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Le donne, e le dieci maestre, per tutto l’anno

Domenica 22 marzo al Palazzetto Baviera il libro di Marco Severini "Dieci donne Storia delle prime elettrici italiane ed europee"

Presentazione libro Dieci donne

Quest’anno, in occasione della ricorrenza dell’80° anniversario del voto alle donne, le iniziative femminili si sono moltiplicate, pur nella diversità di approccio e modalità.

Ma come attestano i nuovi recenti casi di femminicidio, le disuguaglianze registrate in alcuni settori lavorativi e molto altro, l’attenzione sulla realtà femminile dovrebbe durare tutto l’anno, anche perché la loro focalizzazione su alcune celebrazioni rischia di creare nuove forme di ghettizzazione.

La prima denuncia pubblica in Italia della servitù in cui gli uomini relegavano le donne risale a 231 anni fa quando a Mantova, il 1° luglio 1797, Carolina Arienti, una ventottenne popolana nata a Firenze e trasferitasi con il coniuge in Lombardia, ci mise la faccia e, davanti a un pubblico misto di uomini e donne, condannò la schiavitù delle donne e, più marcatamente, i difetti dell’educazione tradizionale femminile, l’iniquità della condizione patrimoniale ed ereditaria, l’esclusione dal mondo del lavoro e in generale l’oppressione cui erano sottoposte. Da quel lontano 1797 è nato nella penisola il processo di emancipazione femminile che ha conseguito importanti traguardi, anche se questo lungo percorso è stato adeguatamente storicizzato solo di recente. Infatti, potremmo chiederci: in quante scuole e università italiane gli studenti possono apprendere le tappe di questo complesso itinerario che abbraccia quattro secoli? C’è dunque ancora molto da fare.

Presentazione libro Dieci donneDomenica 22 marzo, al Palazzetto Baviera di Senigallia, alle ore 18.00, viene proposto alla comunità il libro di Marco Severini “Dieci donne Storia delle prime elettrici italiane ed europee” (1797 edizioni, 2026, pp.120). Introduce Nicia Pagnani, presidente Anpi provinciale Ancona, modera Mabel Morri, presidente Anpi Senigallia; l’evento è organizzato dall’Associazione di Storia Contemporanea e dall’Anpi.

Nella primavera del 1906, in un vivace dinamismo che collegava suffragiste italiane ad altre europee e statunitensi, dietro sollecitazione del proclama di Maria Montessori e della contestuale petizione firmata da Anna Maria Mozzoni – la maggiore femminista italiana tra Otto e Novecento – e da altre 25 donne, inviata al Parlamento nazionale che il 25 febbraio 1907 l’avrebbe discussa, migliaia di italiane inoltrarono la domanda per essere iscritte nelle liste elettorali politiche all’organo deputato, le Commissioni elettorali provinciali. Non senza sorpresa, undici Commissioni riconobbero l’istanza, subito impugnata dai rispettivi procuratori del re: in secondo grado solo una delle Corti di appello confermò l’accoglimento, quella di Ancona.

Pertanto, il 25 luglio 1906, la Corte di appello di Ancona, presieduta da Lodovico Mortara, riconobbe, per la prima volta in Italia e in Europa, il diritto di voto politico a dieci maestre, nove di Senigallia (Carola Bacchi, Palmira Bagaioli, Giulia Berna, Adele Capobianchi, Giuseppina Graziola, Iginia Matteucci, Emilia Simoncioni, Enrica Tesei, Dina Tosoni) e una di Montemarciano (Luigia Mandolini-Matteucci). Una storia bella quanto articolata, rimasta sepolta tra le carte d’archivio per quasi un secolo.

Dagli Organizzatori

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