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Chiostergi, mazziniano e uomo di Stato

Il libro sull'uomo e il politico presentato a Senigallia il 7 maggio

Claudio Piersimoni candidato consigliere - Lega - Elezioni comunali Senigallia 2026

La Libreria Ubik di Senigallia e l’Associazione di Storia Contemporanea invitano, giovedì 7 maggio 2026 alle ore 18.00, presso il locale di Corso Due Giugno 52, alla presentazione del libro “Chiostergi, il mazziniano” (Marsilio, 2026, pp. 190) di Lidia Pupulli e Marco Severini. Introduce Fabrizio Marcantoni.

Nato a Senigallia il 31 agosto 1889, appartenente a una famiglia di commercianti di origine armena, e morto nella città elvetica il 1° dicembre 1961, Chiostergi è stato il politico senigalliese più importante del Novecento; lo attestano le alte cariche dello Stato ricoperte dal 1945 al 1953: padre costituente, deputato, sottosegretario di Stato, Vicepresidente della Camera dei deputati, ambasciatore straordinario, delegato italiano al primo Congresso d’Europa. Ci sono persone che non combinano nulla nella loro vita e altre che si dedicano completamente alla comunità, alla famiglia, agli altri: in ogni frangente (guerra mondiale, esilio, processo di ricostruzione, passaggio identitario che fosse) Chiostergi si fece trovare pronto, disponibile, presente; ai partigiani della Repubblica della Val d’Ossola durante il secondo conflitto mondiale o ai concittadini allorché, a 66 anni, divenne consigliere comunale di Senigallia. Mettersi a disposizione di un’idea ampia di collettività (cittadina, regionale, nazionale, europea) sulla base di un alto senso di responsabilità rappresentò la missione fin da giovane di Chiostergi, educato sui banchi di scuola dal suo professore Aroldo Belardi – esponente repubblicano, uno dei sindaci più longevi (1910-22) della comunità senigalliese – all’etica del dovere mazziniana. Giovane militante repubblicano, studente universitario di materie commerciali a Ca’ Foscari e giovane professore incaricato in Sicilia, nel giugno 1914 Chiostergi guidò i suoi studenti dell’Istituto tecnico di Palermo sulle barricate della Settimana rossa per poi arruolarsi, nel successivo autunno, con l’esercito della Francia già entrata nella Grande guerra, all’interno di una brigata composta per lo più da elementi sovversivi, denominata “Mazzini”, perché l’etica del dovere mazziniana, costituiva già, a 25 anni, la sua bussola esistenziale permanente.

Ricevuto il battesimo del fuoco combattendo contro i tedeschi sulle Argonne, Chiostergi venne dato per morto i primi giorni del 1915, venendo commemorato in tutta la penisola, tra gli altri da Cesare Battisti, di lì a poco martire irredentista. Invece, il senigalliese era vivo e, dopo sedici mesi di internamento tedesco in cui rischiò anche di essere fucilato, poté riabbracciare l’amata Elena Fussi con cui si radicò in Svizzera e si sposò nel 1916.

La sua “seconda vita” portò il senigalliese dapprima a un trentennio di tenace antifascismo in Svizzera (nella sua casa ginevrina accolse il fior fiore del fuoriuscitismo italiano, da Sandro Pertini a Emilio Lussu che in quella dimora “lustra di cera e di tendine” conobbe sua moglie, la poi nota Joyce) e poi, dal 1946, a ricoprire, come detto, le più alte cariche dello Stato. Europeista convinto, s’impegnò a lungo per dotare la futura Comunità europea di infrastrutture moderne: fu uno dei “padri” del traforo del monte Bianco, inaugurato nel 1965, quattro anni dopo la sua scomparsa; una targa sulla struttura che collega Italia e Francia sotto la cima più alta d’Europa ricorda l’attivismo del senigalliese.

Da anni gli storici Lidia Pupilli e Marco Severini stanno facendo conoscere questa originale figura nelle aule accademiche, riscontrando un crescente interesse tra gli studenti dell’ultima generazione, attratti dal magnetismo chiostergiano: l’intraprendenza multi-tasking (arrivò a coprire tre impieghi giornalieri durante il periodo veneziano), la dimensione poliglotta, il suo essere sempre pronto ad accorrere per una causa in cui fosse in gioco la libertà e la fratellanza dei popoli, come Mazzini aveva insegnato, attraggono i giovani. Opportunamente definito dallo storico Vittorio Parmentola “mazziniano nella quotidianità e garibaldino nei momenti di crisi”, Chiostergi è stato, soprattutto, un protagonista responsabile e misurato del suo tempo, virtù sempre più rare ai nostri giorni. Ascoltare la sua ricchissima vicenda storica costituisce un monito per le generazioni future.

Dagli Organizzatori

Redazione Senigallia Notizie
Pubblicato Mercoledì 6 maggio, 2026 
alle ore 9:42
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