Villa Sorriso, perla verde di Senigallia
Un ricordo da Rossano Morici grazie alle parole di Irma Pierpaoli

A 50 anni dalla morte avvenuta nella sua casa di Senigallia il 30 gennaio 1967, lo scrittore e storico senigalliese Leonardo Badioli ricorda la professoressa Irma Pierpaoli in un interessante articolo apparso su Ecomarchenews il 27 febbraio 2017.
https://www.ecomarchenews.com/la-biologa-marina-che-si-appassiona-di-alghe/
La Piepaoli ricercatrice dell’ecosistema marino, algologa, esperta di botanica e geografia, scrisse un opuscolo stampato nel 1953 dalla Tipografia Senigalliese dal titolo Senigallia nel suo sfondo geografico fisico e nelle sue zone di verde[1]. L’opuscolo di trenta pagine, è ricco di dati e informazioni sui giardini, alberi e viali alberati della nostra città, allora una perla verde immersa in un mare azzurro. In particolare la Pierpaoli descrive in modo accurato la nostra città di metà Novecento.
«Basta salire in collina, pur persuadersi che Senigallia non è bella soltanto nella cornice del suo mare, ma anche in quella del suo verde, che la circonda e che ora penetra pure fra le case della città»[2].
Con queste parole la Pierpaoli dipinge la nostra città come era nei primi anni 50.
Ed ora vediamo come la Pierpaoli descrive Villa Sorriso [3],vero polmone verde della nostra Senigallia.
«300 varietà di rose, vi accolgono a maggio, superbe, gioiose, ammalianti, dandovi l’impressione di muovervi in un regno di fate! Guardate quelle rose; ma due Abeti meravigliosi, verde pieno e albicante, vi attraggono, con il loro portamento maestoso, misterioso: fughe di nanetti, intravedete, quasi sotto i loro rami; appartengono a quell’incantato regno di fate! Archi, piscine, . pergolati,chioschi, rampicanti, siepi , fiori , tutto è Sorriso, è favoloso. Intanto, vi richiamano le foglie porporescenti delle Lagerstroemie (Lythracee), che l’ansiosa aspettativa delle loro regali fiorite rosseggianti, in estate, quando i cicalecci, le risa, le allegrie dei bagnanti, a Senigallia, si perdono tra le piante e i fiori dei suoi giardini, e nel sole del suo splendido mare.
All’entrata, vi incatena un pergolato di glicine, che all’aprirsi della primavera, vi accoglie con un’esplosione di corolle lilacine. vi riportano alle melodie della Butterfly di Puccini, nel mondo dei kimoni fra ventagli e parasoli, dei torji laccati fra crisantemi, iris. e fiori. di loto. Poi? Guardate ai lati del cancello, prima di uscire fra i platani del Viale: Vedrete due pini. Osservateli. Sono Pini di Aleppo? No. Sono i nostri Pini da pignoli? No. Dovrebbero avere una chioma densa, verde scuro, quasi nero; ma sono spaesati, non riescono ad adattarsi, all’ambiente senigalliese; mostrano perciò la chioma diradata e schiarita; però, conservano i loro coni sessili, a gruppi, sui rami, e le loro squame presentano un‘unghia ero bruna dal lato inferiore. Sono: Pini neri d’Austna. I pini più diffusi rimboschimenti di oltre Adriatico, sul Carso, che amano il suo terribile ambiente duro, roccioso; martoriato di foibe e doline; battuto con violenza dalla bora. Vogliono le terre calcaree, ma decalcificate, le così dette terre rosse; non resistono, all’umidità dei terreni marnosi, specie se in essi diminuisce l’umidità. Una ventina di anni fa il Pino nero austriaco fu coltivato a Senigallia; e in Ancona pure per il rimboschimento dei terreni franosi a Capodimonte, a S. Ciriaco, sul Conero».[4]
[1]Irma Pierpaoli, Senigallia nel suo sfondo geografico fisico e nelle sue zone di verde,Tipografia Senigalliese, 1953.
[2]Pierpaoli, p. 10
[3]Pierpaoli, pp. 24-25.
[4]Pierpaoli, p. 25.
di Rossano Morici


























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