All’Aquila la drammatiche testimonianze di chi ha perso cari e beni nell’alluvione di Senigallia
Il legale di parte civile Canafoglia: "dalle testimonianze che si stanno ascoltando emerge come vi siano state delle gravissime lacune in temi di allerta della popolazione da parte di chi doveva farlo"

Ieri, 10 marzo, davanti al tribunale di L’Aquila, si è tenuta un’altra udienza del processo penale sui fatti dell’alluvione del 2014.
Sono sfilati davanti al giudice tanti testimoni, che hanno raccontato tanti piccoli momenti di quella mattina terribile, i loro momenti.
Un responsabile del Comune di Senigallia ha spiegato i milioni di danni che le strutture pubbliche hanno subito.
Ma soprattutto particolarmente toccante sotto un profilo emotivo, è stato quando si sentito il figlio di una dei deceduti.
Ha ricostruito i momenti drammatici in cui l’acqua alluvionale è arrivata nella sua abitazione e ha trovato la madre già malata e stesa nel letto con gravi problematiche respiratorie, con tutte le difficoltà del figlio per strapparla ad un annegamento
Il teste ha ricordato di aver tenuto la madre stretta, in mezzo all’acqua per ore il tentativo di non farla annegare e poi solo alle ore 16 riuscì a farla ricoverare in ospedale dove è morta dopo poche ore per la dura prova fisica che ha subito.
Altrettanto toccante è stata la testimonianza di una signora travolta dall’acqua, che ha rischiato di annegare ed è stata salvata grazie all’intervento di due passanti, che l’hanno strappata dall’ondata di piena.
Lo stesso dicasi per la signora che ha raccontato la sua esperienza personale, con il marito disabile su una carrozzina, che è riuscita ad evitare l’ondata di piena per pochi istanti
Beffarda poi la testimonianza di una signora residente alla Marazzana che ha riferito che un suo familiare ha ricevuto l’sms di evacuazione dopo l’arrivo dell’ondata di piena
Ma proprio alcuni testi residenti alla Marazzzana hanno raccontato episodi drammatici, quale quello dell’imprenditore edile che dopo aver aiutato alcuni vicini è stato travolto dall’acqua mista a fango, alta 2 metri, dalla quale è riuscito a salvarsi a stento nuotando, ma soprattutto- ha ricordato – senza aver ricevuto alcuna allerta di evacuazione dal Comune.
Tutti i testi su una cosa hanno concordato, quella mattina dal Comune di Senigallia e da coloro che avrebbero dovuto avvisarli dell’arrivo imminente dell’ondata di piena, non è arrivata alcuna notizia, non è arrivata alcun avviso di allerta.
C’è chi ha riportato tantissimi danni, che ha perso il negozio, chi ha visto la banca portargli via la casa a seguito dei mutui che non è riuscito più a pagare: questo è quello che hanno raccontato i testimoni ieri.
“In caso di alluvione, il sindaco e la struttura del coordinamento operativo comunale devono preoccuparsi di allertare la popolazione per consentirle di mettersi in salvo. Un fiume deve essere oggetto di manutenzione. Questi sono i due capi saldi di una buona pratica finalizzata a salvare vite umane e prevenire il rischio idrogeologico. Dalle testimonianze che si stanno ascoltando in questo processo emerge come vi siano state delle gravissime lacune in temi di allerta della popolazione da parte di chi doveva farlo, ma anche di manutenzione del fiume. Qualcuno dovrà renderne conto a chi ha perso dei familiari, a chi ha subito i danni alle proprie proprietà private“ chiosa l’avv. Corrado Canafoglia legale di 395 parti civili e dell’unione nazionale consumatori.
Da Corrado Canafoglia
(legale parti civili e Unione Nazionale Consumatori)

























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