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Attivati in tutte le Marche dei centri per contrastare l’omofobia

Tramite selezione saranno scelti dei professionisti per arginare il fenomeno

Stop all'omofobia

Nasce dalla volontà di dare risposte alle vittime di atteggiamenti e comportamenti omofobi e discriminanti, la delibera approvata dalla Giunta regionale e presentata dall’assessore alle Pari Opportunità, Paola Giorgi. Si tratta di modalità “per l’attivazione di centri d’ascolto – chiarisce Giorgi – al fine di prevenire e contrastare il disagio determinato dalla discriminazione per l’orientamento sessuale”.

La Regione, spiega l’assessore, vuole mettere in atto azioni concrete  per favorire il pieno sviluppo della persona e l’uguaglianza tra cittadini. Ha individuato i Centri d’ascolto come luogo idoneo per offrire un servizio utile a superare i problemi legati alle condizioni di discriminazione fondate sull’orientamento sessuale e sulla identità di genere. Il servizio nasce da una iniziativa legislativa di cui la stessa Giorgi si era fatta promotrice e prima firmataria e che il 3 febbraio è stata concretizzata perché, come ricorda l’assessore “l’uguaglianza e il rispetto dei diritti rappresentano ancora un’emergenza nel nostro Paese che necessita di azioni concrete in grado di fare la differenza”.

Il sevizio sarà offerto da una figura di professionista, scelta attraverso apposita selezione, che sarà operativa nei cinque Centri d’ascolto contro l’Omofobia, ospitati nei centri antiviolenza (Cav) delle province di Ancona, Fermo, Macerata, Pesaro e Ascoli Piceno. L’attività consiste nel servizio di consulenza e supporto psicologico, colloqui, individuazione di percorsi personalizzati di uscita dal disagio e dalla discriminazione per favorire nuovi progetti di vita e di autonomia. Il candidato selezionato dovrà predisporre una relazione sull’attività svolta, ogni sei mesi, da presentare alla struttura regionale delle Pari opportunità. I Centri Antiviolenza, sono cinque, uno per Provincia e sono i luoghi deputati a garantire ospitalità, protezione e soccorso alle vittime di abusi, indipendentemente dalla loro cittadinanza e attraverso la specifica formazione di operatori.

Sono a disposizione, a titolo gratuito, di tutte le donne italiane o straniere, vittime di violenza e maltrattamenti fisici e psicologici, stupri e abusi sessuali. Gli esperti offrono servizi di supporto psicologico, consulenze legali, attivazione di interventi di rete o d’emergenza.

Commenti
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O. Manni
O. Manni 2014-02-04 08:59:06
Una delibera che può essere utile, per le finalità elencate nelle ultime 3 righe dell'articolo, ovvero nel contesto dei provvedimenti da attuare relativamente alla "Carta di Istambul", ma praticamente inutile per contrastare il fenomeno dell'omofobia, delle violenze e delle discriminazioni nei confronti degli omosessuali. Ciò perchè si propone di "curare i sintomi", e non "la malattia". Mi spiego. Va benissimo che ci siano centri di supporto psicologico e consulenti che individuino le difficoltà ed i motivi per i quali un omosessuale si trova in una situazione di disagio, oggetto di discriminazioni e violenze. Ma per combattere e soprattutto vincere le battaglie contro il fenomeno dell'omofobia, occorre "parificare" e rendere uguali nei diritti e nella vita quotidiana, gli individui con diverso orientamento sessuale. Solo quando questi potranno usufruire di una parità di trattamento rispetto a tutti quanti, l'omofobia sarà sconfitta. Col tempo, quando ciò che viene eroneamente considerato dalla vulgata come "anormale", un comportamento di assoluta normalità quanto tutti gli altri, si potranno ottenere dei risultati concreti. L'iniziativa dell'Assessore Giorgi è degna di nota, ma è come dare un'aspirina ad un malato di cancro. Tra le altre cose, per una notizia quasi buona che arriva dalla Regione, ce ne sono altre, pessime, che arrivano da una delle provincie marchigiane. Dalla Macerata già testa di ponte del "modello Marche", per intendersi. Il Consiglio comunale di Macerata infatti, su ispirazione dei "Giuristi per la vita" (associazione cattolicista), si è impegnato ad opporsi a qualsiasi disposizione normativa in merito ai diritti degli omosessuali, che siano di contrasto all’omofobia (!) o di riconoscimento delle unioni omosessuali. Un vergogna ed un onta indelebile, offensiva perfino della nostra carta costituzionale.
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