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Caro Mangialardi, e se il Misa invece delle 9.25 fosse esondato tre ore prima?

"Rivedere le mappe e i sistemi di monitoraggio, allarme e comunicazione in casi di emergenza"

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I consiglieri di Rifondazione (a sx Luigi Rebecchini) e di Partecipazione (al centro e dx Paolo Battisti e Roberto Mancini)

A Senigallia ancora una volta, dopo soli 3 anni, la pioggia (con il fondamentale aiuto dell’uomo) ha fatto danni incalcolabili. Due giorni di pioggia intensa, anticipati da 5 giorni di rovesci non consistenti, hanno messo in luce il grave dissesto idrogeologico del nostro territorio. Stiamo pagando perché non si sta facendo nulla di serio e programmatico, nulla che favorisca la qualità e l’efficacia degli interventi di prevenzione (di cui mai si parla) e di mitigazione del rischio idrogeologico.

E se il Misa il 3 maggio invece che alle 9.25 avesse iniziato ad esondare tre ore prima? L’unica cosa che il Sindaco Mangialardi riesce a dire da una settimana a questa parte è che se avesse dato l’allarme migliaia di persone si sarebbero riversate nelle strade intasando e bloccando le strade, col risultato che i decessi con l’arrivo dell’acqua sarebbero stati una moltitudine. Giustificazione modesta perché non tiene conto della “natura”, che ha deciso (fortunatamente) di far fuoriuscire il Misa a mattino inoltrato. Sarebbe bastato che il fiume imbizzarrisse tre ore prima e migliaia di persone sarebbero state colte nel sonno dall’alluvione con conseguenze ancor più tragiche delle attuali. Bisogna prevedere un piano che riguardi tutta la Senigallia. Ogni cittadino deve sapere cosa fare anche con poco tempo di preavviso senza mettere a rischio la propria vita.

Via Capanna dopo l'alluvione del 3 maggio 2014Ma quali sono le cause? Il territorio ha dovuto subire più volte, con sempre maggior frequenza, eventi legati a precipitazioni considerate anomale (che per effetti mediatici vengono definite “bombe d’acqua”), ma che di anomalo hanno solamente i tempi di ritorno molto più brevi rispetto al passato, e non certo la quantità di pioggia caduta.

Il nostro territorio è stato violentato da decenni di cementificazione selvaggia, urbanizzazione dissennata e speculazione edilizia a cui si sono aggiunte la carenza di interventi manutentori del territorio, l’inesistente pulizia ordinaria e straordinaria dei fiumi e dei fossi. Attribuire la gravità degli eventi di Senigallia alla presunta eccezionalità delle piogge, invece che alla scriteriata opera dell’uomo, fornisce l’ennesima volgare scusa per non prendere consapevolezza del fatto che il territorio del nostro Paese è stato reso un autentico colabrodo da chi ci ha speculato (e ci continua a speculare) sopra.

Tanto per avere un termine sintetico di paragone, su Senigallia e dintorni è piovuto un decimo di quanto era piovuto sulla Sardegna durante l’alluvione del 18 novembre scorso o su Genova e sulle Cinque Terre nei due eventi alluvionali dell’autunno 2011.

Il mondo geologico italiano denuncia da anni il forte degrado idrogeologico del nostro territorio, ma gli appelli finiscono sempre inascoltati e le precipitazioni definite “anomale” non possono dare l’alibi ad una inesistente pianificazione e programmazione territoriale, assenza di cui oggi si pagano gli altissimi costi.
Questa condizione di degrado è presente in maniera sistematica a Senigallia, dovuta ad un processo di urbanizzazione (e di impermeabilizzazione del suolo) la cui intensità si è mantenuta costante dal secondo dopoguerra fino ai nostri giorni. Tutto ciò è anche indice della scarsa sensibilità ambientale dei governanti succedutisi alla guida della città. Ricordiamo solo che in un’area come la nostra, già profondamente antropizzata, solo in questi ultimi anni stiamo assistendo all’accumulo di ulteriori milioni di metri cubi di cemento grazie alla realizzazione della terza corsia dell’Autostrada, del nuovo casello autostradale e della Complanare (e guarda caso il fiume esondato a Borgo Bicchia ha trovato un letto di cemento pronto ad accoglierlo). Senza dimenticare che l’Assessore (verde) Ceresoni, dietro richiesta del Sindaco Mangialardi, solo un anno e mezzo fa voleva far costruire una nuova bretella sulla Corinaldese (soprannominata da noi “TAV” del Brugnetto) in modo da cementificare la zona più verde e fertile intorno alla città. Dopo lotte in Consiglio Comunale e nella Commissione Urbanistica, almeno questa ennesima sciagura siamo riusciti a scongiurarla.

Senigallia durante l'alluvione del 3 maggio 2014: i campi tra Borgo Molino e Borgo ColtelloneC’è stato bisogno dell’esondazione del 2011 e dell’insistenza del Comitato di cittadini formatosi in quella occasione a Cannella e nelle zone limitrofe, perché fosse distribuito nel febbraio 2012 un pieghevole ai residenti delle zone a rischio, contenente alcune indicazioni tra l’altro parzialmente disattese in questa occasione. Cittadini che per la seconda volta in poco tempo hanno perso tutto e di cui in questi 3 anni nessuno si è preso cura.

Per capire meglio quello che è successo dobbiamo far sapere che le zone a rischio fanno capo al Piano urgente di emergenza per la salvaguardia della incolumità della popolazione ricadente nelle aree a rischio idrogeologico molto elevato, redatto a cura del Comune nel 2004 (aggiornato nel 2007) su indicazioni di leggi nazionali e regionali e del PAI (Piano di assetto idrogeologico della Regione Marche). Questo Piano urgente di emergenza prevede 7 aree a rischio di esondazione con una rigida perimetrazione che – ovviamente – male si concilia col comportamento fisico dell’acqua, né si cura dei dislivelli del terreno, tanto da non comprendere, ad esempio, il Piano Regolatore, storicamente interessato ad eventi alluvionali.

Tuttavia, nonostante i suoi limiti, questo piano, almeno nella fase preventiva, è stato malamente attuato in quanto prevede l’allerta dei residenti “con messaggi diffusi da altoparlanti” e “con un suono intermittente di sirena” già nella fase di preallarme, individuata sulla base del monitoraggio del fiume. A dispetto di quanto dichiarato dal Palazzo, i cittadini non si sono accorti di questa allerta e, visti gli esiti, ci chiediamo se lo stesso monitoraggio del fiume sia stato messo in atto a seguito all’avviso di condizioni meteo avverse.

Per il controllo e l’immediata lettura dei livelli idrici di piena sono state poste delle aste graduate che consentono di individuare le situazioni di preallarme e/o allarme. Sul Misa le “aste” sono posizionate in Località Osteria di Serra de’ Conti e a Bettolelle. Questo monitoraggio è stato eseguito? Si era al corrente che a Pianello di Ostra l’esondazione era avvenuta alle 6.40 del mattino? (Ben 3 ore prima che esondasse il Misa a Borgo Bicchia e ben 4-5 ore prima il fiume allagasse un terzo della città).

Quanto poi è successo è sotto gli occhi di tutti e per una parte di senigalliesi è stato devastante. Siamo convinti che in una certa misura i danni potevano essere contenuti grazie ad una condotta più puntuale e accorta.

Via Trieste, Senigallia, dopo l'alluvione del 3 maggio 2014Al Sindaco quindi diciamo che con dichiarazioni-spot non si aiuta la comprensione: alle domande, qualsiasi siano e da chiunque provengano, vanno date risposte. E’ un dovere, non una gentile concessione. Leggendo la ricostruzione dei fatti tragici diramata dal Palazzo ci sono troppi buchi e troppe cose che dovranno essere spiegate (come la falla temporale dalle 9 alle 12, ora di invasione della periferia e del centro urbano) e un comunicato o una conferenza stampa non possono bastare. Sicuramente una cosa è certa: c’è da rivedere la mappatura delle aree di rischio della città (strumento ormai obsoleto e che non tiene conto della rivoluzione cementificatoria che ha rivoluzionato il paesaggio urbano in questi anni) ed i sistemi di monitoraggio, di allarme e di comunicazione in situazioni analoghe.

Certamente il disastro di questi giorni è stato occasione di grande solidarietà tra concittadini, tra i quali ricordiamo i tanti giovani degni di lode che spontaneamente hanno prestato il loro aiuto, così come esprimiamo la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime; abbiamo anche assistito all’intervento di unità della Protezione civile e di vari corpi confluiti su Senigallia e per tutto quanto hanno fatto e stanno facendo ci uniamo ai ringraziamenti loro rivolti.

Si apre adesso la fase della conta dei danni e degli indispensabili interventi pubblici a sostegno delle famiglie e delle imprese. Auspichiamo che le procedure del Governo e della Regione siano sollecite e che le risorse che verranno stanziate siano adeguate alle necessità e corrispondenti allo standard di un Paese civile.
Ponte Garibaldi nella fotografia di Massimo Mariselli: il degrado del letto del fiume MisaVorremmo anche che quelle stesse forze politiche che governano sia la città che il Paese ammettessero che il blocco della spesa pubblica e l’abbandono del territorio a se stesso hanno prodotto questi disastri: la pulizia dei fossi, dell’alveo dei fiume e del porto canale è una attività ordinaria che deve essere costantemente finanziata.
Inoltre, alla luce di questi ultimi avvenimenti, a Comune, Provincia e Regione, diciamo che occorre rivedere il progetto poco convincente delle vasche di espansione, vecchio di 30 anni.

Da parte nostra, ci impegneremo perché negli adempimenti a livello comunale vengano rispettati principi di equità, efficacia e trasparenza, per fare in modo che in tempi certi e rapidi Senigallia possa uscire da questa grave condizione di difficoltà.
da
Paolo Battisti e Roberto Mancini (Gruppo Partecipazione)

Luigi Rebecchini (Gruppo Misto)

https://www.facebook.com/GruppoPartecipazioneSenigallia

Commenti
Ci sono 5 commenti
leobad
leobad 2014-05-12 14:04:26
Frane: Senigallia comune piu' virtuoso per prevenzione
No case e industrie in aree a rischio idrogeologico


(ANSA) - ANCONA, 7 DIC 1910 - E' Senigallia, nelle Marche, il comune italiano che piu' degli altri ha operato per prevenire frane ed alluvioni. La classifica e' contenuta nel rapporto 'Ecosistema rischio 2010'. A Senigallia non sono presenti abitazioni e industrie in aree a rischio idrogeologico e viene realizzata un'ordinaria attivita' di manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica. Inoltre, il comune ha un piano di emergenza aggiornato e sistemi di monitoraggio e allerta in caso di pericolo. Senigallia ha avuto un punteggio di 9,5 su 10: la presenza di un centro commerciale in un'area a rischio non gli ha permesso di ottenere il massimo. (ANSA).

Fonte: Frane: Senigallia comune piu' virtuoso per prevenzione - Marche - ANSA.it
Alberto Diambra 2014-05-12 15:11:21
Sono anni che faccio presente la pericolosità della zona PEEP MISA dopo l'urbanizzazione della zona con il massacro del territorio.Per risposta il Sindaco Mangialardi ha scritto che non ha il potere di deviare il fiume Misa presente da secoli e ha divulgato un foglio di protezione civile alquanto risibile.
Si spera ora che esamini con serietà le gravi problematiche esistenti e controlli che nella zona non si approvi e realizzi altre opere che possano aumentare il grave rischio per i già residenti.
bonzino 2014-05-12 18:11:41
Dal sindaco solo una cronistoria di ovvietà. Avrei voluto vedere cosa sarebbe successo se non ci fosse stato neanche l’allerta prevista dal piano d’emergenza dopo che la protezione civile, fin dal venerdì sera, ne aveva data comunicazione alle autorità competenti. Le domande, Sig. Sindaco, cui deve ancora dare delle credibili risposte, sono quelle che tutti noi cittadini ci chiedono: PERCHE’ non si è dato l’allerta dell’imminente arrivo di acqua e fango? PERCHE’ le scuole, a pochi minuti dall’imminente disastro, erano all’oscuro di tutto? I pochi genitori che si sono presentati a scuola per riprenderli, avvisati dal passa parola di amici o conoscenti, si sono sentiti dire che non c’era nessuna emergenza e non volevano farli uscire. PERCHE’ non sono state chiuse le vie d’accesso alla città in tempo utile? Eppure un fiume d’acqua si era incanalato, fin dalla mattina, lungo l’arceviese inondando vallone, borgo bicchia dove guarda caso è situata anche la stazione dei vigili del fuoco. Molto strano sostenere che non c’era pericolo. COSA sarebbe accaduto se la rottura degli argini fosse avvenuta di notte? COSA non ha funzionato nel piano d’evacuazione? Un piano che si è rilevato pieno di falle. CHI doveva monitorare dov’era? Spero che nel piano d’emergenza sia stato previsto anche un serio piano di monitoraggio. PERCHE’ non ha attivato un’indagine interna per capire e individuare, semmai ci fossero, le eventuali responsabilità? Questi e molti altri sono gli interrogativi cui deve rispondere per dissipare tutti i dubbi che la cittadinanza avanza nei suoi confronti e sulla sua amministrazione. Non sono sufficienti le argomentazioni fatte colla conferenza stampa in cui ha cercato più appigli che lo scagionassero che fornire risposte convincenti. Ne va della sua credibilità e della sua futura avventura politica.
vicking973 2014-05-12 18:46:53
Io invece penso che adesso non deve esaminare proprio un bel niente, deve solo dimettersi (questo sì che è l'unico atto dovuto alla cittadinanza), mettersi a disposizione della magistratura per far chiarezza sulle responsabilità del mancato allarme e di tutte le altre mancanze che hanno portato, oltre a ingenti danni materiali e morali, anche alla morte di tre innocenti e lasciare la responsabilità della sicurezza della città e delle persone che ci vivono a persone più competenti e più serie, meno interessate alle prime pagine dei giornali e alle foto con il proprio capo di partito.
fastpeppe 2014-05-12 18:52:38
Di nuovo il " TRIO LESCANO", con i se e con i ma non si fa tanta strada. Certo che se mio nonno aveva le ruote sarebbe stato una bella carriola !!!!!!!! Possibile che non vi sta mai bene niente???????
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