non è concetto di parte", ma Fratelli d'Italia si astiene: 21 favorevoli e 3 astenuti per l'approvazione

Durante il consiglio comunale di mercoledì 8 aprile, il dibattito si è concentrato sulla situazione del conflitto a Gaza, con interventi di esponenti appartenenti a diversi orientamenti politici, che hanno espresso le proprie posizioni in merito.
Tra le diverse tematiche di interesse generale, è stata discussa una mozione sul riconoscimento dello Stato della Palestina, presentata dal sindaco e condivisa dai gruppi consiliari.
Già proposta nel luglio 2025 e rinviata, è tornata in Aula.
Nel dibattito è stata richiamata la situazione umanitaria di Gaza, tra conflitto e difficoltà negli aiuti.
Tale mozione, rappresenta una presa di posizione a favore della pace e dei diritti del popolo palestinese.
È intervenuto il sindaco Massimo Olivetti, che ha sottolineato il valore del documento approvato, evidenziando come il tema della pace debba restare al di fuori delle contrapposizioni politiche.
Ha rimarcato che l’atto deriva da un confronto condiviso tra le forze politiche, grazie anche al contributo dell’assessore alla Cultura Riccardo Pizzi, definendolo un esempio di dialogo e collaborazione da prendere come esempio.
Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere Luigi Cosmo Damiano Rebecchini (Forza Italia), che ha ribadito come la pace sia un valore condiviso e non di parte.
Ha sottolineato il dovere del consiglio comunale di esprimersi su questi temi, richiamando anche alcune recenti parole del Papa, e ha auspicato una maggiore consapevolezza, soprattutto tra i giovani, per promuovere una cultura di pace e contrastare linguaggi d’odio.
Durante le dichiarazioni di voto, il consigliere di Fratelli d’Italia Massimo Montesi ha invece scelto di attenersi alla posizione del partito a livello nazionale, annunciando quindi l’astensione.
Un ulteriore intervento è stato quello di Enrico Pergolesi (Consigliere – Diritti al Futuro), dichiarandosi favorevole al voto, esprimendo come possa essere un segnale simbolico positivo nella speranza che prevalga sempre la pace.
Anche il consigliere Dario Romano (PD) ha espresso voto favorevole, sottolineando il valore della pace come principio da applicare nella quotidianità.
Ha però evidenziato il rammarico per i tempi lunghi della discussione, sostenendo che un accordo avrebbe potuto essere raggiunto prima, e ha richiamato la necessità di una posizione sempre chiara contro ogni forma di violenza.
Il sindaco ha concluso , riconoscendo il lavoro svolto da più esponenti per arrivare a una sintesi condivisa.
Ha evidenziato che i tempi della discussione non sono un ostacolo, se utili a favorire un confronto e a raggiungere un risultato comune, esprimendo soddisfazione per l’esito finale.

























* (dal libro: Comment le peuple palestinien fut inventé, di David Horowitz, Guy Millière)
(….) Fu, nota Ion Mihai Pacepa, ex-capo della Securitate rumena, nel suo libro “The Kremlin Legacy“, in un giorno del 1964, «fummo convocati a una riunione congiunta del KGB a Mosca». Il soggetto della riunione era di estrema importanza: «si trattava di ridefinire la lotta contro Israele, considerato un alleato dell’Occidente nel quadro della guerra fredda che conducevamo». La guerra araba per la distruzione di Israele non era suscettibile di attirare molti sostegni nei «movimenti per la pace», satelliti de l’Unione Sovietica. Dovevamo ridefinirla. Era l’epoca delle lotte di liberazione nazionali. Fu deciso che sarebbe stata una lotta di liberazione nazionale: quella del “POPOLO PALESTINESE”. L’organizzazione si sarebbe chiamata OLP: Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Alla riunione parteciparono membri dei servizi siriani e egiziani. I Siriani proposero il loro uomo, come futuro leader del movimento: Ahmed Shukairy¹, e fu accettato. Gli Egiziani avevano il loro candidato: Yasser Arafat. Quando fu chiaro che Shukairy non sarebbe stato all’altezza della situazione, fu deciso di rimpiazzarlo con Arafat, e, spiega Pacepa, costui fu “fabbricato”: abbigliamento da Che Guevara medio-orientale, barba di tre giorni da avventuriero. «Dovevamo sedurre i nostri militanti e i nostri contatti in Europa».
E aggiungo anche questo:
Il 31 marzo 1977, il giornale olandese Trouw pubblica un'intervista con un membro del comitato direttivo dell'OLP, Zahir Muhsein. Ecco le sue dichiarazioni: "Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato Palestinese è solo un mezzo per continuare la nostra lotta contro lo Stato d'Israele per l'unità araba. In realtà non c'è differenza fra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Solo per ragioni politiche e strategiche oggi parliamo dell'esistenza di un popolo palestinese, visto che gli interessi arabi richiedono che venga creato un distinto "popolo palestinese" che si opponga al sionismo. Per motivi strategici, la Giordania, che è uno Stato sovrano con confini definiti, non può avanzare pretese su Haifa e Jaffa mentre, come palestinese, posso indubbiamente rivendicare Haifa, Jaffa, Beer- Sheva e Gerusalemme. Comunque, appena riconquisteremo tutta la Palestina, non aspetteremo neppure un minuto ad unire Palestina e Giordania".
Perché lo "stato di Palestina" (tre parole che nello statuto di hamas non esistono) non è mai stato in programma da parte di nessuno. Se un giorno dovessero riuscire nei loro intenti e distruggere lo stato di Israele, dalle ceneri di Israele non nascerebbe lo stato di Palestina; semplicemente sarebbe rimosso l'unico (secondo loro) ostacolo che impedisce di unire quel territorio alla grande Umma Islamica. Ovviamente ignorano che nessuno degli stati circostanti aspira a unirsi ai palestinesi, che disprezzano con tutti se stessi (perché, a differenza dei buoni di professione nostrani, i palestinesi, loro, li conoscono. Eccome se li conoscono!).
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