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La pedonalizzazione di piazza Garibaldi? Una scelta strategica decisa da tempo

La Città Futura: insieme alla rigenerazione urbana, è uno degli strumenti per migliorare luoghi e riscoprire le città

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I lavori in piazza Garibaldi, a Senigallia

Perché pedonalizzare il centro storico, affrontando polemiche e dibattiti aspri e serrati? Perché, dopo un’esperienza di molti anni (oltre 10), possiamo affermare che la pedonalizzazione, affiancata ad un ampio processo di rigenerazione urbana, fa bene alla città, è uno degli strumenti strutturali per rivitalizzare e migliorare i luoghi, i paesaggi urbani, i sistemi economici e sociali, come oggi riconoscono molti di coloro che in quei luoghi abitano o hanno la propria sede di lavoro.

Commercianti, residenti, cittadini e turisti hanno riscoperto zone di città antica un tempo impraticabili e dimenticate, oggi vissute e operose, economicamente e culturalmente. Pensiamo che questo accadrà anche per la nuova Piazza Garibaldi, che per troppi anni è stata una sorta di “non luogo”, tra degrado, dequalificazione, incuria, anonimato e uso improprio. Potrà essere finalmente un luogo vivibile e confortevole: nuovo contenitore per eventi culturali di qualità e di intrattenimento turistico – che negli ultimi anni sono stati motore insostituibile del sistema economico locale – e a disposizione delle manifestazioni pubbliche che troveranno sede a San Rocco e dei riti religiosi celebrati in Duomo, con la garanzia della fruibilità pedonale senza barriere architettoniche e con percorsi sicuri per disabili, anziani, bambini e ciclisti.

Una sede spaziosa e riqualificata anche che per il mercato del giovedì, ma che già oggi – grazie alla ritrovata visuale libera – ci ha fatto riscoprire in modo stupefacente la prospettiva di edifici di buona qualità architettonica come il Palazzo della Filanda, San Rocco, il Collegio Pio, il Duomo: una quinta urbana di cui la piazza rappresenta una naturale prosecuzione.

La pedonalizzazione di piazza Garibaldi non è un’iniziativa improvvisata: è l’atto più recente di un’azione iniziata nel giugno del 2004, quando, con il Piano di riordino della sosta e della viabilità del Centro Storico, furono introdotti l’estensione delle zone a traffico limitato e delle zone pedonali, la sosta a pagamento, alcuni percorsi pedo–ciclabili (ancora purtroppo da migliorare e sviluppare in rete) e la riqualificazione di importanti luoghi, che prima erano grigi parcheggi: Foro Annonario, Via Carducci, Largo Puccini, Piazza Saffi, Piazza del Duca.

Non possiamo a questo punto non ricordare come le stesse resistenze e gli stessi timori di oggi scaturirono, solo per fare un esempio, anche nel caso del progetto che riguardò la pedonalizzazione e la riqualificazione del Foro Annonario: divenuto poi una centralità urbana per la bellezza architettonica, per l’uso come sede fissa e identitaria di grandi eventi culturali e turistici e per la rigenerazione del micro tessuto economico delle attività commerciali posizionate in adiacenza ad esso.

I lavori in piazza Garibaldi, a SenigalliaE’ dunque, questo di oggi, un intervento strategico programmato da tempo, pienamente inserito nel Piano Particolareggiato del Centro Storico e nel sistema della mobilità urbana di Senigallia che, con l’apertura definitiva della Complanare, potrà promuovere maggiore sicurezza stradale (grazie alla differenziazione del traffico di attraversamento dal traffico di interquartiere e da quello di quartiere) e la possibilità di liberare nelle zone strategiche cittadine (centro antico e lungomari) spazi destinati in modo esclusivo agli utenti deboli della strada: pedoni, ciclisti, carrozzine e passeggini, disabili, bambini, anziani.

Quando abbiamo sostenuto la battaglia per la realizzazione della Complanare, bretella viaria infrastrutturale di attraversamento, lo abbiamo fatto con lungimiranza, con la strategia rivolta alle opportunità che avrebbe aperto nelle politiche di mobilità cittadina, un’opera essenziale per iniziare ad organizzare la mobilità locale secondo i canoni delle più belle e confortevoli città europee.

L’imprevista disponibilità di ulteriori risorse finanziarie ha consentito la sistemazione definitiva, cioè la completa pedonalizzazione, di Piazza Garibaldi che solo alcuni mesi fa sembrava dover essere rinviata. E’ avvenuta dunque un’accelerazione che da una parte ci fa raggiungere subito un obiettivo programmato e dall’altra ci obbliga ad anticipare la ricerca di soluzioni che compensino il calo di parcheggi: nuovi posti auto nelle vicinanze del centro storico andranno ricercati, realizzati (anche in struttura) e messi in breve tempo a disposizione di residenti (il cui comfort della residenzialità ci interessa molto), di lavoratori e di fruitori, per shopping e tempo libero, di questa parte di città. Occorrerà pensare da subito anche a una riforma del trasporto collettivo urbano, che introduca una rete di navette efficienti ed ecologiche a servizio del centro storico e capace di promuovere lo scambio intermodale con i parcheggi strategici della città, sia quelli a raso contigui al centro sia quelli nelle zone periurbane. Occorrerà inoltre, e soprattutto, riprendere con forza la promozione del trasporto ciclo-pedonale, che da alcuni anni ha segnato un’impasse per carenza di finanziamenti dedicati, che non ha permesso né la messa in sicurezza dei percorsi esistenti né il completamento della rete delle piste ciclabili della città.

Commenti
Solo un commento
stefano 2016-03-06 12:58:06
Ancora una volta, con il suo ultimo intervento, Senigallia Futura sorprende negativamente e lascia perplessi. La trattazione del tema urbano fatta in maniera autoreferenziale rischia di rendere il racconto riduttivo e con interpretazioni stereotipe, tanto più quando risulta zeppa di omissioni (più o meno volute), di imprecisioni, di equivoci , di sviste e – perché no? – di refusi.
A parte la condivisibile operazione di pedonalizzazione di Piazza Garibaldi ( e di altre parti del Centro Storico) la cosa ,al di fuori di una pianificazione strategica della mobilità urbana, rischia di apparire una ordinaria attività di ermeneutica del “bel gesto” . Insomma un collage di operazioni “a pezzi e bocconi” con il rischio ( nemmeno tanto remoto) di avere come risultato la museificazione epidermica della città storica.
L’operazione di Rigenerazione Urbana prevista nella vicina area degli Orti del Vescovo porta in sé il controsenso di portare ulteriore traffico all’interno del Centro Storico (a meno che non si pensa che tutte le auto restino perennemente ferme nei garages interrati a livello fiume dei nuovi isolati ) e non può di certo essere la sola via delle Caserme a fare da “sfogatoio” alla mobilità urbana a ridosso del centro.
E per entrare nel merito della sbandierato “Intervento Strategico” programmato da tempo, viene da ricordare come in questi ultimi quindici anni ( portati ad esempio da Città Futura), in tema di Traffico e di Mobilità Sostenibile tutte le operazioni messe in atto possono configurarsi come il prodotto di laboratorio di una gulliveriana isola di Laputa. Il fallimento , o meglio l’aborto assistito, del Piano del Traffico, del Piano della Sosta e Piano dei Parcheggi è sotto gli occhi di tutti e le piste ciclabili non vanno oltre la simpatica colorazione dell’asfalto. Non poteva essere altrimenti in assenza di un Piano Regolatore Generale della città verso il quale ormai si dovrebbe aprire la procedura per il riconoscimento di "morte presunta" e momentaneamente fare riferimento ( almeno a quello!) al Piano di Fabbricazione.
La Complanare, “battaglia di lungimiranza e strategia rivolta alle opportunità” (quali?), a quasi quattro anni dall’apertura del primo tronco , non ha portato i decantati benefici e ,se permane ancora un barlume di ambientalismo, si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammetterlo.
Le vie di penetrazione al Centro (via Po, viale IV Novembre, Stradone Misa e via Cellini) continuano ad essere intasate per tutta la giornata . Se Ceresoni ( Assessore Criptico e/o Consigliori del Principe) quando, al mattino, si reca sul posto di lavoro guardasse in faccia la realtà vedrebbe come lungo quelle vie le “utenze deboli “ degli anziani, dei bambini, delle carrozzine, dei disabili e anche dei ciclisti possono avventurarvisi solamente dopo aver superato un corso quinquennale di sopravvivenza estrema.
Studi recenti ( a proposito invito i resti di quello che fu l’ex Partito dei Verdi di Senigallia a leggere gli ultimi lavori di Anna Donati che dovrebbero conoscere bene se la memoria non gli vacilla) hanno messo in evidenza come i problemi delle città sono causati proprio dalle tangenziali e complanari con i nodi urbani a ridosso della città creati da un lato dagli imbuti delle vie verso il Centro Storico e dall’altra dall’aumento dell’inquinamento da polveri .
Sorprende come a distanza di anni le misure post- operam siano ancora di là da venire , quasi tacitate. Qualche mese fa è emerso il problema dell’inquinamento atmosferico in molte città della regione, ma su Senigallia è calato inspiegabilmente il silenzio. Un’opera comunque la complanare l’ha fatta: non ha allontanato le polveri ( come dicevano gli aedi amministativi), in compenso ha allontanato……..le centraline di misurazione.
La città storica si salva se si salvano anche le periferie che gli fanno da corona. Nella Nuova Mobilità che sta emergendo nelle città veramente sensibili al problema ( sul campo e non allo specchio) vengono messi come obiettivi primari la salute delle persone, la vivibilità delle strade , l’equità sociale e la salvaguardia del territorio .
A Senigallia invece siamo ancora alla logica ecumenica,pseudo-ecologica,autoconsolatoria che , lo voglio dire a Città Futura, è un esercizio rischioso per il Futuro della Citta.
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