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Senigallia: la violenza di genere al centro della giornata inaugurale di “Diritti al Futuro”

Il programma dettagliato di mercoledì 12 settembre

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femminismo, lotte sociali

Nella giornata inaugurale della seconda edizione di DIRITTI AL FUTURO, si affronterà il tema della violenza di genere e della L. 194 di cui decorrono quest’anno i quarant’anni della sua approvazione.


Il tema della violenza maschile contro le donne è una questione ineludibile, ormai, che va affrontata ed estirpata alla radice in una società che si definisce democratica, civile, culturalmente e socialmente avanzata. Donne e uomini insieme hanno il dovere di riflettere, prendere consapevolezza e cambiare logiche di potere che vedono un genere prevalere sull’altro nei modi più svariati, da quelli più manifesti a quelli più nascosti, con forme di violenza diverse, da quelle agite a quelle simboliche.

Quello della violenza contro le donne è un fenomeno strutturale che va compreso nella sua complessità, va affrontato sul piano culturale e sociale e sul piano politico va riconosciuto come un problema di giustizia sociale.

La difficoltà nell’attuazione della L.194, si colloca proprio in questo contesto, in un quadro politico, culturale e sociale nel quale alle donne, con la mancata applicazione della legge a causa del numero enorme di obiettori nei consultori e negli ospedali pubblici, (che in certe Regioni d’Italia sfiora il 99%), si nega di fatto il diritto di autodeterminazione sul proprio corpo e sulla propria vita. Non solo, ma la legge 194 viene disapplicata anche nella parte in cui stabilisce le azioni legate alla prevenzione e alla diffusione dell’educazione sessuale a scuola e tra i/ le giovani.

Di tutto questo si parlerà nella tavola rotonda del pomeriggio a partire dalle 17:30.
Coordinano: Nausicaa Fileri (consigliere comunale de La Città Futura)
Carlo Girolametti (Assessore comunale al welfare e protezione sociale)
Intervengono:
– Orietta Candelaresi (insegnante e pedagogista) LA DIMENSIONE STRUTTURALE E LE RADICI CULTURALI E SOCIALI DELLA VIOLENZA DI GENERE
– Marina Toschi (vicepresidente nazionale dell’Associazione Ginecologi Territoriali) LEGGE 194: OBIEZIONE RESPINTA
– Laura Ginocchini (ginecologa) PREVENZIONE ED EDUCAZIONE SESSUALE
Modera Marianna Lombardi (ostetrica)

Nel dopo cena a partire dalle 21.15 rappresentanti dei centri antiviolenza locali illustreranno il ruolo che i centri antiviolenza svolgono nel nostro territorio.

A seguire la proiezione del film “VOGLIAMO ANCHE LE ROSE” di Alina Marazzi.

Una breve scheda del film “VOGLIAMO ANCHE LE ROSE” scritta dalla regista Alina Marazzi.
E’ la storia di Anita, Teresa e Valentina.
Non si sono mai incontrate e hanno vissuto nell’Italia degli anni sessanta e settanta, in età diverse e in città lontane.
Ma le loro storie vere, riportate in diari privati, sono in un’ideale continuità, testimonianza di lotte famigliari e politiche, personali e collettive, per affermare autonomia, identità e diritti in un Paese patriarcale.
Nel 1964, Anita è un’adolescente, ragazza brava di una famiglia bene. È timida eriflessiva. Spesso si chiude nella stanza notturna e confessa al suo diario tutto il suosenso di inadeguatezza e fragilità. “Ci ha invitati la famiglia di sotto: questa sera devo andare per la prima volta a ballare! Ho una fifa maledetta, mal di stomaco eccetera.
Quanti anni ho?? Quasi diciassette!! … e invece sono stata coraggiosissima!”.
Mentre fuori dall’appartamento borghese della Milano bene, i suoi coetanei iniziano afare esperienza di autonomia e rivolta, lei si chiude e fa i conti con i dettami di una cultura borghese, autoritaria e moralista. Anita vorrebbe scoprire l’amore e il sesso, ma l’educazione che le hanno impartito la blocca inibendole una piena e consapevole esperienza del suo corpo e della sua vita.
Teresa invece l’amore e il sesso li ha già scoperti, e a soli vent’anni è rimasta incinta.

Cosa fare? Come gestire una gravidanza indesiderata in una cultura meridionale quale quella della sua famiglia? “Per un’altra donna questo momento poteva essere di grande felicità. Ma non per me. Per me è la tragedia. Per me è la fine. Penso solo a mio padre, a mia madre, e che sarebbe meglio morire”. Teresa decide di abortire, e così il diritto per cui si stava battendo insieme alle compagne del collettivo non è più uno slogan ma diventa parte della sua vita, visto che l’aborto nel ’76 è illegale. Lascia il suo paese nel
Sud e va a Roma: maestosa, straniante e ora nemica, sfila nelle sue strade rumorose e nei palazzi fitti. Teresa farà esperienza di un aborto clandestino, consumato in una stanza anonima, su di un lettino gelido, da un ginecologo sconosciuto. Riporterà sulle pagine del diario i sentimenti e le riflessioni di una pratica che da lì a poco diventerà un diritto, per lei non più astratto.

Valentina a Roma c’è nata, ci vive e opera da militante femminista, attiva nei circoli e collettivi, ben nota al “Governo Vecchio”. Vive i suoi trent’anni intensamente, mettendo sempre in relazione il “personale con il politico”, cercando di trovare un equilibrio possibile tra le muse del separatismo e una piena e condivisa storia d’amore con uomo.
Una sera è con il suo Francesco, finalmente intimi, ma una telefonata la distoglie: un commando di compagne ha gambizzato un ginecologo. Deve correre, sperando di trovare al ritorno la sua storia d’amore ad aspettarla.
Ma Valentina è consapevole che questo grande periodo conflittuale di lotte e passioni, politica e sesso, sta finendo perché, come scrive sul suo diario: “Siamo sconfitti, uomini e donne, dopo il ’77 e penso che i veri effetti saranno lenti a insediarsi nelle nostre coscienze”.
Queste tre donne non si conoscono, ma la loro testimonianza ha una ugual tensione e si muove, inconsapevole, in un’unica direzione: un sommovimento generazionale che ha preso le singole e private concezioni della vita e del mondo e le ha fuse in una visione collettiva e pubblica. I 20 anni che hanno cambiato la vita di ognuno di noi.

DICHIARAZIONE DELLA REGISTA
Il film immagina gli eventi narrati nei diari ricorrendo a materiali di repertorio dell’epoca, accostandoli, forzandoli ed esaltandoli in una libera interpretazione che vuole andare al di là della ricostruzione storica per cogliere il più possibile tutta la verità emotiva e esistenziale di cui la storia è fatta.
Fotografie, fotoromanzi, filmini di famiglia, inchieste e dibattiti televisivi, film indipendenti e sperimentali, riprese militanti e private, pubblicità, musiche e animazioni d’epoca e originali, oltre ai tre diari privati, sono la stratificazione visiva e sonora su cui riscrivere una storia del passato recente alla luce di un futuro incerto.
Il racconto si snoda su due linee narrative che si intersecano continuamente tra loro e che costituiscono i poli di una dialettica tra la sfera pubblica e quella privata.
femminismo, lotte socialiIl momento pubblico tende a rappresentare l’evoluzione dei modelli culturali, sociali e politici dominanti, trasformati dalle lotte femministe e civili in materia di aborto, divorzio, contraccezione e violenza sessuale. A definirlo sono i repertori d’archivio pubblici e privati.
Il momento privato è garantito da racconti in prima persona, desunti dai diari inediti ditre donne provenienti da ambienti e culture diverse. Le loro storie, intime e personali, sono rappresentative delle esperienze, sofferenze, lotte e cambiamenti che i singoli hanno tentato, supportati dall’umore sociale del tempo e si modellano come esemplari del cambiamento in atto.
Sfera pubblica e privata, quindi, dialogano senza soluzione di continuità, fungendo la prima come cornice storico-sociale, la seconda come ingrandimento di un particolare accolto nell’universale.
Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70 per metterla in relazione, a partire dal ‘caso italiano’, con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l’intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o oppure addirittura platealmente rimessi in discussione.
Dove sono approdate oggi queste donne? Che tipo di coscienza hanno di sé, quali sono ancora i traguardi da raggiungere, i desideri da esaudire? Come vivono le loro relazioni affettive, l’amore, la maternità?
Di quanto esigeva il celebre slogan ‘Vogliamo il pane, ma anche le rose’, con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono con originalità la loro partecipazione a uno sciopero di settimane nel Massachusetts, forse il necessario, il pane, è oggi dato per acquisito. Ma le donne si sono battute per un mondo che desse spazio anche alla poesia delle rose.
Ed è una battaglia più che mai attuale.

La regista Alina Marazzi
Nata nel 1964, vive e lavora a Milano. Regista di documentari, è stata aiuto regista in lungometraggi per il cinema e ha collaborato a progetti di arte e video arte. Con il film Un’ora sola ti vorrei ha vinto numerosi premi internazionali, tra i quali il premio per il miglior documentario al Festival di Torino 2002 e al Newport International Film festival (2003), e la menzione speciale della giuria al Festival di Locarno 2002 e al Festival dei Popoli di Firenze 2002.
Vogliamo anche le rose è il terzo documentario di Alina Marazzi dedicato a storie e identità femminili.
Con Un’ora Sola ti vorrei, l’autrice ricostruisce la figura di una donna, sua madre, che perse quando era bambina. Per Sempre indaga le ragioni che spingono alcune donne a fare una scelta di vita definitiva all’interno di comunità monastiche.
Con Vogliamo anche le rose lo sguardo di Alina Marazzi si veste di un senso di compartecipazione alle vicende collettive delle donne e alle loro battaglie.

Programma di Mercoledì 12 Settembre 2018 Senigallia Via Carducci
Ore 17:30 convegno: I VOLTI DELLA VIOLENZA DI GENERE: Diritti negati, una questione solo femminile?
Ore 21.15: Rappresentanti dei centri antiviolenza illustreranno il ruolo che svolgono nel nostro territorio
Ore 21.45: Proiezione del film “VOGLIAMO ANCHE LE ROSE” di Alina Marazzi.

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