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“Dopo la tragedia di Corinaldo 2018, lo Stato ci ha abbandonato”

I familiari delle vittime scrivono a Meloni: "quanto successo a Crans Montana è gravissimo ed era già avvenuto da noi"

Fiaccolata a Senigallia dopo la tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo
Gentile Presidente Meloni,
siamo le famiglie delle vittime della tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo avvenuta nella notte dell’8 dicembre 2018, nella quale durante un evento musicale all’interno di una discoteca sei persone hanno perso la vita: cinque ragazze e ragazzi tra i 14 e i 16 anni e una donna di 39, madre di quattro figli. Un centinaio sono rimaste ferite.
 

Vogliamo esprimere il nostro cordoglio più sincero alle famiglie delle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana. A noi sette anni fa è successa la stessa cosa e nessuno più di noi può capire il dolore profondo di perdere un figlio o una compagna o una madre in questa maniera, in un locale che doveva essere sicuro, durante una serata che doveva essere di divertimento.
Le scriviamo dopo aver ascoltato le sue importanti parole in merito a questa vicenda durante la conferenza stampa di inizio anno e vorremmo esprimere il nostro profondo apprezzamento per le sue frasi di vicinanza ai famigliari delle vittime di questa tragedia.  Lei ha affermato non solo che il Governo è pronto a fornire alle famiglie tutta l’assistenza necessaria per fare sì che possano avere giustizia, ma ha anche dato la sua parola per garantire che queste famiglie non verranno lasciate sole. Noi crediamo che sentire la vicinanza e il supporto morale e materiale dello Stato mentre si chiede giustizia  per un fatto di così forte impatto come quello che è capitato a noi e alle famiglie di Crans-Montana sia fondamentale. Famiglie che devono affrontare non solo dolori enormi, ma anche cambiamenti di vita traumatici e profondi, una fatica giudiziaria inimmaginabile e significative spese giudiziarie. Tutto ciò per aver perso dei figli. Quindi pensiamo che le sue parole siano meritevoli e preziose. 
Ma noi, Presidente, in questi anni dallo Stato ci siamo sentiti abbandonati. Nei prossimi tre mesi si deciderà il giudizio in appello della parte del processo che riguarda la sicurezza del locale. Noi portiamo avanti da sette anni una battaglia che a volte sembra solo nostra ma che in realtà è di tutti: per questo il supporto dello Stato è qualcosa che vorremmo ricevere anche noi.
È una battaglia sulla sicurezza dei locali. Nel processo stiamo provando a rispondere a quei perché che anche lei ha evocato nel suo discorso: perché il locale non era sicuro? Stiamo provando a stabilire le responsabilità di questa vicenda, per fare in modo che tragedie come quella di Corinaldo prima e quella di Crans-Montana poi, non debbano accadere mai più.
Presidente, ci rammarica che a sette anni di distanza la tragedia di Corinaldo, che  mai sarebbe dovuta accadere, non sia stata di insegnamento per evitare ulteriori accadimenti della stessa natura.
Nel suo discorso lei si chiedeva se cose simili fossero già successe in Italia o se sia mai possibile che accadano nel nostro Paese. Purtroppo sì, sono già successe, nonostante le norme che lei ha definito più stringenti rispetto al contesto di Crans-Montana. Perché è importante non solo che le norme di sicurezza esistano, ma anche che vengano rispettate.
Quello di Crans-Montana è un dramma che poteva e doveva essere evitato. Anche Corinaldo è un dramma che poteva e doveva essere evitato.
A sette anni di distanza, noi stiamo portando avanti una battaglia che è vitale per tutti, non solo per noi. Chiediamo per questo un sostegno da parte dello Stato anche per le nostre famiglie, soprattutto perché vogliamo che terribili vicende come queste non debbano ripetersi. Anche perché, come lei ha detto, Crans-Montana non è una tragedia, ma il risultato del fatto che troppe persone non hanno fatto il proprio lavoro. Anche a Corinaldo troppe persone non hanno fatto il proprio lavoro: le similitudini tra le due vicende sono a nostro avviso evidenti. Il locale in cui la tragedia è avvenuta non aveva l’agibilità ed era accatastato come magazzino agricolo, le uscite di sicurezza non erano a norma, ma aveva comunque passato i controlli di sicurezza. Il primo grado ha confermato il reato di falso in merito a questa parte della vicenda. 
Noi aspetteremo fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso, ma chiediamo di non essere lasciati soli.
La ringraziamo perché il suo discorso ci dà speranze nuove, speranze che purtroppo fino ad adesso non abbiamo avuto.
 
Le famiglie delle vittime di Corinaldo
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