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Gli artisti del Musinf ricordano Aurelio C

"Amava affermare di dipingere 'nel dialetto dell’Italia centrale' "

Aurelio C

La notizia della morte di Aurelio C è stata accolta  con  viva emozione al Museo comunale d’arte moderna di Senigallia, Museo con cui il grande artista marchigiano aveva spesso collaborato, portando le sue autorevoli  testimonianze di frequenza dei protagonisti mondiali dell’arte murale del’900. L’assessore  alla cultura Stefano Schiavoni ed il direttore del Musinf, Carlo Bugatti hanno ricordato, oltre l’eccezionale  bravura tecnica di Aurelio C,  anche il suo generoso impegno  formativo nei confronti di tanti giovani artisti.

Aurelio Ceccarelli, in arte “Aurelio C”,  era  nato a Fabriano il primo maggio del 1924 da famiglia  antifascista. Aveva vissuto l’arte come  narrazione dei problemi dei lavoratori e  come  impavida testimonianza di  solidarietà verso  gli  emarginati. Amava affermare  di dipingere “nel dialetto dell’Italia centrale”, cioè con il  linguaggio di chi non è stato mai contaminato dalla società tecnocratica. Aveva  imparato il lavoro pittorico principalmente da suo padre e poi da Cagli, Mirko, Matta, Léger. Aveva  studiato  i grandi muralisti messicani: Siqueiros, Orozco, Rivera.

Aveva voluto che il surrealismo delle sue immagini fosse  quello dei proverbi popolari della sua gente. Sue opere sono in numerosi musei, gallerie ed edifici in vari Paesi del mondo. A Città del Guatemala: aveva  realizzato  due «Murali», di 130 e 80 mq,  sulla facciata della facoltà di Scienza della Comunicazione dell’Università San Carlos. Innumerevoli sono state anche  le sue mostre “personali” e le partecipazioni a “collettive”.

Nel 2003 aveva allineato oltre 40 dipinti di grandi dimensioni   nelle sale del Palazzo del Duca di Senigallia. La mostra di Senigallia era  stata realizzata  con la  collaborazione del Comune di Senigallia, del Consiglio Regionale delle Marche,  della Provincia di Pesaro e Urbino, del Comune di Fermignano, del Comune di Fano, della Comunità montana dell’Alto e Medio Metauro e della Mediateca delle Marche. Questa sinergia aveva  portato anche alla realizzazione di un volume, che aveva riassunto  i momenti salienti della sua vicenda artistica.

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