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Dalla Serbia a Senigallia, intervista a Miroljub Nikolić e don Umberto Mattioli

Colloquio col direttore della Caritas serba che compie dieci anni di vita

Caritas

Miroljub è un nome serbo e significa “pace e amore”. Nikolić è il direttore della Caritas della città serba di Šabac, un’esperienza di dieci anni fatta di traguardi e di condivisione con le istituzioni serbe e la chiesa ortodossa che in Serbia raccoglie la maggioranza dei fedeli.Miroljub come hai conosciuto Senigallia?
La Caritas di Šabac è stata fondata nel 2000 grazie al sostegno e alla delegazione della Caritas delle Marche. Poi nel 2001 i rappresentanti della Caritas Marche hanno deciso di fare un seminario per me e un altro collega per venire nelle Marche e vedere come funziona la Caritas qui. Nel settembre 2001 siamo stati una settimana a Senigallia per vedere le vostre strutture e conoscere meglio la Caritas. In quel periodo, abbiamo conosciuto don Umberto Mattioli, che allora era parroco di Corinaldo.

Quale è stata la collaborazione con la Caritas di Senigallia e delle Marche?
Abbiamo avuto fino al 2005 una stretta collaborazione con Caritas Marche, con una delegazione, con cui abbiamo impostato il Centro d’Ascolto. In Serbia siamo il primo ufficio ad avere un centro d’ascolto come in Italia. Abbiamo inoltre sviluppato diversi progetti come l’assistenza domiciliare ad anziani e disabili; abbiamo avviato una lavanderia, all’inizio era un progetto per le donne sole e poi abbiamo sviluppato una lavanderia come impresa sociale. Nel tempo abbiamo continuato con i corsi di italiano e altri corsi per i ragazzi e abbiamo fatto progetti come l’Osservatorio Povertà per sviluppare progetti sulle emergenze ecc… . Devo dire che in questi anni abbiamo avuto un contatto diretto e stretto con don Umberto e i suoi collaboratori. In questo periodo abbiamo fatto molte cose insieme. Se posso dire, don Umberto ha sempre avuto in cuor suo amore verso la Chiesa Ortodossa che in Serbia è maggioritaria e a Šabac ha trovato un vescovo ortodosso molto aperto che si è legatoa lui. Questo vescovo è venuto diverse volte in Italia per trovare don Umberto ed è stato anche alla messa di saluto quando don Umberto ha lasciato Corinaldo. In questo periodo anche don Umberto è venuto a vedere la nostra realtà e abbiamo fatto molte cose insieme. Come ad esempio l’autoambulanza che don Umberto e i suoi collaboratori sono riusciti a comprare e a donare a una città serba vicino a Šabac, indicata dal vescovo ortodosso.

Prima delle Marche, però avete conosciuto l’Italia attraverso Pescara…
Negli anni ’90 la Chiesa Cattolica a Šabac è stata chiusa per la guerra e solo la domenica veniva un prete di una città vicina. Poi nel ‘98 un pescarese, don Girolamo Iacobucci è venuto come parroco e ha ricominciato tutto il lavoro pastorale. Siccome lui viene dal cammino neocatecumenale ha formato diverse comunità, poi ha lavorato sull’ecumenismo ed ha aiutato le persone che avevano
bisogno. Il risultato è che nel 2000 è stata fondata la Caritas. L’anno scorso abbiamo celebrato i 10 anni di Caritas con una festa solenne di cui siamo orgogliosi perché in una città di 100 mila abitanti sono venuti il Nunzio Apostolico, il Vescovo Ortodosso, l’Arcivescovo Cattolico e i rappresentanti di più di 50 istituzioni.

Come è stato il lavoro della Caritas nel territorio?
All’inizio non è stato facile perché la società civile non è molto sviluppata da noi. Non era semplice far capire cosa facevano alcuni ragazzi cattolici con i poveri, per esempio nel campo sociosanitario. All’inizio è stato importante fare vedere che il nostro lavoro è importante per tutta la comunità. Poi con lo sviluppo della Serbia e l’avvicinamento all’Europa, la gente ha capito cosa fa la Caritas. E abbiamo fatto un’opera di testimonianza: noi con la vostra Caritas abbiamo sviluppato l’assistenza domiciliare che 10 anni fa nella nostra città non esisteva; poi con le istituzioni abbiamo svolto diverse attività. Questo ha dato tanti frutti che la comunità ha riconosciuto così che ha potuto vedere la Caritas come segno e testimonianza di Cristo presente e che fa del bene alle persone che hanno bisogno. E poi fin dall’inizio abbiamo avuto questa dote, cioè di lavorare con la Chiesa Ortodossa e le istituzioni, cercando di creare una rete e poi con gli anni siamo riusciti a ottenere tantissime cose buone e contatti che durano e portano le cose avanti. Abbiamo fatto con le autorità civili strategie e progetti insieme e la cosa di cui sono orgoglioso è che l’anno scorso abbiamo promosso l’assistenza domiciliare per le persone con disturbi mentali insieme al Ministero della Sanità Serbo. Siamo il primo ente a offrire questo assistenza.

Come è cambiata la struttura e il personale della vostra Caritas?
Abbiamo cambiato con il tempo il personale e la struttura. All’inizio eravamo sotto l’Arcidiocesi di Belgrado. Poi, con il tempo e le nuove leggi, siamo stati il primo ufficio a ottenere il permesso dell’Arcivescovo a registrarci come associazione. E ora siamo un’associazione con presidente, direttore, gruppo amministrativo, collaboratori che ora sono 11 e ci sono anche 20 volontari. Il volontariato in Serbia non è molto sviluppato e dall’anno scorso siamo iscritti in un registro del Ministero degli Affari Sociali come ente che organizza il volontariato.

Com’ è la Serbia oggi?
È difficile immaginare da qui, dal Belpaese, tutte le difficoltà che ci sono state nei Balcani. Tutta la storia ha portato tanti disturbi. Sicuramente, rispetto agli anni precedenti, la situazione è tranquilla perché non c’è pericolo di una guerra. Come sempre la guerra porta cose brutte, cioè industrie devastate, persone ferite fisicamente e spiritualmente ecc…, c’è tanto lavoro da fare. Noi con i nostri cambiamenti siamo in una fase di trasformazione, ma speriamo di entrare nella Comunità Europea. Lì sarà il nostro futuro, secondo me, perché con tutti i problemi del passato sarà difficile avere un futuro buono da soli. E se posso aggiungere, speriamo che in futuro possiamo collaborare ancora più strettamente con la Caritas diocesana di Senigallia.

Don Umberto è stato ed è un anello di congiunzione molto forte tra la realtà senigalliese e quella serba di Šabac. Come è nato questo legame, don Umberto?
È nato nel 2001 quando ci siamo incontrati con Carlo Giuliani, originario di Corinaldo, e con questi due ragazzi della Caritas di Belgrado. Da lì sono nati i contatti. Ci siamo sentiti tante volte. Nel 2003 è venuto anche il coro di Šabac. Li abbiamo ospitati e ci siamo dati da fare perché avevano necessità di un’ambulanza e noi l’abbiamo regalata alla Chiesa Ortodossa nel 2005, a febbraio. Poi alla fine della liturgia ci hanno dato un attestato di riconoscenza per questo segno. I contatti sono stati continui con alcuni sacerdoti e con il vescovo Ortodosso che ci ha ospitato più volte a casa e nel monastero che ha fondato. È venuto 3 volte a Corinaldo e ci sentiamo per telefono, anche se lui non parla italiano e io non parlo serbo.

Come ha vissuto la comunità corinaldese questo rapporto con la Serbia?
La comunità l’ha vissuta bene. Quando nel 2005 sono venuti l’Arcivescovo di Belgrado e il Vescovo ortodosso di Sabac, oltre le autorità, erano presenti il Vescovo di Ascoli e i rappresentanti della Caritas Regionale. IL 19 settembre del 2010, quando ho lasciato Corinaldo, il Vescovo di Sabac è venuto appositamente per questo con la partecipazione di molti corinaldesi. Mi hanno invitato anche nel 2009 quando il Vescovo celebrava i 20 anni di episcopato in quella Diocesi, celebrazione dove erano presenti tutte le autorità e tutti i sacerdoti della diocesi. Inoltre, nel 2007 per il pellegrinaggio a Loreto, 150 ragazzi serbi di Šabac sono stati ospitati a Corinaldo. Un segno di fraternità e comunione.

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