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Memorie epigrafiche dell’alluvione di Senigallia del 22 ottobre 1897

Le immagini delle epigrafi a Borgo Molino, agli ex Magazzini Generali, alla chiesetta di San Sebastiano e al Molino Marazzana

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Pochi ricordano che a Senigallia il 22 ottobre 1897 ci fu una catastrofica alluvione che paralizzò la città e la isolò per parecchi mesi perché crollarono ben 4 ponti ferroviari, furono gravemente danneggiati 2 ponti cittadini (ponte Garibaldi e il ponte in ferro tra il corso Vittorio Emanuele e la via Grande) e 2 nella vallata del Misa (quelli del Vallone e delle Bettolelle).

L’avvenimento fu così eccezionale da meritare di essere ricordato su ben 4 epigrafi (tutte collocate a spese di privati e non del Comune) che pochissime persone conoscono e che oggi si presentano per rievocare l’evento.

Il livello della piena fu così alto che a Borgo Molino, sulla strada Arceviese, c’era un metro e trenta di acqua. Per fortuna all’epoca la borgata non esisteva; c’erano solo il mulino con il vallato e l’invaso e tre o quattro case coloniche, in una delle quali abitava il colono Agostino Pierdiluca, il cui acronimo AP compare a siglare l’epigrafe che il mezzadro appose sulla casa dove abitava con la famiglia per lavorare il podere di proprietà del cav. Settimio Becci. L’epigrafe in foto è piuttosto conosciuta, per averla pubblicata Rossano Morici, studioso del clima senigalliese, non sono molti anni fa in un paio di libri ormai introvabili se non in biblioteca.

Epigrafe sulla casa colonica Becci a Borgo Molino di Senigallia a conduzione di Agostino Pierdiluca (video/frame G. Santoni 1992

La fiumana danneggiò gravemente il Ponte e Porta Garibaldi (in precedenza chiamata Porta Cappuccina o Porta Mastai) dove c’era l’ufficio del Dazio, con annessa pesa pubblica e bascula, e invase i Portici Ercolani.

L’acqua arrivò fino in piazza Roma, allagò Piazza delle Erbe, il Foro Annonario e penetrò dentro la caserma della Regia Finanza e Dogana, in via Principe Amedeo (oggi via Mederico Perilli). Qui un mattone con epigrafe segnala che l’altezza dell’acqua arrivò a 69 cm dal suolo del cortile interno dei Magazzini Generali, oggi in parte adibito a parcheggio della Finanza (foto di Francesco Sestito, giugno 2019).

Epigrafe alluvione 1897, altezza acqua. Foto di Francesco Sestito
Inoltre fu invasa dall’acqua tutta la parte bassa della città, cioè il Borgo Pace e il Rione Porto, su cui ci sono molte foto interessanti che si possono trovare con facilità in internet.

Poiché contemporaneamente al fiume Misa esondarono pure il fosso S. Angelo (che costeggiava l’attuale via Capanna) e il diversivo o cavo Penna (che scorreva dove ora passa il viale IV Novembre e sfociava in mare dove oggi c’è la Rotonda), fu allagato tutto il Borgo di San Sebastiano, dentro la cui chiesetta, vicino all’attuale piazza Diaz, si trova la terza epigrafe che si propone (nella foto di Learco Perini, 30 maggio 2014). Questa epigrafe è particolarmente interessante perché presenta il confronto fra i livelli di tre alluvioni: quella del 22 settembre 1855, quella del 22 ottobre 1897 e quella recente del 3 maggio 2014, con la data scritta a matita dal parroco del Portone don Giancarlo Giuliani dopo l’evento.

Epigrafe nella chiesetta di San Sebastiano con i livelli delle alluvioni del 1855, 1897 e 2014.

Una quarta epigrafe, piuttosto originale perché ricavata incidendo la data dell’alluvione nel fango secco di un vaso che venne murato sulla parete esterna di un mulino, ci è stata segnalata dal dr. Paolo Formiconi, che l’ha fotografata e insieme con Giuseppe Santoni, autore di questo articolo, ne ha misurato l’altezza rispetto all’attuale piano stradale in località Molino Marazzana: cm 145,5 dal suolo.

Dettaglio dell’epigrafe dell’alluvione del 22 ottobre 1897 sul Molino Marazzana
Come ricorda Lamberto Olivi, comproprietario dell’immobile, con probabilità il livello dell’acqua di piena era significativamente più alto rispetto alle misurazioni attuali, in quanto è stimabile che la quota della strada si sia alzata di circa 30 cm rispetto a quella dell’epoca per via dei fanghi e detriti depositati dalle alluvioni e delle manutenzioni della strada per i vari lavori di imbrecciatura effettuati nel tempo. Che sia così, è dimostrabile dal fatto che oggi risulta interrato al livello della strada pure lo scalino d’ingresso al piano di lavoro del molino, scalino che solitamente in edifici simili era alto dai 20 ai 25 cm per evitare che le acque piovane e il fango della strada penetrassero all’interno dell’immobile in caso di precipitazioni più abbondanti.

Il molino a cereali con macine a pietra, oggi in stato di abbandono, appartiene alla famiglia Olivi da quando il bisnonno Alessandro lo acquistò dal conte Marazzani-Visconti l’11 giugno 1920. È stato in funzione fino alla metà del secolo scorso, quando la famiglia trasferì gradualmente l’attività, intorno agli anni ’50, a Passo Ripe (frazione di Trecastelli), dove si stabilizzò intorno agli anni ’70 in un più moderno e funzionale molino a cilindri, che ha lavorato dagli anni Cinquanta del secolo scorso fino agli anni 10 del secolo corrente.

Si segnala da ultimo, come curioso, il fatto che la zona del molino, nonostante le innumerevoli volte in cui è stata inondata dalle acque, sia stata esclusa in un primo momento dalle zone ad alto rischio PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) del 2004-2006 del Comune di Senigallia [cfr. il Piano di emergenza in aree a rischio idrogeologico molto elevato R4 (Rischio 4 = massimo) 2004-2006 ]; poi vi fu ricompresa nel successivo PAI del 2016, rivisitato e aggiornato dall’Autorità di Bacino della Regione Marche dopo gli eventi alluvionali del 3 maggio 2014.

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