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“Le spiagge libere e le dune vanno difese come bene comune di tutti i cittadini”

Diritti al Futuro critica la continua erosione dei tratti fruibili liberamente. "Inarrestabile avanzamento delle concessioni"

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Dune e concessioni balneari sulla spiaggia di ponente di Senigallia

A Senigallia dune e spiaggia libera sono accomunate da un unico destino: l’erosione continua fino in qualche caso alla sparizione. La causa è solo una: l’avanzare inarrestabile e vorace delle concessioni, che siano di operatori privati o di gruppi e associazioni di carattere sportivo o altro.

Chi ha buona memoria può confrontare la situazione attuale con quella di qualche decennio fa, quando fra il molo e le colonie esistevano spazi liberi ad intervalli regolari: presso il molto di levante e di ponente, la Rotonda, il Ponte Rosso e l’ex colonia Enel esistevano più o meno ampie estensioni a servizio dei cittadini, ma anche dei forestieri, e non un frustolo di sabbia, nel caso migliore, come sono oggi. Di conseguenza ormai per trovare spazi ampi e tranquilli bisogna spostarsi sempre più verso le periferie, al Cesano o al Ciarnin, mentre le spiagge libere debbono essere una risorsa non solo per tutti quei cittadini che per ragioni economiche non possono permettersi di pagarsi un posto al sole (divenuto sempre più costoso), ma anche per quelli che per difficoltà di spostamento (compresa la difficoltà di trovare un parcheggio) non possono andare lontano dal centro città.

Eppure la spiaggia, come qualsiasi bene naturale, è un bene comune e gli interessi economici non possono limitare il diritto dei cittadini a fruirne liberamente. La spiaggia e il mare sono un po’ come i giardini, le strade e le piazze, che non a caso nel centro storico sono vittime della stessa filosofia, perché il suolo pubblico quando serve a fare soldi, anche a vantaggio del Comune, viene privatizzato senza riguardi per i diritti dei cittadini: vedi le strade che divengono impraticabili per l’avanzare dei tavoli dei ristoranti.

Le dune poi, nonostante il conclamato valore ambientale, accresciuto dalla presenza del “Fratino”, tanto da meritare a quelle di ponente la denominazione di “Oasi del Fratino”, sono praticamente terra di nessuno, maltrattate in occasione dei lavori di pulizia della spiaggia o erose via via dalle concessioni per guadagnare spazio per le strutture.

Spiaggia libera di ponente "erosa" dalle concessioni balneari a SenigalliaSpiaggia libera di ponente "erosa" dalle concessioni balneari a SenigalliaDune e concessioni balneari sulla spiaggia di ponente di Senigallia

L’ultimo esempio è quello della spiaggia libera di fronte all’Hotel Sayonara a “Marina vecchia”, molto frequentata perché facilmente raggiungibile dalla città e ben attrezzata. Quest’anno è stata praticamente dimezzata dall’installazione delle strutture di un’associazione o club denominato “sport village”, di cui non vogliamo disconoscere i meriti, purché non vadano a detrimento dei diritti degli altri cittadini.

Contemporaneamente il vialetto di accesso alla spiaggia che correva a fianco di una concessione denominata per ironia della sorte “Oasi del Fratino” (che non c’è più), è stata spostata nel mezzo della duna alle spalle della spiaggia libera, riducendone così l’estensione. E non è l’unico caso. La stessa sorte è toccata negli ultimi anni ai tratti di spiaggia contigui al molo di levante a sud e alla darsena a nord, ormai in gran parte se non totalmente occupate da strutture di associazioni sportive.

Chiediamo perciò che si ponga termine a questa prassi, che gli spazi privilegiati per le associazioni o i gruppi vengano concessi solo in caso di accertato interesse sociale e in aree più periferiche, salvaguardando le poche spiagge libere rimaste vicino alla città. Siccome poi è difficile, quasi impossibile seguire e controllare queste continue modifiche dell’arenile, favorite da un piano molto permissivo, chiediamo che venga effettuato un censimento delle oasi e delle spiagge libere e venga cartografata innanzitutto la loro posizione ed estensione al fine di evitare abusi incontrollati.

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