Dopo il 25 aprile di Senigallia
Dallo Spazio Autogestito Arvultùra: "Un punto di vista di parte"

“Vorrei ringraziare alcuni scritti dell’Anpi, perché quello che vedo oggi, giovedì sera era già nei nostri telefonini”.
Così il Sindaco Olivetti ha aperto il suo discorso in Piazza Roma durante la cerimonia istituzionale per le celebrazioni del 25 aprile. Poi la piazza ha voltato le spalle, ha fischiato, ha urlato, ha contestato e alla fine buona parte di essa, se n’è andata in un corteo spontaneo verso il Foro, la piazza proibita.
Si è conclusa così una “querelle” durata settimane tra un’amministrazione che ha tentato di ridimensionare il significato antifascista della ricorrenza e l’Anpi, che invece cercava di evitare ogni forma di dissenso esplicito, riconducendolo all’ossimoro della “contestazione silenziosa”, che è un po’ come mangiare a bocca chiusa.
Non ci ha stupito che una giunta di destra – con Fratelli d’Italia come partito di maggioranza relativa e una classe dirigente locale composta anche da ex-missini ed ex-militanti di CasaPound – cogliesse ogni occasione per sminuire la vittoria antifascista. Ci ha stupito, invece, che gli antifascisti si facciano dettare modi e forme su come celebrare la Liberazione.
Di fronte a una tale provocazione, dal nostro punto di vista, le risposte possibili erano solo due. La prima: convocare immediatamente un’assemblea aperta a tutte le realtà – collettive e individuali – che da anni costruiscono il 25 aprile, per decidere insieme come reagire. La seconda: opporsi con forza, dichiarando la ferma volontà di restare al Foro Annonario, aprendo un confronto con l’amministrazione e un dibattito pubblico in città.
È stata scelta invece una terza strada: accettare l’imposizione, incassare il colpo e presentare il nuovo luogo come un fatto compiuto, spacciandolo per l’unica via possibile per non dargliela vinta.
Riteniamo che accettare di festeggiare la Liberazione nello spazio che la destra ha concesso, senza nemmeno provare a contrastare la decisione, sia stato un atto di sfiducia nella capacità dell’antifascismo di lottare per i propri spazi.
Non si tutela la festa evitando lo scontro con chi la vuole ridimensionare. La si tutela rivendicando con orgoglio il diritto di stare nella piazza principale della città nel giorno in cui ricordiamo la vittoria sul nazifascismo.
Per queste ragioni non abbiamo partecipato alla festa pomeridiana in Piazza Manni: ci siamo limitati a presenziare alla deposizione della corona di fiori davanti alla lapide del partigiano Aldo Cameranesi, al voltarsi, ai fischi in Piazza Roma e al corteo fino al Foro.
Per noi l’antifascismo non è una mistica istituzionale a cui obbedire come un atto di fede, né un qualcosa di riconducibile alla strumentalità elettorale del centro-sinistra. È invece una pratica di lotta quotidiana per la memoria, la dignità e gli spazi pubblici.
Per questo, oggi più che mai, riteniamo necessario ripartire dal basso, dalla capacità di organizzazione autonoma e dal coraggio di non delegare ad altri – tanto meno a questa destra – la memoria della Liberazione.
Da Spazio Autogestito Arvultùra






























No, nessuna sorpresa davvero.
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