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Infortunio al bimbo bendato alla “Marchetti”: condannato il Miur a pagare oltre 16 mila euro

Paradisi: "Grave che la pubblica amministrazione costringa i danneggiati a sopportare anni di causa"

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Condannato il Ministero dell’Istruzione a risarcire tutti i danni subiti dal bambino senigalliese (oltre 11 mila euro più spese legali) che, nel febbraio 2015, presso la palestra della scuola media “Marchetti” si ruppe il setto nasale durante un progetto di educazione motoria proposto dalla Uisp in cui il ragazzo doveva eseguire un percorso bendato.

Il bimbo, appunto bendato e guidato da un suo coetaneo, doveva fare, al termine del percorso, un salto dentro un cerchio in prossimità del muro della palestra. Fin da subito, sia la responsabile della Uisp (l’ente di promozione sportiva che aveva promosso nella scuola il progetto denominato “Le sentinelle del benessere”) sia il Ministero dell’Istruzione si erano opposti strenuamente al risarcimento del danno (6 punti di invalidità permanente accertata e oltre 50 giorni di malattia) in favore del bimbo di 11 anni ascrivendo a lui stesso la responsabilità dell’evento.

Una posizione che suonava fin da subito inaccettabile e beffarda” commenta l’Avv. Roberto Paradisi che ha difeso la famiglia del ragazzino evidenziando fin da subito la pericolosità dell’esercizio, la mancanza di presidi di sicurezza e l’anomalia giuridicamente insostenibile di derogare la vigilanza ad un coetaneo dell’alunno. Il Tribunale di Ancona, facendo proprie tali motivazioni (e spiegando che “il grado e l’intensità della vigilanza avrebbero dovuto raggiungere la massima estensione trattandosi di allievi delle classi inferiori della scuola primaria” nonché che fosse prevedibile “che si potessero verificare comportamenti esuberanti da parte dei minori”) ha così condannato con sentenza 2601/2019 il Ministero dell’Istruzione a risarcire integralmente il danno.

Non poteva avere esito diverso la causa – ha chiosato l’Avv. Paradisi – ed è grave che la pubblica amministrazione, in casi come questi, costringa da una parte i danneggiati a sopportare anni di causa per ottenere giustizia, dall’altra impegni risorse dello Stato (cioè nostre) anziché favorire una composizione stragiudiziale. Quando si sbaglia, e in questo caso l’errore è stato marchiano, si rimedia. E magari ci si scusa. Non si ingaggiano lotte giudiziarie con le risorse dei cittadini”.

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