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Cantina Colli Ripani - Senigallia

Nuova Senigallia: “sindaco e giunta si son dimenticati di Mario Giacomelli”

Nulla nell'anniversario della sua scomparsa né sul futuro del museo: "Non è più la città della fotografia"

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Mario Giacomelli, foto di M.Martino

Mentre il Sindaco si diverte nel “levarsi i sassolini” dalle scarpe raccontando le favolette, in attesa dei “macigni” che gli presenteremo e con dovizia di particolari, Nuova Senigallia per l’ennesima volta gli dimostra come Lui in primis, e tutta la Giunta a seguire, siano sempre più inutili alla Città intera.

Il 25 novembre scorso ricorreva il quattordicesimo anniversario della scomparsa di Mario Giacomelli, ma la figura del fotografo senigalliese, conosciuto in tutto il mondo e che tutto il mondo ci invidia, non è stata ricordata in nessun modo dalla nostra Amministrazione Comunale e neanche dal Musinf. Come mai? Perché? E perché in altre circostanze di maggior visibilità il suo nome invece viene sbandierato fino alla noia dal “gestore” del museo, dall’Amministrazione e dal primo cittadino come una delle eccellenze senigalliesi?

E questa sarebbe la città della fotografia? Una città che si ricorda dei sui grandi Cittadini solo quando fa comodo ed è d’effetto? Quando c’è da farci bella figura? Quando c’è da racimolare soldi? Molta gente che viene a Senigallia pensando di visitare la “Città della Fotografia” rimane invece delusa. Sapete cosa trova? Il nulla.
Tanto per fare un esempio, a suo tempo, la sua gloriosa Tipografia Marchigiana non è stata conservata e neanche acquistata dal Comune come bene da tutelare. Perché questo non è avvenuto visto che dite di tenerci così tanto? Anche fosse stata solo la facciata della sua vetrina, parliamo di un luogo dove è passato il mondo della fotografia, dato che Giacomelli non viaggiava quasi mai e a trovarlo sono venuti tutti, ma proprio tutti i più grandi fotografi, direttori di musei, galleristi, artisti, collezionisti del mondo. Invece sapete cosa trova il turista? Nei “luoghi di Giacomelli” trova delle formelle in terracotta (non epigrafe di marmo, ma terracotta…(sic)!!!) neanche ben visibili, con delle belle poesie sopra. Magra consolazione.

Museo comunale d'arte moderna, dell'informazione e della fotografia di Senigallia - MusinfPer non parlare del museo, un luogo polveroso con le luci al neon che ormai casca a pezzi. Ma tanto è stato venduto anche quello no? Bisognava fare cassa e rimpinguare il bilancio, quindi via il Musinf!
Un anniversario è una cosa importante, dovrebbe esserlo almeno per chi si riempie la bocca con la parola “eccellenza”, ma pare che per Voi non sia così. Questa Vostra dimenticanza offende l’opera dell’autore, ed è l’ennesima beffa cittadina autoproclamatasi (ma di chi sarà stata l’idea?! Noi pensiamo di saperlo…) “Città della Fotografia“.

Le città della fotografia sono ben altre, e Voi neanche ve le immaginate, non certo Senigallia. Nelle città della fotografia ci sono musei vivi e non sale male illuminate con foto scollate appese, prive di biblioteca specializzata. Nelle città della fotografia ci sono musei con programmi annuali di eventi e non serate improvvisate una tantum. Nelle città della fotografia ci sono mostre contemporanee di continuo e spazi espositivi adeguati e liberi, ci sono idee in movimento, ci sono eventi culturali veri su questo tema.

La cosa che più dispiace è che Senigallia era davvero la città della fotografia una volta, ma per come stanno oggi le cose non lo è più. Parlando con un “pezzo grosso” in Provincia, questi ci ha detto che il Musinf è tra i pochi musei delle Marche che non ne vuole sapere di far pagare un biglietto. E come mai? Perchè, pare, si vedrebbe dai registri che sta aperto per nessuno, dato che non ha visite. E se per caso dovesse venire un padre di un universitario (cosa accaduta poco tempo fa) per fare delle ricerche per il figlio che studia fuori Regione, a questi viene risposto che non gli è consentito consultare nulla dell’archivio, ma deve venire il ragazzo… se questo a Voi sembra normale… a noi francamente no!

Altra questione, visto che il museo è stato venduto e non ci è dato sapere se ne esisterà un altro o meno, dove finiranno le collezioni fotografiche, ora del museo, se questo chiude? Ci sono eredi che hanno fatto donazioni e depositi che noi ben conosciamo, e se dovessero “sparire” o finire in un magazzino allora sarebbe meglio ridarle ai donatori.

Si potrebbe tornare ai vecchi “fasti” solo rimboccandosi le maniche e facendo un bel cambio generazionale tra chi decide come si cura una città che vuole riconquistare il titolo di città della fotografia. Sarebbe bastato poco per onorare Mario Giacomelli. La città ha perso anche questa occasione grazie a Voi che avete fatto l’ennesima brutta figura.
Pensate di meno ai “sassolini” e di più ai Cittadini e alla città, grazie.
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Commenti
Ci sono 2 commenti
Pluto
Pluto 2014-12-01 11:13:08
Poverini, sono impegnati nella campagna elettorale e a comporre le liste, non potevate pretendere che si ricordassero di Giacomelli.
Indiana Pips
Indiana Pips 2014-12-01 12:44:30
Senigallia città della fotografia? Dove? Come? Quando? Ho conosciuto molto bene Mario Giacomelli, e con lui ho partecipato ad alcune mostre e molti incontri conviviali nei quali si parlava di arte e di fotografia. Ho assistito, nei confronti di questo nostro grande concittadino, a dei veri e propri atti di sciacallaggio artistico, politico e culturale. Ignorato da vivo (ricordo ben pochi eventi per lui organizzati in terra natia), appena passato a miglior vita sono spuntati come funghi “amici fraterni “ e “allievi prediletti” tra fotografi o presunti tali. La politica locale si è resa conto DOPO, per risonanza indiretta, di avere tra le mani una gallina dalle uova d’oro, un nome che Senigallia avrebbe potuto giocare in tanti modi a livello nazionale e internazionale. Sarebbe bastata una minima dosa di intelligenza e un pizzico di competenza. Che hanno fatto invece? Hanno lasciato che la sua storica bottega, dove lui riceveva visite da tutto il mondo (non esagero, so di gente venuta dal Giappone per conoscerlo) diventasse un negozio di parrucchieri. Non sono stati capaci di intitolargli una piazza o una via. Non hanno pensato di fare un VERO museo o scuola di fotografia. Mi si dirà: “Ma c’è il Musinf..” Già… il Musinf… quella "cosa" gestita da decenni da quel signore che… guarda caso… risulta essere il compagno della senatrice Silvana Amati. Il Musinf, quella struttura che fa diventare maestri gli amici e sconosciuti tutti gli altri, che invece ci sono e sono apprezzati ben fuori dalle mura cittadine. Il Musinf, che crede di poter sopravvivere grazie al fortunato periodo senigalliese di Cavalli, del gruppo Misa, di Giacomelli, riproponendo all’infinito la stessa pappa trita e ritrita, chiudendo gli occhi davanti a quanto di buono fanno I VIVI che pensano con la propria testa (essendo vivi) e che per questo sono meno facili da gestire...Ecco.. avevo anche io dei sassolini e questo intervento mi ha dato l’opportunità di togliermeli.
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