‘Parlare con i muri’ a Senigallia
Azione comunicativa del collettivo Parliamone, in concomitanza con il ciclo di conversazioni in corso

Quest’anno già dal primo ciclo abbiamo introdotto un nuovo tipo di attività che abbiamo nominato Parlare con i muri. È contemporanea agli eventi e consiste nell’affissione di un manifesto sulle mura dell’ospedale in Via Po con un contenuto inerente al tema trattato durante il ciclo delle conversazioni. È un’attività parallela e interdipendente.
Il primo manifesto è dell’artista Sibylle Ciarloni (@rumore_24), affisso dal 9.03.2026 al 22.03.2026. L’opera è una forma di comunicazione visiva minimale, concettuale e fortemente schierata. Decostruisce la forma tradizionale del manifesto politico o sociale per puntare sull’essenzialità del testo. Rifiuta il codice classico dell’estetica della comunicazione per affidarsi a una scelta tipografica radicale che, in coerenza con le finalità della nostra associazione, realizza una sorta di destrutturazione. Le parole non si leggono da sinistra a destra ma crollano in modo verticale. Utilizzando i caratteri tipografici tipici delle fanzine punk o della street art, evoca e rimanda al lavoro dei centri sociali e di una stamperia indipendente, per rimarcare il messaggio politico. Il grande spazio bianco funziona come un vuoto che fa risaltare il peso di ogni parola. Esplicito è il ribaltamento per cui la dolcezza viene risignificata come categoria politica e diventa l’antitesi delle retorichedellepolitiche aggressive e machiste. Larivoluzione ha bisogno del passaggio attraverso la disobbedienza come atto di rottura. Il tutto suggerisce che è necessario dire no alle logiche dominanti anche in termini estetici. Secondo noi queste parole sono come pietre di inciampo visivo per ripensare il conflitto sociale e le pratiche da mettere in atto.
Il manifesto del secondo ciclo è stato illustrato dalla fumettista Mabel Morri (@mabelmorri), affisso dal 17.05.2026 al 30.05.2026. Molte persone hanno parlato del forte impatto emotivo suscitato da questa opera per la sua grazia visiva, per l’intensità del colore e per la morbidezza delle linee che accoglie, invita a riflettere e non aggredisce. Ci sembra che Mabel Morri sia riuscita in modo magistrale a tradurre visivamente il concetto radicale della cura non come gesto privato ma come atto di resistenza centrale in politica. Ha realizzato una specie di fregio, di racconto visivo. Con i suoi disegni chiari, puliti e di una vibrante espressività racconta il valore dei gesti della cura che il sistema attuale tende a rendere invisibili o a rinchiudere tra le mura domestiche. Le figure disegnate sono dense e incisive, prive di retorica e rappresentano diverse generazioni, etnie nella loro dignità e nelle varie tipologie di cura fino al soccorso in mare a testimoniare il superamento dei confini e il senso di un’accoglienza radicale. Il poster propone un racconto corale fatto di tante microstorie di relazioni tra le persone e con l’ambiente; quasi un manifesto politico per dirci che oggi l’unica risposta possibile è la necessità di ricostruire una comunità basata sulla cura reciproca contro la narrazione basata sulla forza, il conflitto, la produttività, l’isolamento e l’individualismo.
Entrambi i manifesti sono stati stampati da: Tecnostampa Ostravetere


























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