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Incontro al Musinf con Giulia Casagrande, premio Paris Jeunes Talents 2014

Venerdì 31 ottobre appuntamento con l'autrice di "Clara e la vita immaginata"

Giulia Casagrande agli incontri del Musinf

Con i suoi giovani talenti Senigallia nella fotografia e nel cinema si difende più che bene anche a livello internazionale. Per venerdì 31 ottobre, ore 21, il Musinf, museo comunale d’arte moderna e della fotografia, ha programmato un incontro con  la regista senigalliese Giulia Casagrande.

L’incontro è assai atteso perché la Casagrande è l’autrice di un progetto di film, di cui aveva dato preannuncio l’anno scorso, proprio durante un incontro tenutosi al Musinf.

Il film, intitolato “Clara e la vita immaginata”, ha nel frattempo richiamato molto interesse anche in Francia. E’ stato selezionato all’Atelier d’écriture documentaire 2013 de la Fèmis (Scuola Nazionale di Cinema di Parigi), dove la Casagrande ha sviluppato una prima versione del progetto. E’ stato poi selezionato alle giornate professionali di Retours vers le Future di Chateauroux (festival francese dedicato ai film che utilizzano immagini d’archivio).

Ma non basta, perché durante l’estate la Casagrande ha ricevuto per questo progetto il Premio Paris Jeunes Talents 2014, categoria Arti Visive del Comune di Parigi. Vista l’importanza che nel film ha il ruolo dell’immagine fotografica e del legame forte con la storia della nostra città e dei suoi luoghi, la Casagrande ha chiesto una collaborazione con il Musinf.

Tornata in questi giorni da Parigi Giulia Casagrande si è messa subito in contatto con il Musinf per studiare le fotografie dell’archivio Cingolani-Giovenali, che sono state messe in sicurezza, dopo la recente alluvione, presso il museo senigalliese. Molti dei negativi sono già stati restaurati e scannerizzate da Patrizia Lo Conte e Alfonso Napolitano. Davvero la presenza dell’immagine fotografica risulta centrale nella costruzione del film della Casagrande. Il punto di partenza della storia narrata dal film, infatti, sono due fotografie scattate a Senigallia.

“Clara e la vita immaginata” è un progetto documentario che evoca il passaggio dall’infanzia all’età adulta di Clara, oggi una donna matura, nata durante il fascismo. Questa donna, che ha vissuto il dramma della guerra era diventata una giovane donna nel dopoguerra.

Il film evoca alcuni momenti della sua giovinezza e della storia d’Italia. Interroga la costruzione dell’immaginario di Clara attraverso il cinema di propaganda Luce e i film, visti nei cinema di Senigallia tra gli anni 30 e 40, dove Clara sognava di diventare attrice.

Nel suo progetto la regista Giulia Casagrande partirà da una prima foto che è stata scattata da Leopoldi padre intorno al 1938 e che ritrae Clara bambina davanti alla Casa del Balilla di Senigallia. Nella seconda, fatta dallo studio Cingolani, siamo nel 1947 Clara è una giovane donna che assomiglia alle attrici del tempo. La prima è una foto destinata a diventare una cartolina turistica della città durante il fascismo e l’altra una foto-ritratto costruita in studio.

“Si tratta” ha scritto la Casagrande al prof. Bugatti, “di due modi completamente diversi di rappresentare l’umano. Importanti nel film saranno anche le immagini della Senigallia di un tempo e di oggi, a testimoniare i cambiamenti del paesaggio e dell’architettura della città e della sua rappresentazione”.

Per alcuni mesi Giulia Casagrande ha effettuato ricerche negli archivi fotografici di Pegoli e Leopoldi e la loro collaborazione è risultata importante per l’avanzamento nelle ricerche. Il film, oltre a essere una riflessione sulla memoria e su cosa resta oggi di quegli anni, vuole essere una riflessione sulla maniera di rappresentare la donna nel periodo tra il fascismo e il primo dopoguerra e su come la donna costruisca una sua identità a partire dalle immagini.

“Perciò visionare la parte finora restaurata dell’archivio di Cingolani al Musinf “ ha sottolineato la regista “é stata una bellissima scoperta che mi ha permesso di allargare la riflessione sul ritratto fotografico, su come le donne venivano fotografate al tempo, con quali tecniche. Con ciò tessendo un doppio interrogativo su come si costruisce un’immagine e su come si costruisce una donna”.

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