Battisti (M5S): “Calcinaro, Olivetti, Stroppa: ecco come muore l’ospedale”
"Senigallia merita risposte, non passerelle"

La visita dell’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro a Senigallia si è consumata nel solito copione istituzionale: incontri, strette di mano, confronto con medici e personale sanitario, parole come “ascolto”, “vicinanza”, “miglioramento del sistema”.
Tutto corretto. Tutto formale. Tutto vuoto.
Perché quando si parla dell’Ospedale di Senigallia i cittadini non chiedono più buone intenzioni. Chiedono certezze. Chiedono investimenti. Chiedono di sapere se il loro presidio sanitario ha un futuro oppure no.
Nel comunicato ufficiale non c’è una cifra, non c’è un cronoprogramma, non c’è un impegno preciso. Solo dichiarazioni generiche. E questo, oggi, non ci basta più.
A Calcinaro, nella ‘sua’ Fermo (35mila abitanti, d’estate quasi la metà), gli stanno costruendo un nuovo Ospedale da 180milioni di euro.
A Senigallia (45mila abitanti, 80mila con l’indotto, fino a 120mila d’estate), il Pronto Soccorso, la postazione del 118, il laboratorio analisi, le liste di attesa, la mancanza di organico, la mancanza della seconda tac, sono drammatiche emergenze che in 5 anni e mezzo di centro-destra sono peggiorate.
Il silenzio che pesa
Pesa soprattutto il silenzio sul caso di Franco, l’uomo che – secondo la mia denuncia – non ha trovato una barella ed è stato costretto a sdraiarsi a terra. Un episodio che ha colpito la coscienza di un’intera comunità.
Il direttore generale dell’AST 2, Giovanni Stroppa, aveva annunciato chiarimenti dopo i funerali di Franco, morto 6 giorni dopo quel tragico fatto. Chiarimenti che non sono arrivati. Perché tutti gli operatori sanitari presenti quel giorno hanno (come sempre) fatto il loro massimo. Stroppa tace perché se le lettighe non c’erano è colpa sua (e dovrebbe dimettersi) e colpa dei politici che lo hanno messo lì a 150mila euro annui più qualche premiuccio ogni tanto, e che non destinano fondi a Senigallia.
Se mancano lettighe, personale o organizzazione, le responsabilità non possono evaporare. La sanità pubblica non è un’entità astratta: è il frutto di scelte politiche e di priorità di bilancio. Se i fondi non arrivano, qualcuno decide che non debbano arrivare.
Le promesse dimenticate
Il sindaco Massimo Olivetti aveva costruito parte del proprio percorso politico come presidente del comitato per la difesa dell’Ospedale di Senigallia. Oggi molti cittadini si chiedono come mai quella determinazione sia stata sostituita da un ossequioso inchinarsi ai suoi ‘padroni’ politici. Presto detto: vuole la riconferma, anche a scapito delle esigenze dei suoi cittadini. La sua città, Ostra, dopo 5 anni gli ha dato il benservito. Ora a maggio tocca a Senigallia mandare a casa chi pensa solo ai propri interessi.
Difendere un ospedale significa esporsi, alzare la voce, pretendere risorse dalla Regione. Non basta accompagnare un assessore in visita e stare zitto. Non basta partecipare a un convegno sulla prevenzione. Serve conflitto istituzionale quando necessario. Serve coraggio politico.
La pazienza è finita
A Senigallia l’ospedale non è un simbolo, è un servizio essenziale. Perché tra l’altro, insieme al Comune e al Turismo, è il principale volano economico della città. Qui ci lavorano tantissimi senigalliesi e tante persone dell’interno. Dobbiamo fare di tutto per salvarlo.
Chi governa la Regione e chi amministra la città percepisce stipendi pubblici per assumersi responsabilità pubbliche. E le responsabilità comportano risposte.
Da maggio in poi dovrà cambiare il registro. Non più comunicati generici, chiederemo aggiornamenti puntuali e li pubblicheremo ogni volta. Non più rassicurazioni di rito, ma dati. Non più silenzi, ma spiegazioni. Tutti devono sapere chi lavora ‘contro’ Senigallia.
Perché la fiducia non si chiede. Si merita.
E Senigallia, oggi, non chiede favori. Chiede rispetto. E’ finito il tempo degli ossequi e degli inchini.
Paolo Battisti – Movimento 5 Stelle Senigallia – Parte del gruppo territoriale Val Misa


























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