SenigalliaNotizie.it
Versione ottimizzata per la stampa
Autonoleggio Mariotti Massimo Senigallia - Noleggio auto, city car, suv, scooter, furgoni

Un ritorno annunciato

Piersimoni, candidato con la Lega: "Preferiamo un mondo plurale e multipolare o unificato e governato da una superpotenza?"

Claudio Piersimoni

La presidenza Trump ha visto il prepotente ritorno dell’antiamericanismo che nel nostro paese da sempre cova endemico sotto la cenere.

La prima ondata di antiamericanismo, dalla quale presero avvio le manifestazioni studentesche che portarono al ’68, nacque con la guerra in Vietnam intrapresa dal democratico Kennedy e continuata dal democratico Johnson. Curiosamente, l’antiamericanismo ha una matrice statunitense ed alle sue origini c’è stata proprio la gioventù americana dei campus universitari, quella che si rivoltò a Berkeley e che poi contagiò, alcuni anni dopo, le università e le piazze d’Europa.

Nel nostro paese il rapporto con l’America è contradditorio se non schizofrenico. Da una parte, infatti, le culture novecentesche sono state quasi tutte critiche verso il modello americano: la cultura nazionalista e fascista, la cultura cattolica popolare, la cultura socialista, anarchica e comunista hanno sempre criticato l’american way of life e la potenza militare, imperiale ed economica degli Usa. Dall’altra però siamo il paese che più di altri ha sposato e accettato lo status di provincia americana e di colonia sul piano dei costumi, dei linguaggi, della subalternità politica, economica e culturale. Siamo diventati imitatori degli americani, rasentando, con le canzoni di Renato Carosone ed i film di Alberto Sordi, il grottesco. Un paese sdoppiato, tra antiamericani da corteo e servo-americani da palazzo. Storia di ieri, di oggi e temo anche di domani. In un panorama di antiamericanismo endemico ci fu una breve stagione di filoamericanismo che sorse in seguito all’attentato alle Twin Towers, quando nacque un insolito passaparola: siamo tutti americani.

Ora vediamo riaffiorare questa diatriba tra filoamericani e antiamericani, ma questa volta il peso delle antiche pulsioni ideologiche non conta più. E non si può nemmeno accettare la devozione per l’America con la gratitudine per l’accoglienza ai nostri emigrati o per averci liberato nella seconda guerra mondiale. E’ trascorso troppo tempo – più di ottant’anni – per giustificare ancora il presente con gli occhi di un passato ormai remoto o per pensare di avere un debito che è stato ampiamente risarcito con tanto di interessi!

E francamente quest’anno e più di presidenza Trump non ha bisogno di una pregiudiziale antiamericana per essere condannato. Non possiamo far finta di non accorgerci che gli interventi militari americani, sia quelli di Trump che del suo predecessore Biden, sono in contrasto con i diritti sovrani dei popoli, il diritto internazionale e gli interessi geopolitici ed economici europei. Sono evidenti dietro le ragioni ideali di facciata dell’interventismo americano gli interessi geostrategici e militari, economici e petroliferi americani. È comprensibile il diffuso dissenso per una guerra che non volevamo, che si poteva evitare e che può produrre più danni di quanti dica di eliminare.

Contestabile è anche la convinzione che questa posizione critica verso gli Usa sia in Italia identificabile con l’area di sinistra antigovernativa. Non è vero: sono in tanti, anche a destra, a non condividere questa guerra e la linea interventista americana che la ispira. E lo fanno non per derivazioni cattoliche o fasciste, ma per un intreccio di ragioni e di sensibilità nazionali, ed europee – alla De Gaulle, per intenderci – che nulla hanno a che vedere col pacifismo di sinistra e con la retorica degli arcobaleni. Avevamo salutato con favore il ritorno di Trump alla Casa Bianca perché le sue intenzioni di partenza ci parevano meritevoli di sostegno. Avevamo sperato che questo significasse l’avvio di una battaglia culturale a lungo termine contro la visione del mondo globalista, materialista, liberal-progressista. Credevamo che fosse giunto l’altolà, finalmente, alle  follie del gender, del woke, del nichilista “diritto di avere diritti” senza una controparte di doveri. Applaudivamo Donald in nome della legge naturale, del ritorno a una visione della vita non ristretta al denaro e al dominio finanziario e tecnocratico, interprete delle ragioni dei popoli.

Ma non si raddrizzano le gambe ai cani e ancora una volta si deve prendere atto che il sistema non si può cambiare dall’interno. La plutocrazia sta sempre dalla parte dell’imperialismo Usa, del suprematismo israeliano, degli interessi della cupola industriale, finanziaria e tecnologica. In nome di un’ idea di libertà sussunta dal Mercato, unico dio rimasto nel pantheon deserto della destra politica. Ben poco somigliante alla sua sorellastra minore, la destra dei principi spirituali, etici e comunitari che oggi è ancora più orfana. Che cosa deve ancora accadere perché la destra politica ascolti la voce dei suoi intellettuali, dei militanti di sempre, del popolo di cui si proclama interprete? Ci siamo pentiti alla luce dei fatti e dei comportamenti, non di pregiudiziali ideologiche. Prendiamo le distanze! Non c’è alternativa.

Poniamoci piuttosto la domanda su quale futuro vorremmo. Il problema americano non evoca il passato e le ideologie che lo accompagnarono ma implica il futuro, il ruolo che intendiamo riconoscere all’Italia, all’Europa e alle più antiche civiltà mondiali rispetto all’Impero Americano e al suo suprematismo. Chiedersi se preferiamo un mondo plurale e multipolare o un mondo unificato e governato da una superpotenza che risponde alla volontà prepotente di un uomo solo, non vuol dire essere antiamericani. Vuol dire interrogarsi sulla vita del nostro presente in vista del nostro domani. Non si può accettare che nel nome di un’astratta idea di libertà imposta con la forza, si debba rinunciare alla libertà di essere noi stessi, sovrani in casa nostra e capaci di tutelare le nostre peculiarità ed i nostri interessi che divergono da quelli americani. Parafrasando Benedetto Croce non possiamo non dirci antiamericani.

Claudio Piersimoni
Candidato Lega per Olivetti sindaco

Commenti
Ancora nessun commento. Diventa il primo!
ATTENZIONE!
Per poter commentare l'articolo occorre essere registrati su Senigallia Notizie e autenticarsi con Nome utente e Password

Già registrato?
... oppure Registrati!



Scarica l'app di Senigallia Notizie per AndroidScarica l'app di Senigallia Notizie per iOS

Partecipa a Una Foto al Giorno