Alisa Sadikova alla Fenice: l’arpa oltre il virtuosismo – FOTO
La musicista russa ha portato a Senigallia Concerti l'idea di un'arpa sottratta a un ruolo ornamentale e messa al centro

Sarebbe potuta essere una serata di tecnica in vetrina, di virtuosismo in paillette. Al Teatro La Fenice, invece, Alisa Sadikova ha portato un suono in cui entrare e lasciarsi immergere in una dimensione quasi onirica.
Nata a San Pietroburgo e oggi attiva tra Europa e Stati Uniti, con la Juilliard School di New York alle spalle e una carriera ormai internazionale, Sadikova ha costruito a Senigallia un concerto compatto, pensato come un arco unitario più che come una successione di episodi. Tecnica di altissimo livello, precisione, controllo, dinamica ampia e padronanza assoluta non hanno mai spostato il baricentro: tutto è rimasto all’interno del brano, dentro la sua logica, dentro il respiro dell’interpretazione.
Il programma ha attraversato Bach, Debussy, Chopin, de Falla, Rachmaninov e Smetana, con una forte presenza di trascrizioni. Ed è proprio lì che il concerto ha trovato uno dei suoi nuclei più interessanti. Un gesto artistico vero, una scelta di campo, un modo di affermare che una musica può rinascere altrove senza perdere forza. Anzi, acquistandone un’altra, ben oltre il semplice trasferimento della partitura da uno strumento all’altro.
Nell’intervista rilasciata al termine della serata, Sadikova ha spiegato di aver scelto molte trascrizioni per mostrare al pubblico quanto ampie possano essere le possibilità dell’arpa. “Ci sono molti brani per pianoforte che suonano in modo incredibile sull’arpa”, ha detto. “Volevo mostrarlo al pubblico. Ma quando li suono sull’arpa diventano qualcosa di diverso: non si possono paragonare al pianoforte, per me diventano quasi un altro pezzo”.
È una dichiarazione che spiega bene il senso del suo lavoro: la trascrizione come nuova nascita del brano. Una forma di lettura in cui l’esecutore prende la parola e compie un gesto autoriale.
Tornando a Senigallia dopo alcuni anni, l’arpista ha scelto di portare con sé pagine che sente particolarmente vicine. “Rachmaninov, Chopin, Debussy sono tra i miei compositori preferiti e ho pensato che potessero funzionare molto bene sull’arpa”.
Il risultato è stato un concerto sorretto dalla forza del disegno complessivo. Ogni passaggio trovava posto in un’architettura musicale coerente, dove la grammatica del suono e l’intensità interpretativa finivano per coincidere. Senza ostentazione né compiacimento: solo sostanza musicale.
La sala ha risposto con un’attenzione rara. Lo ha notato la stessa Sadikova, che ha voluto sottolinearlo nell’intervista: “Qui il pubblico è sempre molto accogliente e molto caloroso. Durante il concerto c’è un silenzio incredibile quando suono, cosa piuttosto rara. Si sente davvero l’amore di questo teatro”.
Le oltre 250 persone presenti hanno accompagnato la serata con applausi prolungati, richiamando più volte l’artista sul palco fino a ottenere due bis. Un segnale netto, non solo dell’apprezzamento per la qualità esecutiva, ma della relazione che si era creata con la platea.
Il concerto senigalliese ha lasciato soprattutto questo: l’idea di un’arpa sottratta a un ruolo ornamentale e messa al centro. Una voce capace di attraversare repertori diversi e di restituirli con una propria identità.
Ennesima scommessa vinta per il direttore artistico di Senigallia Concerti, Federico Mondelci, che per il prossimo appuntamento propone un family concert: Pierino e il lupo, la favola musicale composta da Sergej Prokof’ev ed eseguita dalla FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da Jacopo Rivani, con la voce recitante di Lucia Paolozzi.
L’appuntamento è per domenica 22 marzo alle ore 17:00 al Teatro La Fenice.
Tutte le info su marchefestival.net
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