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Campanile: “Turismo e cultura, il bilancio della destra è una città senza visione”

“Si è costruita una sorta di città dei balocchi, dove tutto deve fare rumore per qualche giorno ma poco resta quando si spengono le luci"

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C’è un ambito in cui il bilancio dell’amministrazione Olivetti appare particolarmente difficile da difendere: quello della proposta culturale e turistica.

È qui che, più che altrove, si misura la distanza tra chi governa una città costruendo una prospettiva e chi si limita a gestire
l’esistente, consumando ciò che altri avevano immaginato.

“In questi cinque anni Senigallia ha perso progressivamente una regia culturale e turistica riconoscibile”, dichiara Gennaro Campanile, candidato indipendente nella lista del Partito
Democratico a sostegno di Dario Romano Sindaco. “La destra cittadina ha potuto vivere di rendita su molti fronti, ma nel turismo e nella cultura la rendita finisce presto. Qui i risultati si misurano subito: nella qualità degli eventi, nella capacità di attrarre, nella relazione con il territorio, nella continuità dei progetti”.

Secondo Campanile, il limite dell’amministrazione uscente non è soltanto nella gestione dei singoli appuntamenti, ma nella mancanza di una visione complessiva.

“Senigallia non è diventata una città turistica per caso. A partire dagli anni Duemila è stato costruito un modello fondato sulla valorizzazione di ciò che la città già possedeva: la spiaggia, il centro storico, le piazze, il tessuto associativo, le energie locali, la creatività diffusa. Il Piano
degli Arenili, il Piano Cervellati, la pedonalizzazione degli spazi urbani e la crescita di eventi capaci di dialogare con l’identità cittadina hanno contribuito a portare Senigallia a superare il
milione di presenze”.

In quella stagione, prosegue Campanile, il ruolo dell’amministrazione non fu quello di occupare la scena, ma di riconoscere le energie migliori della città e metterle nelle condizioni di crescere.

“Il Summer Jamboree, oggi evento di rilievo internazionale, così come esperienze come XMaster e Fosforo, non sono nate da format calati dall’alto. Sono nate dal territorio, da intuizioni
locali, da competenze e passioni che l’amministrazione seppe accompagnare. Questa è la differenza tra una politica che governa e una politica che si limita ad amministrare”.

Il giudizio sull’operato della giunta Olivetti-Bello-Liverani è netto. “Negli ultimi cinque anni abbiamo visto smontare o indebolire molte esperienze che avevano contribuito alla riconoscibilità culturale della città. Il Festival del Giallo è stato
progressivamente svuotato, Pane Nostrum ha perso identità, la Festa Europea della Musica è stata privata di una delle sue componenti più vive, quella degli artisti di strada, e la Casa de
Mar ha cambiato natura, allontanandosi dalla sua funzione originaria”.

A questo, secondo Campanile, si è accompagnata una scelta sempre più evidente: sostituire la progettazione culturale con l’acquisto di eventi.

“Si sono inseguite iniziative prive di vero radicamento cittadino, dal Festival Fado al Festival anni ’80 fino alle operazioni legate a RDS. Format preconfezionati, spesso costosi, che possono produrre visibilità momentanea ma non costruiscono identità, non generano continuità, non rafforzano il tessuto culturale locale. Una città non può ridursi a comprare
eventi dall’esterno come se fosse una semplice agenzia di intrattenimento”.

Campanile richiama anche il tema della fotografia, elemento centrale dell’identità culturale di Senigallia.

“È significativo che, mentre Senigallia rivendica il riconoscimento di Città della Fotografia, la Regione guidata da Acquaroli non abbia scelto di sostenerlo con risorse adeguate. Anche questo dice molto della distanza tra le parole e i fatti. La fotografia, per Senigallia, non è un’etichetta promozionale: è storia, patrimonio, reputazione, possibilità di futuro. Ma per
trasformarla in politica culturale servono investimenti, relazioni, competenze e continuità”.

Il risultato, per Campanile, è una città che ha progressivamente sostituito la visione territorio– cultura–turismo con una somma di appuntamenti isolati.

“Si è costruita una sorta di città dei balocchi, dove tutto deve fare rumore per qualche giorno ma poco resta quando si spengono le luci. È un modello fragile, che consuma attenzione ma non produce valore duraturo. Senigallia merita di più: merita una politica culturale capace di lasciare tracce, creare lavoro, rafforzare la qualità urbana, coinvolgere le energie della città e parlare anche fuori dai confini locali”.

Un capitolo specifico riguarda i giovani.
“Anche sui giovani il bilancio è insufficiente. Sono stati molto evocati, ma poco ascoltati. In cinque anni la Consulta dei Giovani è stata di fatto annullata, due centri di aggregazione sono stati chiusi, non sono stati creati nuovi spazi e non si è vista una progettualità significativa. Una città che non investe sui giovani non sta semplicemente rinunciando a qualche servizio: sta rinunciando a una parte del proprio futuro”.

Campanile conclude collegando questi temi alla necessità di una nuova stagione amministrativa.
“Il punto non è rimpiangere il passato. Il punto è tornare a progettare. Senigallia ha risorse straordinarie: paesaggio, storia, cultura, fotografia, associazioni, imprese, giovani, competenze.

Ma tutto questo ha bisogno di una guida pubblica, non di una gestione occasionale. Per questo sostengo Dario Romano e il progetto del centrosinistra: perché Senigallia deve tornare a
pensarsi come città, non come contenitore di eventi. Senza idee non c’è futuro. C’è solo gestione dell’esistente, fino a esaurimento”.

Gennaro Campanile
Pubblicato Mercoledì 6 maggio, 2026 
alle ore 10:39
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